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Archivio Maggio 2010

Questione di feeling

31 Maggio 2010 Nessun commento

Negozio, interno giorno.

Uno splendido quarantenne, rifulgente del suo brizzolato clooneyano, vede entrare nel proprio negozio di elettrodomestici un problema. Una bruna, naturalmente.

Ella vorrebbe, poichè molteplici sono le vie del fato e nulla può darsi per scontato e quindi l’usar una forma verbale che non prevede la certezza è, questo di sicuro, l’unica via percorribile, ella vorrebbe, dicevo, acquistare un nuovo televisore. Le dimensioni, contraddicendo molte sue parisesso, non contano. Anzi, ne vorrebbe uno piccolo. Guarda te. Mi accingo quindi a illustrare le diverse caratteristiche dei modelli che gli mostro, uno permette l’inserimento di un magico adattatore in modo che la scheda mediaset premium (Ah! La birbante) non cada a peso morto all’interno dell’apparecchio stesso senza svolgere altresì la funzione a lei più consona, quella di trasformar criptate onde in viso e favella, anzichè essere, senza l’adattator di prima, solo scomodo sonaglin trastullo. Un altro ancora gode di grande fama, marchio prestigioso rappresenta e per questo, ahimè, prevede un balzello supplementare che poi non si trasforma in maggior meraviglia, anzi, piuttosto ne contraddistingue la schifezza. L’ultimo della serie fa aggrottar addirittura la fronte alla signora, le parole “alta definizione” mal vengono capite ed ella mi delizia di uno sguardo perso, visto solo ad alcune carpe nell’acquario. Ma ecco che ella sta per pronunciar parola, presto azzittommi, in modo da poter meglio venir incontro al suo desiderio e soddisfarlo tosto in cambio di sesterzio.

Guarda, nun me ne frega un cazzo de tutto quello che hai detto, ‘o vojo della Mivar, che è bòno

A questo punto, crolla tutta la poesia del momento. “Signora, sì, è vero, i televisori della Mivar erano buonissimi, il problema è che non ne fanno più, o meglio, quelli che ora fanno sono delle emerite schifezze che non hanno nulla a che fare con la vecchia qualità della Mivar”. Questo gli ho detto, ed ero più che pronto ad ascoltare i soliti racconti di fedeltà del vecchio televisore che fanno tutti, tutti con la loro personale esperienza di vita a fianco dell’inossidabile Mivar, fregio e vanto dell’italica produzione. Non ero pronto a quello che mi ha detto la signora che, giuro, riporto integralmente. Da qui in poi ha parlato solo lei, io reagivo solo con la mimica facciale, a farlo in Italia siamo rimasti io e la Busi.

No, io vojo er televisore della Mivar perchè è l’unico che davèro nun se rompe, pensa regazzì, nun s’è rotto manco quanno MI MARITO ME L’HA TIRATO DAR BALCONE”

E qui, miei piccoli amici, la mimica facciale ha fatto tutto, da inorridito nascosto (ti passano un infante che ha appena vomitato, tesoro santo lui, che ancora gocciola e sai benissimo che non ha finito, il nanerottolo se ne è sicuramente tenuto ancora un pò da parte per quando ti veniva passato), a sorpreso ma non troppo (attraversi la strada sotto la pioggia e vieni travolto da uno tsunami prodotto da una Golf, sempre loro, in transito che non poteva per nessuna ragione al mondo evitare quella pozzanghera), fino al sempreverde sanamente sconvolto (prima volta della suocera in costume). La signora, naturalmente, ha preso il tutto come un incitamento a proseguire il racconto.

