Home > Argomenti vari > la pallavolo non è uno sport maschiale

la pallavolo non è uno sport maschiale

Italia.

Patria indiscussa del maschiale gioco della pelota, luogo ove si celebrano sui giornali femminucce avvezze ad equilibrismi calcistici ma che porta nel cuore mastini dell’area di rigore come Romeo Benetti ed eroi della moderna ortopedia come Beppe Furino, figure mitologiche incapaci magari di piegare al proprio volere i capricci di una sfera ma in grado di modellare rotule come fossero creta.

Italia.

Paese che, giustamente, celebra solo ogni 4 anni i protagonisti di sport, definiamoli così, minori come la depilante pallanuoto, il roseo basket o il femmineo tennis ma che si ritrova quasi quotidianamente di fronte al calcio.

Italiani.

Massimi esponenti della maschialità. Popolazione che rifugge gli sport non maschiali. Ricordiamo brevemente i fondamenti dello sport maschiale:

  1. DEVE essere uno sport di contatto;

  2. Le partite DEVONO terminare con un numero inferiore di partecipanti rispetto a quelli che le hanno iniziate causa rottura legamenti, salto delle rotule, fratture composte e/o scomposte;

  3. Le origini e la paternità di ogni giocatore in campo DEVE essere messa costantemente in discussione dagli avversari;

  4. Sono ammessi sugli spalti nella partecipante missione di “spettatore” solo loschi figuri, pregiudicati, politici in carica almeno al secondo mandato o chiunque abbia meritato sul campo un soprannome a scelta tra “er catena”, “DoppiaLastra”, “118? o “Creavedove”;

  5. Guardati dai colpi degli avversari ma ancora di più da quelli dei compagni se fai una cazzata;

  6. L’arbitro è il primo nemico, egli è l’anticristo, il responsabile dell’olocausto, dell’ebola, suo il cane che ti sveglia alle tre di notte, sua la punto in doppia fila che ti blocca, suo il numero prima del tuo alla fila del banco affettati alla Coop.

  7. Quello che hai tra i denti non è tartaro ma un avanzo di orecchio del tuo marcatore;

  8. Se del tuo sport ne esiste l’equivalente femminile ed è seguito sugli spalti da una percentuale maggiore di paganti rispetto ai parenti stretti, non è maschiale;

  9. Se lo sport in questione implica la depilazione per il miglioramento delle prestazioni, non è maschiale;

  10. Se TU ritieni che il depilarti migliori le tue prestazioni, non sei maschiale;

  11. Almeno un gruppo di spettatori deve andare via inorridita e pensare, seriamente, che sia il caso di chiamare i carabinieri;

  12. La partita deve svolgersi in luogo scomodo, difficile da raggiungere, impervio o comunque, se raggiunto in macchina, deve condurre la mente al pensiero “in questo posto del cazzo mi fottono l’autoradio”.

La pallavolo non risponde a NESSUNO di questi sacri postulati. La beffarda rete che separa le due compagini non può essere utilizzata nel gladiatorio modo dell’intrappolamento ma serve a mantenere distanti le squadre. Beffa e raccapriccio. Nella pallavolo chiedi scusa se fai un errore e se fugacemente fai partire un cartone all’indirizzo dell’avversario di fronte quando sei sotto rete, tale comportamento non solo viene incredibilmente sanzionato ma è fonte di riprovazione da parte del pubblico e dai tuoi traditori compagni. Nel caso uno degli avversari si faccia male, non parte dagli spalti il necessario coro “Devi morire” ma ciò crea seria preoccupazione e sconforto, e questo non perchè ognuno vorrebbe essere il primo responsabile dell’infortunio, come giustamente dovrebbe essere, ma perchè vigono desueti, vetusti ed antisportivi sentimenti come la solidarietà e la giustizia. Puah!

Convinto dalla presenza di mio fratello, decido di iscrivermi ad una sessione serale di allenamento. Mi presento per la prima lezione. Orrore e raccapriccio, ci sono delle FEMMINE. Ora, già immagino le vostre rimostranze, eccolo, è il solito maschilista, omosessuale represso che vuole solo uomini, abbiamo conquistato la parità dei sessi e adesso non solo votiamo (e politicamente il nostro paese esprime quanto di meglio ci sia al mondo, vi sono davvero riconoscente, o elettorato femminile) ma siamo anche più toste di voi, vero, tutte cose verissime. Ma non nello sport. Lo sport è sudore stantio, è rutti acidi d’alcol, è perdita di ogni segno dell’evoluzione e ritorno al più che soddisfacente stadio di Cro-Magnon, è sangue che continua a scorrere perchè solo i deboli si fanno medicare, è Massimo Decimo Meridio che rimane in panchina perchè troppo moscio.

