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Il mondo sta per finire

No, i Maya non c’entrano una beneamata fava. Berlusconi non è più al governo e adesso Monti (ma soprattutto i nostri portafogli) hanno il triste compito di riparare ai danni fatti, gli asteroidi continuano a sfiorarci senza prenderci e gli alieni sono ancora giustamente schifati dai nostri Ipad per valere il prezzo della benzina usata per invaderci.

No.

Il mondo finisce per una sola e semplice ragione: i pranzi a scrocco. Di solito le cene, o pranzi sociali, vengono fatti a buffet. Questo significa che uno dei tuoi capi va a mettersi d’accordo con un soave ristoratore per pagare il meno possibile delle cose che farebbero schifo anche ad un recluso dell’Asinara, il simpatico ristoratore va da un gioioso procacciatore di alimenti, di solito uno con un nome rassicurante tipo Gino o’ Puorc’, Santino a’Discarica o Giustino il Vibrione per risparmiare sulle materie prime e guadagnare di più. Tanto, chi ci rimette siamo noi “invitati” che ci vediamo servire in tavola mozzarelle verdi (quelle blu costano il doppio dopo il servizio su studio aperto, no, non è una dimenticanza scriverlo minuscolo, un tg che si permette di dedicare spazio ai campionati Moldavi di slittino in topless, beh, non merita altro) e pasta avanzata da un ricevimento di nozze due giorni prima.

Di solito. Poi, però, può capitare l’imprevedibile, tipo, mettiamo come è successo oggi, che il ristorante dove avevano prenotato i capi sia chiuso per motivi d’igiene (più vero del vero, possino nascermi dei figli laziali) e, visto che eravamo lì, si sia costretti a dirigerci verso trattoria a conduzione familiare attigua e, quindi, si portino ad ogni commensale quello che sono lo spauracchio di ogni capo: i menù.

E lì sono cazzi. Ma cazzi acidi. Perchè le maestranze abbozzano ma non dimenticano.

Perchè adesso ti faccio pagare tutti gli staordinari non conteggiati dei mesi scorsi (“No, il vino della casa lo dai a quella zoccola di tua nonna che doveva cambiare le ginocchiere una volta al mese quando lavorava davanti alla caserma, mi dia la carta dei vini che ci penso io, ok, vorrei provare questo SASSICAIA di cui ho tanto sentito parlare”), ti sfragno addosso il fatto che svolgo il compito di tre persone e vengo pagato per mezza (“Antipasti? Certo che gradisco gli antipasti, vado pazzo per gli antipasti e no, oggi me ne sbatto la beneamata minchia di essere vegetariano, improvvisamente mi ricordo di un servizio di Quark che indicava nel caviale del Volga il principale colpevole del buco dell’ozono, ah, lei non l’ha visto? Beh, io sì, me ne porti una chilata e anche una bella fritturina, cozze, astice e tutto il cucuzzaro”), ti scatafrombolo sulle gengive le domeniche mattina in cui decidi di rimanere aperto e a pagare è sta fava (“Primi? Capperolina, certo che apprezzo i primi! Cortesemente, non ho visto entrando la vasca delle aragoste, saprebbe dirmi dove…come?…non le avete? Beh, sono sicuro potrete chiamare un corriere DHL e farle arrivare dalla Giamaica prima della fine del pranzo, le dò l’indirizzo internet del mio corriere di fiducia, quello che questi signori mi fanno usare quando vogliono mandare dei fiori alle loro zocc…alle loro colleghe dopo una tromb…dopo una proficua riunione di lavoro fuori orario, per il momento mi porti dei tortellini al Panda Rosso, lo so che è in via d’estinzione ma sono sicuro che per un piccolo sovrapprezzo ne troverà uno, sì, eccheccazzo, si vive una volta sola, no?”), ti sguazzaglio sulle spalle le mezze giornate settimanali di riposo che non godo ma che ti godi tu alla facciaccia mia “Secondi? Acciderboli se voglio anche il secondo, che ci sono venuto a fare sennò? Mi porti un filetto di Capodoglio a taglio unico. Cos’è? Lei prende un Capodoglio, butta via tutte quelle tonnellate inutili intorno ai tre etti di filetto che mi serve e me lo marina con limone e pepe rosso. Vicino ci vorrei una salsa di pinna gialla di tonno. Esatto, vede che lei ed io ci capiamo? Prende un tonno, butta tutta quella parte inutile intorno alla pinna gialla e me la frulla col minipimer, grande pupacchiotto mio! E dacci un’altra boccia di Sassicaia che questa è finita”), ti faccio agguazzare negli inventari e nella contabilità che non dovrei fare, ma faccio, rigorosamente a gratis mentre tu ordini una scrivania più alta perchè la tua segretaria si fa male alla nuca tutte le volte (“E mica ci vorremo alzare senza un brindisi? Prenda quelle bocce verdastre che tiene in bella mostra, quelle con l’elegante etichetta arancione e le faccia cantare come fossero i tre tenori, ne stappi una anche per i signori al tavolo a fianco che hanno cantato coi rutti ”Roma capoccia” in maniera sublime”)

Sto per morire. La Grande Abbuffata è niente al confronto. Uscendo dal ristorante la scena che si presentava era questa: i nostri capi in lacrime davanti al conto, noi, rotolanti e ciucchi persi in preda a orgasmi multipli ed i ristoratori in lacrime che urlavano “E vaffanculo al mutuo! Vaffanculo alle rate! Monti, sei il nostro eroe! Chiama quella testa di cazzo del direttore di banca e digli che mi sono trombato la moglie nella sua macchina l’altra sera. Lui capisce. E mi trombo anche il suo fido. Capirà anche questo! Evvai col treninooo Brigittebardòbardòbrigittebejobejooo”.

Sono soddisfazioni. Adesso lasciatemi morire. Contento.

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  1. 16 Marzo 2012 a 11:25 | #1

    Ecco. Tutte le fortune agli altri. Ma mi fosse mai successa una cosa del genere! Vendetta, tremenda vendetta!

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