Sì, ma è stata colpa mia. Io, pè fallo ingelosì, me sò messa a fa la scema cor vicino, mica gnente de che, volevo vedè de fallo ‘ncazzà n’pochetto, giusto pe ridaje un pò de pepe che lo vedevo giù. Er problema è che er pepe l’ha ripreso ma l’ha ripreso pè dajelo a Bice che abbita ar terzo piano e che dar quinto in giù se l’è fatti tutti, je mancava solo mi marito alla collezione. Ma mica se semo incazzati pe questo, che me frega, Bice oltretutto è tanto simpatica, se famo certe chiacchierate (adesso viene una parte che riporto, giurin giuretta, in maniera letterale, lei non aveva nessuna malizia nel dirla e non voleva sottindere nessun doppio senso, anche se inevitabile), se famo certe chiacchierate io e Bice, piacevoli, lei sa i cazzi de tutti (sicuro quelli dal quinto piano in giù, direi) e lavasse du panni insieme fa piacere. No, quello che m’ha fatto davvero incazzà è che er giorno daa riunione de condominio, lui è uscito pe annacce e invece è annato a scopà co Bice. Sto stronzo nun ha votato e mò ce tocca pagà 4mila euro de lavori che manco me ne frega gnente! Quanno è tornato, me sò incazzata, ma così tanto che jo tirato i piatti, lui s’è incazzato ancora de ppiù qperchè erano quelli der corredo de pòra nonna e mè toccato scappà de fora. Corèvo e corèvo, lui è annato sur balcone e m’ha tirato quello che je capitato sotto mano. Er televisore.”

Io ero stravolto, ma dovevo ancora aspettare la chicca.

Vabbè nun s’è rotto perchè in realtà m’ha preso sulla spalla e ha attutito, però erano proprio bòni i televisori de na vorta, ste sottilette se romperebbero pure se mi pijasse!”

 

Il televisore, alla fine, l’ha comprato. Chiedendo se esistevano delle custodie di gomma tipo quelle per i telefonini.

Non esistono? Beh, ce dovrebbero pensà a falle, io me la comprerei!”

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Cose importanti

11 Maggio 2010 1 commento

Mi sveglia l’odore del caffè, queste macchinette che puoi impostare la sera prima per trovare il caffè pronto al risveglio sono l’invenzione del secolo, almeno per quelle come me che hanno decisamente bisogno di tempo. Io, tutte le mattine, ho bisogno di almeno quindici giorni di tempo per riprendermi.

Mi stiracchio, scoprendo così di avere muscoli dei quali sospettavo l’esistenza ma che rifiutavo di accettare, dolori in posti che fanno male per natura e che di solito tacito con docce di Aulin.

Questo è il momento che preferisco della giornata: quei tre, quattro minuti che so di non avere ma che mi concedo lo stesso con la scusa di averne bisogno per non aggravare i vari doloretti che sento, ben sapendo che mi sto mentendo spudoratamente. E lo faccio anche male. Apposta. Perchè non dovrei pensare di essere una stronza? Le colleghe me lo dicono alle spalle, gli uomini che frequento lo sussurrano quando me ne vado e quelli che non frequento lo fanno, beh, gli uomini lo fanno sempre.

Giallo. Stavolta il soffitto lo dipingo di giallo. Voglio vedere se mi illuderò di svegliarmi al sole, una volta tanto, qui piove sempre e se non fossi abitudinaria mi sarei trasferita da tempo. Prima o poi mi toccherà farlo? E perchè cara mia, ogni giorno se ne sentono e corrono sempre e cercano e girano ma tanto non riescono mai a fare nulla. Sto sulla piazza da parecchio tempo, leggo i giornali, guardo tutti i tg, mi informo e non mi sembra proprio ci sia nulla di cui preoccuparsi. Il quartiere non è dei più raccomandabili ma io mi ci sento come un uccellino nel nido, pigolo piano piano in attesa che mi portino un verme. A volte, vabbè, spesso, li trovo da sola.

Come questo scemo immobile qui a fianco.

A volte mi chiedo se siano proprio tutti così scemi, se pensano davvero di essere loro a scegliere. Come se noi ragazze cadessimo ai loro piedi in virtù delle loro oscene chiacchiere, battute ridicole, palesi bugie su case, auto, gioielli o, peggio, dimensioni e durata. Ma fatemi il piacere. Decidiamo noi, decido io. Il brutto è che il più delle volte siamo costrette a scegliere per il meno peggio e non certo per quegli splendidi esemplari che vi credete di essere. Sappiamo cosa volete e sappiamo altrettanto bene che non vi interessa altro che aggiungere una tacca al manico del vostro fucile. A volte, fuciletto. Vabbè, l’avevo detto di essere una stronza, cosa volete? Ma una ragazza ha le sue esigenze.

Adesso basta, è decisamente arrivato il momento di alzarsi, mettersi qualcosa addosso ed iniziare a lavorare. Il sangue dalle pareti non si pulirà da solo e questo essere non si trasformerà in liquame senza un notevole intervento, e conseguente fatica, da parte mia. Che palle.

