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Archivio Aprile 2007

Ti regalerò una ?cosa?

20 Aprile 2007 2 commenti


Zazza, che voi tutti conoscete almeno come frequentatore e “postatore” di questo blog ne ha aperto uno suo http://entropia_negativa.blog.tiscali.it e ha postato una cosa bellissima ed in piena attualità. Quindi ve la propongo, giusto per spezzare la monotonia di alcune brutte foto anni ’70 :o ).
A presto
BAT

Ti regalerò una cosa
Una cosa rossa per poi fingere ogni cosa
Una cosa per ogni tua lacrima da popolare
E una cosa per poter rubare
Ti regalerò una cosa
La balena bianca non è poi pericolosa
Una cosa bianca che ti serva per dimenticare
Ogni piccolo elettore

Sono Fassino e sono matto
Sono nato nel ?54 e voto PCI da quand?ero bambino
Facevo il comunista in un convento
E invece mi hanno chiuso per vent?anni in Parlamento
Ti scrivo questa lettera per non parlare
Perdonami ma è così facile farsi intercettare
E mi stupisco se compro ancora qualche azione
E? colpa della Telecom che non la smette di tramare

Io sono come Occhetto che alla fine si era rotto
L?accordo dissonante di una quercia di ubriachi
Che alle elezioni si assottigliano
E nei pochi seggi che si contano sui banchi
Ma la faccia tosta quella ancora dura
Per pulire le mani ci rivolgiamo alla magistratura
E puzza un po? di fregatura
Ma è campagna elettorale e dura una legislatura

Ti regalerò una cosa
Una cosa rossa per poi fingere ogni cosa
Una cosa per ogni tua lacrima da popolare?E una cosa per poter rubare
Ti regalerò una cosa
La balena bianca non è poi pericolosa
Una cosa bianca che ti serva per poi ricordare
La DC monocolore

I matti in fondo sono quelli della base
Migliaia di elettori con i mutui per le case
Son dei ragazzi tesi a proporti delle sòle
Si fanno pure il culo ma il Call center non li vuole
Mi faccio la pensione col polistirolo
La mia liquidazione ha pure preso il volo
Ora prendete uno stipendio?..misurate le pietanze
E guardate a fine mese?.Il conto è tutto eroso?

Certo Berlusconi un po? ci aveva rotto
Ci siam messi in un angolo e abbiam trovato il motto
Ricordo i pochi istanti in cui ci sentivamo ?ulivi?
E votavamo contro per poi sentirci vivi
Dei miei ricordi sarai l?ultimo a sfumare
Eri come un angelo legato a Capezzone
Nonostante tutto io ti aspetto ancora
E se chiudo gli occhi c?è Casini che mi sfiora

Ti regalerò una cosa
Una cosa rossa per poi fingere ogni cosa
Una cosa per ogni tua lacrima da popolare
E una cosa per poter rubare
Ti regalerò una cosa
La balena bianca non è poi pericolosa
Una cosa bianca che ti serva per dimenticare
Ogni piccolo elettore

Sono Fassino e ho il ?Tesoretto?
Cara Margherita sono vent?anni che ti aspetto
I matti siamo noi quando nessuno ci capisce
E quando pure il tuo 30% ti sparisce
Ti lascio questa lettera, Rutelli, devo andare
Perdona pure a Mussi se lui non può restare
E ti stupisci che io abbia ancora qualche esitazione?

E? il Partito Democratico, non so se può volare.

Riferimenti: La "Cosa"

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L’infanzia del padrino

17 Aprile 2007 5 commenti


Tutti siamo stati giovani.
(tranne Valentina, naturalmente. Lei è nata così, direttamente con le smagliature, le rughe d’espressione e quel caratteraccio da scaricatore di Marsiglia che la contraddistingue).
Piccoli, ingenui, aperti alla vita e alle sue bellezze. Non ancora toccati da quelli che possono essere definite le brutture della vita che hanno fatto diventare dei bravi bambini, cattivi uomini.

Quasi tutti, almeno.

Alcuni di noi, fin da piccoli, mostravano i segni di quel che sarebbero diventati.
Mostro qui, per voi, in anteprima assoluta, la prova che qualcuno abituato al vile ricatto, alle vuote minacce (vi rovino tutti, apro i siti con le vostre foto compromettenti, vi intaso i lavandini, vi iscrivo alla mailing list di Platinette), fina da piccolo era abituato ad considerarsi il capo di una congrega. Lui di fronte a tutti, in posa strafottentecon gli altri in chiaro atteggiamento di baciamo le mani.

