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Archivio Aprile 2012

Una settimana, un giorno

9 Aprile 2012 Nessun commento

Lavoro in un negozio di elettrodomestici.

Qualche anno fa, ero il megatitolare indiscusso e reggente delle anime, master blaster del registratore di cassa, Ducaconte delle lavatrici, imperatore dei televisori e padrone del mio destino. Ora non più. Nel lontano 2010, un colosso dei megastore dell’elettronica decide di aprire un negozione in un paese drammaticamente vicino al mio, tanto per rendere l’idea della prorporzione, la cubatura di tutto il mio negozio è grande quanto lo spazio che loro dedicano alle radio fatte a forma di spazzolone del cesso. Dalla mia ho venti anni d’esperienza ed una clientela affezionata, in breve, sono spacciato. Già vedo le mie figlie ridotte alla fame ed io a cercare di allontanare i morsi gelidi del freddo bruciando i mobili di casa quando il megadirettore galattico del meganegozione parcheggia uno dei piani della sua macchina davanti al mio negozio. Telefono a mia moglie implorandola di sacrificare mio fratello e farne tartine da offrire o, in seconda istanza, arrosto al forno come secondo piatto. Egli entra dalla porta senza aprirla, attraversandola, preceduto da stormi di cherubini che non smetteranno nemmeno un attimo di svolazzarci attorno fintanto che parliamo. Uno dei suoi arcangeli mi fa inginocchiare e l’altro elenca brevemente le sofferenze che mi aspettano se oserò semplicemente pensare qualcosa di sconveniente. Solo allora sollevano il telo di lino che copriva il suo diafano volto e la luce inonda, satura tutto il visibile. Finalmente, egli parla.

A regazzì, te domani ai da chiude sto covo de bacarozzi e vieni da lavorà ar negozio nòvo mio che quelli coooo assunto c’hanno er cotone ar culo e nun capischeno un beneamato cazzo, te dico domani perchè sò bbono e perchè me dispiace de dà lo sfratto a tutte le purci che abbiteno qui dentro, er problema mio è de esse troppo magnanimo, alimortacci tua che posto demmerda“, e santifica il mio negozio con uno sputo/reliquia.

Da quasi due anni lavoro nel meganegozio. Cosa è cambiato? Poco o niente. I primi mesi andava tutto meravigliosamente (Fanculo la partita IVA! Commercialista, puppami la fava! Scusi, come dice, le scadenze di fine mese, ecco, le prenda e se le infili dove sa), poi, però, è tornato tutto come prima perchè se per vent’anni sei stato il padrone di te stesso, è difficile non continuare a ragionare così, quindi ti fai problemi che non dovresti farti e ti addossi le preoccupazioni che non ti spettano. Certo, alcuni indubbi vantaggi ci sono, specialmente col rapporto con la clientela. Prima, era un camminare continuo sulle uova, le persone che ntravano in negozio te le dovevi tenere buone e blandire e coccolare e se anche ti tiravano fuori un vaffanculo con le tenaglie, prima di farlo uscire fuori dovevi lottare contro tutte le truppe di Mordor perchè un cliente sfanculato è un cliente perso. Adesso, considerando la mole di lavoro decisamente diversa, beh, qualche piccola soddisfazione uno se la può togliere…