Prima il caffè, però, che si fredda.

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Occhi aperti, sempre

5 Maggio 2010 Nessun commento

Inserisco, per la prima volta, un contributo di mio fratello Luca. Non è un battutista continuo e nemmeno un fiume in piena di commenti, ma ha un raro senso della posizione. Calcisticamente parlando non è Higuita che prendeva vagonate di gol ma ha inventato lo scorpione, non è Garella che parava con qualsiasi cosa anche e soprattutto di gluteo, non è Castellini a cui passavano da ogni parte ma aveva uno scatto di reni che Rocco Siffredi si sogna la notte ma è più che altro uno Zoff. Con lui non passi, sa in anticipo dove la metterai e si fa trovare pronto ma, e c’è sempre un ma, se c’è da buttarsi lo fa e la blocca sulla linea come in Italia-Brasile.

Insomma, interviene poco ma quando lo fa, almeno per me, è fulminante.

Questo il suo intervento sul caso del giorno

si preannunciava gia’ una giornata piena di impegni , ma dover anche andare dal notaio a controllare che nessuno mi abbia pagato il mutuo di casa , mi scoccia un po’….dicono spesso di fare attenzione al phishing , ma ingenuamente pensavo che svuotassero il conto , non che potessero riempirlo

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Derby a 40 anni

2 Maggio 2010 3 commenti

Ne parlo ora, a due settimane di distanza in modo da aver avuto il tempo necessario per stabilire dove andare a collocare tutti i tasselli nozionomici necessari a rendere fruibile e saldante, a livello emotivo, quello che ha prodotto  emozionalmente e non.

Cazzate. Non avevo avuto mai il tempo di scrivere.

La mia ultima volta all’olimpico risaliva ai tempi di Renato Portaluppi, il che è tutto dire. Andarci ora ha significato divertirmi come un demente  in mezzo a dementi che più ti comporti da decerebrato e più ti apprezzano.

Un cliente di negozio, successivamente diventato un amico, vive in funzione della Roma, probabilmente lo avete visto qualche volta in tv, è il ragazzo che alza lo striscione “No Totti No party”, mi ha regalato un biglietto di curva per andare a vedere insieme il derby. Cazzarola. Ha tirato fuori dalle tasche quel biglietto e mi sono sentito come Artù quando la tipa dell’ UPS gli ha consegnato Excalibur, ne aveva fatto vedere solo un angolino e già era iniziata l’asta per accaparrarselo. Lui, duro e puro, ha affermato “Il derby è cosa seria” e me lo ha consegnato. Ancora oggi non so cosa volesse dire con quella frase ma lo ha detto con una solennità sentita in precedenza solo da uno sparuto gruppo di sostenitori del Maccabi quando il loro capotifoso ha detto “Queste sono le tavole della legge!”. Quindi, derby.

Farlo a 40 anni, dopo che gli unici stadi dove sei entrato da vent’anni a questa parte, sono quelli dell’Afragolese, del Real Puzzonia o dell’Atletico Ingroppate (club di poche speranze per la classifica finale, ma tra i più ricchi della categoria), significa andare all’Olimpico con una sufficente preparazione. Ora, per qualche strana ragione cromosomica, io ed un’altra cinquantina di milioni di italiani, si vive il calcio con eccessivo trasporto. E a me il trasporto mette fame. Come buona parte delle attività umane. Qualsiasi, senza distinzione. Nello zainetto ho 750 gr (pesati) di pizza equamente divisa tra bianca, patate, patate e mozzarella e caprese. Ipiù svegli avranno notato l’assenza del macchiante pomodoro. Bravi, sono fiero di voi. Vi sarà capitato, durante Roma-Pescara, di essere stati attaccati al muro da un energumeno con suole delle scarpe fatte in ghisa, perchè dopo il terzo gol di quella meteora calcistica con annessa scia di pippe di TITA, avete osato, in pena crisi di sconforto, agitare un trancio di pomodoro e mozzarella per l’aere delimitando un area di diamentro di un circa metro, metro e mezzo con adeguati schizzi cremisi. Le successive scuse potevano bastare se non aveste avuto anche l’idiozia di aggungere “Suvvia, rosso su rosso fa pandant”. Quello vi valse (a voi non so, a me, purtroppo, sì) una meritatissima pedata sulle pendulanti. 

Mi preoccupavo dei controlli all’ingresso (non ho un buon rapporto con le forze dell’ordine, come spiego qui) mentre invece mi rendo conto che, al massimo, mi vengono rivolte delle occhiatacce. Evidentemente non è stato spiegato bene ai carabinieri il significato di “Body Scanner”. Mi accingo ai tornelli e qui succede una cosa strana: è come se ti lobotomizzassero al passaggio dei cancelli, il tuo QI si abbassa di un centinaio di punti come se niente fosse e tu ti ci senti benissimo, inizi a sguazzare nella tua bestialità e ti chiedi a cosa cazzarola ti servisse tutto quel cervello che avevi prima. Sali i gradini dell’Olimpico e trovi fastidioso parlare in forme verbali diverse dall’infinito presente, tutto quello che umanamente ti serve per sopravvivere, ce l’hai a portata di mano: il fatto che senti di non aver bisogno d’altro che di birra e caffè borghetti, lo trovi normalissimo.

Precisazione per chi, come me, manca dallo stadio da tempo: i sedili numerati sono una trovata pubblicitaria.  Una volta entrati è l’assalto ali mejo posti e non c’è nessuno che possa porvi rimedio. Faccio conoscenza con il mio vicino di posto grugnendogli qualcosa e scopro una sua strana sindrome, non è capace di finire una frase senza pronunciare “…de sti infami lazziali”. Le frasi tipo che gli ho sentito pronunciare sono state “Me sa che sta a venì a piove, colpa de sti infami lazziali”, “C’avevo n’tasca ancora du scudi ma me sa che me li sò persi, sti infami lazziali!”, “La ricerca della particella di Dio sotto l’accelleratore di Berna è a dir poco fondamentale, la reazione quantistica risultante dalla derivata spaziale dallo scontro dei due neutrini ci dirà quali componenti hanno dato vita all’universo… e a che c’hhano dentro la capoccia sti infami lazziali!”.

Ho avuto qualche piccola difficoltà iniziale dovuta al fatto che, naturalmente, i cori da stadio erano tutti diversi (per semlici ragioni anagrafiche, non aveva senso incitare Sebino Nela a tornare a casa con le rotule degli avversari, ma, decerebrato o meno, non parliamo del’Aida, tredici secondi e cantavo come tutti gli altri (la lobotomia, stranamente, non intaccava la parte del cervello relativa alle parole “Lazio mmmerda”, al supporre con assoluta certezza di sapere che mestiere facessero le mamme di TUTTA la curva avversaria o comunque su cosa gli piacesse fare e con chi, sotto le lenzuola. Anche se molte delle pratiche urlate non si svolgevano a letto ma in pubblica piazza.

Tralascio la fredda cronaca della partita, sapete tutti come è andata, non mi soffermo nemmeno per un attimo sugli scontri che ci sono stati prima e dopo il match, sarebbe inutile se non dannoso.

Notizie in ordine sparso:

  1. Durante una partita, allo stadio beninteso, ci si può baciare tra uomini e tra sconosciuti, senza nessuna connotazione gay;
  2. Quando tornate a casa, se guidate voi, indipendentemente dalla religione d’appartenenza, pregate tutte le divinità conosciute (anche quelle inventate al momento) perchè non vi fermi la stradale, siete stati in un posto dove TUTTI intorno a voi si facevano le canne e sui vostri vestiti c’è lo stesso odore che aveva Bob Marley dopo un concerto, nessuno vi crederà mai;
  3. Se siete fortunati, quella che il bibitaro vi sta vendendo, è davvero birra, anche se non ne ha affatto il sapore;
  4. Prima di una punizione dal limite per la vostra squadra, perdete tre secondi di tempo per puntellarvi;
  5. Quando la vostra squadra segna, il tempo cessa di esistere e le comuni leggi della fisica non valgono, i vostri polmoni acquisiscono temporaneamente un aumento di capacità per farvi urlare più del vicino;
  6. Se non vi regge il fisico, state a casa;
  7. E’ inutile che aspettiate, allo stadio non c’è replay.

 

Giornata meravigliosa.

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