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Archivio Aprile 2011

A me, Rutger Hauer che mòre fracico, me fa un emerita

15 Aprile 2011 1 commento

Il seguente post va in onda senza l’ausilio di foto, ne capirete poi il perchè, ed è dedicato a tutte quelle insulse ed insultanti forme di vita che, intervistate per strada da giornalisti cercopitechi sugli argomenti più interessanti della comune vita pubblica, rispondono “vorrei tanto fare un lavoro a contatto con la gente”.
Imbecilli.
Ve la regalo a pacchi la gente, ve la infiocchetto e ve la consegno direttamente a casa vostra e quando vi vomiteranno dentro negozio (successo), quando vi pisceranno sul pavimento (successo anche questo), quando vi faranno un disegno della loro operazione alla prostata (anche questo, davvero), quando vi insulteranno e malediranno fino alla terza generazione passata e futura salvo accorgersi solo dopo che in realtà non ero io l’oggetto delle loro pene ma un altro negoziante (certo che è successo), quando persone che durante la loro insignificante giornata contenuta nella loro inutile vita poteranno la loro irritante faccia dentro il vostro negozio e vi racconteranno dei loro trascorsi negli ospedali psichiatrici e di come la loro vita sia legata all’assunzione di psicofarmaci questo ripetuto in media ogni DUE giorni (verissimo), mentre scrivevo ho dovuto fare un pausa perchè un tizio che non conosco è venuto a raccontarmi che ha scoperto il perchè per dieci anni la tapparella del suo salone non funzionava bene, me lo ha detto, ha salutato ed è uscito. Punto. Non doveva comprare nulla, non ha chiesto nulla, è entrato, ha detto quello che doveva dire e se ne è andato. Per i più curiosi, c’era il cadavere di un piccione morto che bloccava lo scorrimento (capirete che non vedo l’ora che sto tizio torni per ricevere un invito a cena) o, infine, quando vi troverete di fronte, all’ora di chiusura, con mezza tapparella giù, ad un tizio con le mani sudate e fermo da mezz’ora di fronte alla vetrina delle fotocamere che bisbiglia tra sè e sè ed ogni tanto ad alta voce dice “devo comprare qualcosa”, “ho bisogno di comprare qualcosa”, “non so fotografare”, “perchè mai dovrei comprare questa”, salvo uscire con una fotocamera sotto braccio dicendomi che non la voleva (più vero del vero, quella volta ho ringraziato sia gli alieni sia il programma ministeriale di controllo della mente introdotto dall’uomo che fuma di x-files).
Bene.
L’altra mattina entra una signora, saluta e mi chiede se ho le schede di memoria per il telefonino, dico di sì e chiedo quale telefonino abbia visto che ce ne sono diversi tipi, lei, timida timida mi dice che non lo sa, prende il telefono e me lo fa vedere, aggiunge, sa, mi scusi, ma non ne so molto, mi saprebbe spiegare come funziona sta cosa delle schede, se faccio una foto la posso salvare lì e come posso vederla, gli rispondo certo, le schede servono a questo, scatta una foto e decide di salvarla sulla memoria del telefono o sulla scheda (io sono un anima candida), ma se io tolgo la scheda tolgo anche la foto quindi, mettiamo il caso, qualcuno prende il telefono se non c’è la scheda la foto non si vede, e no, certo che no, la foto è nella scheda, senza scheda niente foto (anima purissima, celeste cherubino, placido angioletto), ma senta, per sapere, non è che si potrebbe mettere un codice d’accesso alla scheda in modo che la foto la possa vedere solo che conosce questo codice e nessun altro, beh, dipende dal telefono, alcuni hanno questa funzione (Fatima e i pastorelli, Lourdes, Medjugorie e tutti gli altri siti di apparizioni mariane, nel mio cuore c’è spazio solo per loro), no, perchè sa, avrei delle foto che vorrei essere sicura di vedere solo io e non, MAGARI, mio marito, io ridacchio nella mia bianca veste (NOI VOGLIAM DIOOOOO, VERGIN MARIAAAAAA), e compio l’errore fatale, ridacchio ancora e dico “e che tipo di foto saranno mai?”. Al che, lei prende il telefonino, lo gira verso di me e dice “Queste”.
“OSANTAPACEDELCIELOCHECOSACASPITALESTANNOFACENDOEDINQUANTIGLIELO STANNOFACENDO ECOSASTANNOUSANDOPERFARGLIELO!!!”
Non avete idea. Non potete averne. Sappiate che sto odiando da allora il tizio che studia per aumentare la risoluzione delle fotocamere dei telefonini, e quello della signora aveva una risoluzione incredibilmente alta, caratteristica che condivideva con almeno un paio delle persone che circondavano la signora stessa. Da allora, vai a capire perchè, provo un istintivo senso di ribrezzo al solo pensiero della preparazione di un minestrone e non riesco ad ascoltare le parole “simbolo fallico” senza cadere a terra svenuto. Se mi avvicino ad un telefonino mi esce il sangue dal naso.
Inutile dire che tutte queste emozioni contrastanti sono rimaste solo nel mio cervello e che sono riuscito a non farmi accorgere di nulla, sono stato imperturbabile come un maggiordomo inglese. Certo. Infatti ero pietrificato, di sale. La signora lascia i soldi della scheda sul bancone (io non riuscivo ad allungare le mani (caratteristica per la quale gli invitati della signora, invece, detengono vari primati), sorride compiaciuta e se ne va salutando.
Se fra di voi c’è qualche satanista sappia che ho visto che faccia ha il loro capo.
E non solo la faccia

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