Entrano i signori Strombazzi (al vecchio negozio chidevano lo sconto anche sui calendari in omaggio, in pratica volevano dei soldi per prenderli) che miportano una piastra per capelli talmente vecchia da essere stata usata anche per batterci i chiodi del Titanic “E’ normale che non si chiuda bene?” “Certo! Sono tutte così!” (In effetti è vero, quelle rotte sono tutte così), i coniugi Strombaloni (che si sono fatti cambiare la lavatrice tre volte fino a trovare quella con i colori del quadrante giusti per il loro bagno) comprano un frigorifero Bosch che costa uno sbrucculione ed erano indecisi tra quello ed uno di marca Smerdaflux “Signora, ma vuole mettere, questi sono tedeschi costruiscono con acciaio nelle miniere dei nani, questo non si rompe nemmeno se lo tira giù dal balcone!” (Frigo Made in Turkey che, a meno di annessioni dell’ultim’ora, non è germanica), i segretari della locale scuola media (prima di pagare una qualsiasi cacchiata facevano passare delle ere geologiche) acquistano piano cottura e forno da incasso e gli piazzo l’esposto invece di ordinargliene uno imballato perchè devo svecchiare la mostra “Sono gli ultimi due disponibili in tutta europa, dovevo scegliere se darli a voi o all’istituto “beato orfanotrofio dei bimbi disgraziati e poverelli senza pasti caldi da una vita” ma li dò a voi perchè mi state simpatici”, la signorina Temburini (74 anni la prossima primavera, con l’acquisto di un decoder digitale si è fatta sistemare, gratis, il rubinetto del bagno, sintonizzare tutte le radio a galena che aveva in casa su Radio Maria e spostare l’armadio del salone in camera da letto dove, ommioddio ommioddio, si era anche spiaggiata con occhio sornione) dopo aver acquistato un televisore ad un prezzo esageratamente alto, chiede l’intervento a casa per lo spostamento di Teleroma 56 su un canale diverso del 56, le viene gentilmente risposto “certamente, sono 50 euro, anticipate, per l’intervento, rilascio regolare fattura, come faceva lei da ragazzetta, del resto”.

Piccole soddisfazioni, magari sarò anche stronzo, ma vivo meglio.

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Italiano, amico, Sofia Loren, pizza, mandolino

1 Aprile 2012 1 commento

E’ un caso? Cazzarola, certo che è un caso.

I fatti, gli antefatti e gli strafatti. In un angolino della finestra di questo sito c’è una simpatica mappa del mondo con un sacco di pallini rossi, quei pallini siete voi. Non cominciate a fare ciao ciao con la manina che giro i vostri ip al blog degli operatori di call center che lavorano solo all’ora di pranzo, dovete sempre farvi riconoscere. Dicevo, cliccandoci sopra il simpatico gadget installato dall’amico Battista, vi dice da dove sono partiti gli ultimi dieci accessi al blog. Bene. Una settimanata fa appare un puntino rosso (che c’è ancora) da una porzione di globo terracqueo anomala, BAGHDAD. Per carità, nessun problema, qui siamo tutti amici e non so se ho mai ricordato quanto fossi un grande fan di Madjer, il tacco di Allah, comunque, il problema nasce quando IL GIORNO DOPO compare un altro pallino da un’altra parte di globo anomala (insomma, magari io sarò provinciale, ma mi stupisco anche quando quei pallini si accendono a Poggibonsi, che io mi chiedo ma chi ci conosco a Poggibonsi che se me lo chiedi a bruciapelo non so nemmeno dove cappero sia, se esiste o se è una cosa tipo la kamchatka del risiko che hai voglia a dormi che esiste davvero ma se credo a questa allora credo anche allo sbarco sulla luna e alla morte di Elvis, ma fatemi il piacere, fatemi. Dicevo, il giorno dopo (oh, è storia documentata mica come Garibaldi che scrive le minchiate col Galaxy, vabbè smetto con le interruzioni, ‘mazza che palle che siete), il pallino si accende in uotsammerica e compare la scritta LANGLEY, Virginia.

Non Langley, America, USA, patria dell’hamburger, della torta di mele e della vicina bòna della porta accanto che è tanto cauccia ma vai a scoprire che ha fatto 64 film, solo l’ultimo mese, e quello più tranquillo si chiamava “Bianca, ma non di neve”, no, roprio come appare nelle scritte di CSI o di quel telefilm con coso, Arno Rebb il pilota che non ci sente o non ci vede e non può più portare i caccia che lui si divertiva tanto e che da bambino sognava proprio di pilotare i caccia e bombardare tutti sti cazzo de arabacci e invece gli tocca fare l’avvocato della marina ma di quelli buoni, eh, perchè gli avvocati della marina USA mica sono stronzi, loro sono per la giustizia a tutti i costi mica farebbero assolvere e chiudere la cosa con un “cattivaccio, vedi di stare più attento un’altra volta” ad un pilota che per fare lo stronzo taglia un filo portante di una funivia al Cermis, eh, no. Comunque. Strana coincidenza, dal giorno dopo, e fino all’altro ieri, non si accedeva al blog.

E’ un caso. Una combinazione.

Però, il post che stavo preparando intitolato “cosa vuoi più di 72 vergini”, l’ho cancellato

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