Le femmine si lamentano del freddo, si lamentano del caldo, vogliono la musica in sottofondo, hanno tute in coordinato e si mettono i tanga. Ma soprattutto, piangono. E le lacrime delle donne hanno all’interno un ormone, un componente alieno, un ingrediente mutante che, immancabilmente, come vedi apparire un accenno di pianto, ti senti in colpa. Anche se non c’entri niente. Inoltre i giocatori in campo smettono di cercare di staccare la testa all’avversario per migliorare l’eleganza del gesto tecnico facendo inevitabilmente delle cagate mostruose.

In ogni caso, l’inizio non è dei migliori. Un piccolo riscaldamento che serve per studiare i prossimi avversari, uno fa l’errore di toccarsi ripetutamente un ginocchio, un’altro fa la cazzata di dire che da poco ha tolto il gesso al braccio, quello più alto mette una fascia elastica intorno alla schiena. Bene, ho individuato, in ordine crescente, i primi tre bersagli. Cazzarola, o lo sguardo truce o l’eccessivo sbavamento preortopedico mi hanno tradito, mio fratello mi indica la rete e mi spiega che quello è un limite invalicabile tra le due squadre. Che sport di merda. Vabbè, mi limiterò a qualche gomitata nella corsetta di riscaldamento. Le cose cambiano con l’ingresso in campo dell’allenatrice: l’andatura decisa, lo sguardo sanamente incazzato ed il tatuaggio “Che cazzo guardi?” sulla spalla, la inseriscono nella casella dei buoni sulla lavagna. Le cose migliorano.

Iniziamo una prima partitella. Battuta agli avversari, un mio compagno sbaglia la ricezione. Mi avvicino per incoraggiarlo a migliorare.

Crema di fogna e schiuma di cesso! Hai mani buone solo per infilarle nel culo delle persone costipate ed estrarre così tappi di merda! Sei un lurido organismo unicellulare e quell’unica cellula è quella dello Stronzio!! Sparisci dalla mia vistaaaaa!!!”

L’allenatrice mi guarda impassibile ma so di aver fatto colpo. Ignoro i mugugni e le proteste dei genitori del mio compagno di squadra: l’avere otto anni non ha mai giustificato nessuno, non inizierà certo ora. Dopo mezz’ora di gioco siamo in pareggio, finalmente mi trovo in prima linea, alzano una palla che, sicuramente per errore, era destinata al mio vicino, rapido roteare di gomiti e faccio mia la migliore posizione per la schiacciata, mi alzo in volo come novello Icaro e scarico su quella ridicola palla senza nemmeno un esagono disegnato, tutta la mia rabbia.

Rete.

Nessuno esulta. Contrariamente al nobile sport della pelota, inserito bionicamente nel dna di ogni buon italiano, il gonfiare la rete dopo una caracca, sia essa di piede o mano (Pibe de Oro, sei sempre il migliore, non ascoltare quel che ti dicono quegli stronzi dei finanzieri), regala un punto all’avversario. Fa nulla. Riprendiamo a giocare. Battuta degli avversari, la palla supera i miei compagni e starebbe per ricadere garrula e contenta entro l’incrocio delle linee che delimitano il campo da gioco, quando con felino balzo, degno del miglior giaguaro Castellini, affero e faccio mia la sfera. Come prima, nessuno esulta. Sembra che in questo insulso gioco, parare una palla non ricada a tuo favore ma in quello dell’avversario.

Tutte le mie certezze crollano, stanco di questa misticanza di ruoli abbandono il terreno di gioco alla maniera del talento di Bari vecchia, smadonnando contro tutto e tutti. Mentre mi accingo all’uscita mi si fa incontro l’allenatrice. Mi guarda per un attimo e, dopo avermi afferrato per le orecchie, mi rifila una testata come il miglior esponente della patria dei Mamutones.

Avevo detto di aver fatto colpo.

Categorie:Argomenti vari Tag:
  1. Ginetta
    2 Febbraio 2010 a 13:05 | #1

    Caspita, era ora, bentornato!!! Quello in foto sei tu?

  2. luca
    2 Febbraio 2010 a 16:43 | #2

    http://chepalle.gazzetta.it/post/

    22169581/Emozioni+prolungate

    guardate questa azione va

  3. Duchessa
    3 Febbraio 2010 a 10:43 | #3

    Clicco sul link ma non parte

  4. Paolo informatico impenitente
    3 Febbraio 2010 a 10:59 | #4

    Colpa mia. O meglio, colpa della simpatica piattaforma che ci ospita, con delle righe continue troppo lunghe (come quella del link di Luca), cambia la visualizzazione e tutta la pagina diventa un divertente guazzabuglio di luci e colori, ho dovuto dividere in due la riga. Chiedo venia.

  5. Scintilla
    4 Febbraio 2010 a 15:24 | #5

    Per prima cosa voglio sapere dove giocate e venirvi a vedere!!!!! Seconda cosa bentornato si sentiva la mancanza di due risate fatte bene, non sparire di nuovo!!!!

  1. Nessun trackback ancora...
Codice di sicurezza: