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Che palle la pallavolo

Il seguente intervento verrà pubblicato in forma semplificata poichè scritto con la sinistra ed utilizzando, esagerando, la metà delle funzioni cognitive a disposizione.

Abbiamo già ampiamente dibattuto di come la crisi di mezz’età sia altamente distruttiva e di come, anzichè comprarmi la banalissima moto di enorme cilindrata o trovarmi una ventenne abbacinata dall’uso del congiuntivo e, talvolta, del gerundio anteriore, io abbia deciso di darmi agli sport. Di squadra, poi.

E non della playstation.

Escluso il calcetto (sempre stato una sega a pallone, figuriamoci a calcetto dove serve una velocità di reazione che non mi è mai appartenuta, io avevo bisogno di tempo per mirare bene bene al malleolo dell’attaccante avversario (quando sei davvero ma davvero una sega a calcio hai due possibilità, o ti mettono in porta, italicamente la morte sociale, come adesso portare una maglietta con scritto “Schettino sei il mio eroe, resisti” o diventi difensore centrale. Quello con la stessa mobilità di un tir a secco di gasolio e cattivo come l’ultimo in fila ad un sottocosto Euronics. In pratica, se non riesci a fermare l’attaccante avversario, devi fare in modo che non abbia di che esultare dopo il gol segnato o che, se lo fa, lo fa a mezza bocca dalla trazione di ortopedia), dicevo, a calcetto è tutto più veloce, non avevo altre armi che non fossero il classico pestone sulla caviglia o la semirovesciata sul polpaccio, dagli e dagli ti stufi. Avevo provato anche con il tennis ma mi hanno spiegato dopo che la racchetta si usa per le palle gialle e non per quelle dell’avversario (questa era troppo facile, avete ragione) ed in ogni caso, troppo veloce. La pallanuoto offre innumerevoli spunti e, dal livello dell’acqua in giù, è tutto un fiorire di colpi proibiti. Un paradiso, direte voi, miei piccoli ed ingenui amici del bosco dei cento acri, eh no, care le mie testine di cappero, vi rispondo io, primo, perchè è uno sport che si fa in acqua, ed in acqua l’uomo perde la sua naturale fragranza di muschio, cuoio, ignoranza e cinturato Pirelli che tanto lo contraddistingue ed in secundis, si fatica come a coltivare la terra. Che tu stai in campagna e ti devi alzare al canto del gallo, sennò non vale e ti tolgono la patente da bravo contadino, per coltivare i cetrioli. Ma chi cazzo se li mangia i cetrioli? Una volta che li hai tagliati e messi due micropezzi in insalata, ma cosa stramminchia ci devi fare di tutto il restante messo chilo di cetriolo che rimane (non mi fate i maliziosi che non siete capaci, e siete anche banali, e noiosi, come un succo di frutta alla pera (cit, Enzo Miccio)). Dicevo. No, continuavo, la pallavolo. Che palle. Non puoi picchiare nessuno, se insutli qualcuno ti guardano male. Tagliare le gomme della macchina degli avversari è disdicevole, sputargli, poi, ti guardano tutti brutto (ma vi ricordate quelle belle scaracchiate mollate in faccia agli odiati avversari di sempre del Palidoro quando si giocava a pallone nei campi? QUelle cose che ti venivano in gola dopo una ventina di secondi di rumori assurdi fatti tirando su di gola che ti fa fai una gastroscopia da solo andando a recuperare cibo non digerito dalla cena di Natale e catarro nascosto al calduccio negli alveoli polmonari dimenticati dall’umana anatomia? Gli mollavi sta mezza chilata di roba che tanto bastava a fargli un livido ed almeno una settimana di prognosi aperta. Bei tempi. Adesso ti devi stringere la mano prima e DOPO la partita. Orrore e raccapriccio.

Metti stasera che abbiamo perso. Perchè abbiamo perso. In maniera spettacolare, oserei dire.

Non parlerò della mia prestazione perchè non sono avvezzo al superlativo assoluto. Ma. E c’è sempre un ma, ero in campo in due dei soli e miseri tre set dei quali si è composta la partita.

Nel riscaldamento prendo d’occhio quelli che hanno i fisici più deboli tra gli avversari: due superano i settanta, due superano i centoventi, quattro le sei, una i quattrocento (anni nel primo caso, chili nel secondo, diottrie nel terzo, euro a botta nel quarto), nessuno sconto nell’ultimo caso quindi punto i primi tre casi umani. Nel riscaldamento ne faccio fuori due, uno dei capodogli ed il campione provinciale di burraco 2010 (sport che, ricordiamo, conta tra i quadri dirigenziali federali almeno sei partecipanti alla spedizione dei mille), agli altri, penseremo dopo.

Primo set. Qualsiasi, e dico qualsiasi, palla loro tirassero nella nostra porzione di campo, veniva inviata nella troposfera. Indifferentemente da come arrivasse: lenta, calma, placida, tranquilla, lieve come una loffa o forte come un calcio nei coglioni, noi riuscivamo a spararla alta fino alla copertura del campo. Le poche volte che la prendevamo bene, il ricevitore si ritrovava tra i piedi qualcuno e, o lo abbatteva o per forza di cose gli doveva lasciare la palla salvo sapere che ne avrebbe fatto lo stesso uso di una supposta lassativa, ne sarebbe venuta fuori una cagata. Facile anche questa, ma è anche l’una e venti. Perdiamo 25-9. Se non ci presentavamo, o facevamo giocare al posto nostro i sette nani di gesso, avremmo perso con minor scarto.

Secondo set. Avete presente il primo? Bene, con l’eccezione che queli che normalmente sono i punti deboli della squadra hanno giocato come Zorzi, Papi e Gardini dei tempi d’oro, alla nostra allenatrice arriva un sms di Velasco con i suoi personali complimenti salvo scoprire che i migliori giocatori continuano ad essere geolocalizzati in campo ma con le palle in diversa provincia. Brontolo e Mammolo smadonnano in panchina ansiosi di entrare. Perdiamo 25-18.

Terzo set. La disperazione attanaglia i cuori. Quattrocento euro ha il carnet pieno fino al 2025 e molti sono i cuori inconsolabili che sperano di trovare degna consolazione, la troveranno, ma dalle 15 alle 15,30 del sedici meggio 2018, per ora, nel freddo palazzetto di Bracciano, la consolazione si chiama “Avranno anche vinto ma chi ha stabilito che non possiamo farli pentire?”. L’allenatrice sventola la bandiera di guerra, da questo momento vale tutto. Iniziamo a cantare il repertorio di Marco Masini, 3-0 per noi, mostriamo foto dei familiari della squadra avversaria, 14-6 per noi, il nostro accompagnatore rientra in palestra sottobraccio all’anziana madre del martello avversario, 20-13 per noi. Vittoria facile, direte voi. No. Alla fine perdiamo anche questo 25-20.

Loro hanno acceso il televisore. Oggi era il primo giorno di Sanremo.

Maledetti loro, c’hanno battuto con le nostre armi.

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  1. Titti
    15 Febbraio 2012 a 10:24 | #1

    Io ti dovevo conoscere da bimba :)

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