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Archivio Settembre 2012

Una sola, ne abbiamo una sola.

12 Settembre 2012 2 commenti

Non siamo andati in ferie. Un simpatico controllo dell’agenzia delle entrate ci ha chiesto, con la delicatezza che li contraddistingue, di dargli 1300 euro a fronte di una
sanzione PAGATA ma con una cifra sbagliata di 20 euro. Questo, a quanto pare, invalida il pagamento effettuato e fa sì che io debba pagare una multa, gli interessi, il ravvedimento tardivo, la luce del mio vicino, il conto della Coop di due miei clienti e metà del debito dello Spuzuziland.

Questo, cara la mia fottuta Agenzia dell Entrate (risparmio ogni tipo possibile di battuta, scontata, su quello che dovrebbe entrarvi davvero e da dove dovrebbe farlo) ha scatenato la fine stessa della mia vita. Parole che MAI dovrebbero essere pronunciate hanno raggiunto le mie orecchie

Visto che rimani a casa, facciamo tutti queli lavori che RIMANDI da tempo”

Ma ci sarà una buona ragione se li rimando? Chi ti ha detto che quelle siano macchie di unto sulla parete? E’ arte contemporanea! Le ho viste uguali uguali su AD a casa Clooney! E noi siamo meno
chic di uno che si faceva ala Canalis? Suvvia!

Ma sto divagando.

Uno di questi compiti era quello di spostare una smisurata quantità di legna da un punto A ad una ordinata catasta al punto B (il mio vicino di casa riesce a mettere i tronchi in ordine alfabetico, la mia catasta somiglia più a un bolo intestinale che altro). Posso assicurare che mettere a dimora 55 quintali di legna, non è piacevole. Lo faccio perchè va fatto, perch’è è giusto farlo, perchè non posso lasciarli lì che si bagnerebbe e logica vuole che tutto abbia un ordine nella vita.

Ma non siate cretini, certo che lo faccio perchè costretto, che cazzo, per me poteva anche diventare fossile lì dov’era qulla maledetta legna!

Comunque. Sono a metà dell’opera quando intravedo mia madre. Saluto, come ogni bravo figlio fa. Lei non risponde
al saluto. Peggio. Si siede.

Emmò sò cazzi.

Sospira.

Sono stracazzi imperiali. Sospira e batte le mani sulle ginocchia mentre scuote la testa.

Sono quello che ha dato del coglione a Darth Veder, sono Woody Allen che urla “negracci” ad Harlem, sono quel cretino che tanti anni fa cercò di scippare Patrizio Oliva, sono vestito con una tunica nera, agito uno spadone e difronte a me c’è Indiana Jones. In questa situazione chiunque, CHIUNQUE, sa che c’è solo UNA cosa da evitare, UNA cosa non bisogna ASSOLUTAMENTE dire. Naturalmente, la dico:

Che c’è mà?”

E lei mi guarda e allarga le braccia come se dopo vent’anni di studi non sapessi ripetere la tabellina del 3 o come avessi appena sputato in chiesa. Un espressione tipo “cazzo, me lo chiedi pure? MI sembra talmente evidente che è un affronto all’intelligenza delle papere scureggione chiedere “che c’è”, ma io potevo crescerne solo uno di figlio sveglio, per fortuna Nostro Signore mi ha regalato il dono di avere tuo fratello e punito severamente dopo con te”. Mamma è molto espressiva, faceva teatro da giovane.

“Ho appena fatto un giro di telefonate”. E aspetta. Aspetta ancora. Guardate che mamma quando ci smette è tenace, continua ad aspettare. Che uno dice “cazzo ti aspetti, ti ho chiesto “che c’è” da adesso sei autorizzata a riempirmi la testa di cazzate, possibile che vuoi tutta la manfrina? E vabbè.

Chi hai chiamato, mà? Che ti hanno detto? Come gli hai risposto? Ecco, te le ho fatte tutte le domande di rito, scegli tu l’ordine e attacca, sù, che c’ho da fà”

E’ leggermente spazientita ma nulla potrà fermarla. “Ho parlato con Loretta”

E?”

“Giovanni ha una massa alla prostata”

“Minchia

“Beh, di quello si parla”
Mamma ha sempre avuto un umorismo nero da applauso. Da bambini avevamo un gatto, giocavamo in cortile, quella stupida palla di pelo seguì una ancor più stupida ma inconsapevole pallina da tennis fino alla strada ed una macchina lo prese sotto. Noi corremmo verso mamma a chiedere “Mamma, è morto?”, ci rispose “No, come arte contemporanea vivrà per sempre”. Mamma.

“Poi ho chiamato Alessandra in Sicilia, gli è morta la sorella”

cazzo, mi dispiace

“Quando ho messo giù ha squillato il telefono ed era zia Giuliana”

Che voleva?”

“Niente, chiedeva se poteva venire a seppellire il cane qui da noi che ha avuto un incontro ravvicinato con un SUV”

Cazzo mamma, che te ridi?” dico, ma rido pure io.

“Eh, mica è finita” – adesso sghignazza senza tregua o remore – “Mi sono detta, vista la bella giornata, sentiamo un pò di gente che non sento da un pò. Allora, degli zii in Toscana ne sono rimasti due, e comunque, considerando che zio Adolfo c’ha 98 anni, mi sa che st’altra primavera potremo usare il singolare. Marina a Nola è ricoverata e non sanno ancora che c’ha, il figlio entra in comunità tra due
mesi e la figlia sta con un animabestia”

Punkabbestia

“Quello che è. Non abbiamo più nessun parente in Uruguay e zia Giovanna è morta due anni fa”

Na strage. Sicura che non c’è altro, non è che ti tieni qualcosa per te?”

“Beh, se mai avessi avuto voglia di tornare nella vecchia strada dove abitavamo, io non conterei troppo sul ritrovare i vecchi amici. Ti do un indizio, non tutti se ne sono andati
cambiando casa”

E ride ormai senza il minimo
ritegno. Chiude con una frase che risponde all’eterna domanda “perchè, quando superano i sessanta, non li chiudiamo negli ospizi?”

“Vuoi che senta come sta tua suocera?”

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