Non ci fai paura.
Sappi che per ogni tua azione ne abbiamo pronte dieci. Il nostro gruppo d’assalto ha già preparato lettere firmate a tuo nome da inviare a Men’s Health, Cosmopolitan, Donna moderna e Cioè (esisterà ancora?), nelle quali ti dichiari disperato per l’inedeguatezza dimostrata durante la prima notte di nozze. Una lettera inviata a Medicina Oggi nella quale ti lamenti dell’alopecia come effetto collaterale del Viagra e di come lo stesso medicinale non abbia mostrato il suo reale “motivo d’essere”.
Con la carta carbone abbiamo ricavato la tua firma ed inviato una richiesta di partecipazione a Buona Domenica in qualità di caso umano, dove confessi di sposarti solo per avere a disposizione i vestiti ed i trucchi di Cinzia, dove ammetti che la discografia completa di Barbara Streisand, fatta passare come regalo di nozze di una lontana zia, in realtà l’hai regolarmente acquistata da www.lustrinichepassione.it.

Sei sull’orlo del baratro e noi ti teniamo per il bavero.

Attento a come ti muovi.

ACME

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Guardate com’eri, guardete come sei, me pari tù zio

13 Aprile 2007 23 commenti


Quando il mondo era giovane, tutto era puro.
Il lupo giocava con l’agnello, il cane porgeva la zampa al gatto, i conigli davano del lei alle carote.

Poi tutto cambiò.

Arrivarono gli anni ’70.

Anche noi nati nei favolosi anni ’60 (nato il 3111969, quindi ho fatto TUTTO novembre e TUTTO dicembre 69, quindi sono stato permeato, nevvero, dallo spirito di libertà e indipendenza che caratterizzò quegli anni), non siamo riusciti a scampare all’evento catastrofico finale, più di un meteorite in rotta di collisione con la terra, più del blocco della rotazione del nucleo terrestre, mai catastrofe potè abbattersi sui nostri capi peggiore della MODA DEGLI ANNI 70.

Ragazzini costretti ad andare in giro con terrificanti magliettine di simil lanetta a righette colorate che pizzicavano come l’essere seppelliti in prossimità di un nido di formiche rosse interamente cosparsi da miele, pettinature da paggetti (ricordiamoci che tutte le nostre madri, nel segreto delle loro camerette, sognavano uno dei Beatles. La cosa grave è che, a giudicare dalle foto, optavano tutte per Ringo).
Il trionfo del velluto. Velluto dappertutto. Pantaloni, camicie, giacconi.
Fino ad arrivare, addirittura, al fustagno.

Basta, non fatemi proseguire.

Ma.

Tra noi c’era chi lottava. Chi combatteva.
Chi si ribellava.
Il potere genitoriale costituito nulla poteva contro la sua forza, il suo nome, da solo, significava libertà. Libertà dal giogo dell’oppressore, speranza verso il libero pensiero, un futuro di cotone di jeans era il suo verbo e noi, suoi compagni, eravamo orgogliosi di venire definiti da lui, tigrotti

Sandokan

Scorre il sangue nelle vene, forte vento, nella notte calda si alzerà.

Il suo teschio è una bandiera che vuol dire libertà, vola all’arrembaggio ma un cuore umano ha.

Eravamo tutti con lui.

p.s. piccolo quiz per i presenti, esclusi naturalmente i ritratti nella foto:
chi sono Sandokan ed i suoi luogotenenti?
Due sono relativamente facili, per la terza figura avete seimila tentativi.

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Ammazza che partitona

11 Aprile 2007 6 commenti

Ma manco si entravate n’campo tutti e undici vestiti da Sbirulino.
Forse si sarebbe usciti dall’oldetrafford con un minimo de orgoglio sulle spalle se, ar posto de sti undici zozzoni, pijavamo la nazionale di bocce over 80, gli mettevamo addosso er tutù della Fracci, je se ordinava de levasselo dopo dieci minuti der primo tempo e je se dava, come schema, quello de mettese davanti aa telecammera tutte e undici e passà sti cavolo de novanta minuti a pijasselo n’mano e urlà “n’corpo aa reggina!” (ntesa come vecchia babbiona vestita de patacche peggio daa Lollobriggida, vecchia come l’asfalto della Roma-Viterbo, ennò come aa squadra de carcio de reggio calabbria che, si je gira er chiccherone, ce ne fa na sessantina).

Ma io dico.

Acchivù, l’anima deli mejo mortacci de sto zingaro, nvece de stassene a acasa sua a giocà coo a playstascion nova, annava n’campo invece de mannacce er fratello ritardato (era regolarmente n’ritardo de marcatura su tutti, nun me rompete er chiccherone, sò politicamente coretto pure io), coo a maschera de annibbal er cannibbal pe nun fasse riconosce, ma nun era mejo?
Che affine partita, quaa maschera se la litigavano tutti pe a vergogna.

Doni.
L’anima deli mejo mortacci de sto fijo de mignotta ntruppata de viados brasiliano.
N’brasile fanno bene le mignotte e la musica rompicojoni (aa musica che dopo tre minuti te auguri de morì lì n’dò stai, ripensi che hai pure pagato pè annatte a sentì n?deficiente che ar paese suo è considerato meno de Don Backy ma qua è portato n’parmo de mano da quattro rompicojoni de sinistra convinti che quoo scemo coo a chitarrina che sona solo du corde faccia CURTURA), oo dovremmo sapè bene noi italiani che nun solo c’avemo l’esempio de quaa pippa de dida ma si avemo vinto er mondiale de spagna noo ottantaddue è perchè quaa squadra de fenomeni c’aveva n’porta n’manichino daa standa.
No.
N’manichino daa standa si je tiri addosso, a palla rimbarza. Si tiravi addosso a vardirperezze, capace che se scansava.
Si proprio a volemo dì tutta e n’vece de nfilajele nder posto volemo spezzalla aa freccia, potemo dì che n’brasile fanno bene pure attaccanti e centrocampisti de yogurt. Ner senso che pè n’anno, ar amssimo ar massimo, due, ce stanno arcuni che sò fenomeni che aa palla aa butteno dentro puro solo cor pensiero, se smarcano gente come Montero solo guardandolo storto, si poco poco, pè n’assurdo caso fantascientifico, se potessero trovà davanti na difesa formata da Furino, Benetti, Brio, Gentile, Cuccureddu, Vallanzasca, Er Canaro, Hitler, Attila e Ciccio de Nonna Papera (che solo pè giraje n’torno ce vonne sei mesi), li farebbe tutti tornà a casa mbriachi de finte e de palleggi, robba che sti assassini a piede libero se nfilerebbero sotto ‘e coperte der lettone de mamma a piagne come regazzini.
Passato quell’anno, quii ddue, je pija er coccolone daa nostargia o je pia er coccolone paa coca e paa patata (no quella de Rocco, vabbè, in effetti è quella che je piace pure a Rocco ma no quella che c’ha n’mano n’tivvù, no, spetta, dipende da a che ora quardi a tivvù cò Rocco dentro, si a vedi de ggiorno, NO, no quella patata lì, sì a vedi de notte, TANA! quaa patata lì, bbravo).
Che stavo addì?
Me sò ncartato manco fossi n’caspita de vichingo che quanno è arivato pareva maradona bionno e forse janno dato ee batterie der telecomanno troppo presto e ha già cominciato a vedè la patata de Rocco tutte le sere.
Vilmeson, virmesso, no, villlermsonne, come cazzo se ascrive, villehhemsr, vabbè, da adesso, e solo per mere motivazioni di comodità grammaticale e dattilografica, lo chiameremo “er mezzasega”, che prima de arivà a essè chiamato “er sega”, tutta n’tera, saa deve da sudà.

Tanto pè nun fasse mancà gnente, de zzingaro, n’avemo preso n’antro, vucinicce. Er problema dii zingari è che janno detto “guarda, ce staranno settantamila persone ao stadio, pensece bene”, quello, nvece de fasse coraggio e ggiocà come cribbio comanna, ha pensato a tutti l’appartamenti che poteva svaligià che nun c’era nisuno e bommete. Tanto pè nun fasse mancà gnente janno pure detto “Guarda che all’Old Trafford non ci sono reti di protezione, il pubblico è sul campo, a un metro da te”.
‘Avessero mai fatto.
A olimpico, cor fatto che sò lontani, nun pò arzà manco n’portafojo che nun c’ariva, lì all’ordtrafforde ennunjepareva vero! vedeva tutta sta ggente cor portafojo n’tasca a portata de mano, è normale che è nnato fori de testa!

(sturtima parte nun è proprio tanto politicamente coretta, ma sti pippi).

Nun me la pio manco cò pori disgrazziati come cassetti, poraccio, uno cò le gambe come le sue già è martoriato daa natura, sto poraccio era venuto a Roma convinto che la palla nun l’avrebbe vista manco n’allenamento e nvece, de punto n’bianco, zacchete, je tocca pure da ggiocà.
A spalletti, nse fa così. Quer poraccio moo mortifichi.
Era partito da lecce bello bello coi bermuda maròn, aa majetta bianca e la machinetta fotografica ar collo, coi bijetti der museo prenotati coo sconto, e te, pelatone cattivo, je distruggi n’futuro da papa boys mettendoje na majetta e buttandolo n’campo a fallo giocà?
Fallo giocà a pallone, poi!
Ma sei crudele. Nun se umilia così la ggente.
Si o devi da mannà n?campo, mannalo a giocà a nascondino, no a pallone. Ecchecacchio.
Che su la fascia destra, ieri sera, c?ereno lui e er mezzasega. Robba che si ce mettevi n? semaforo e un cartello ar neon ?nun disturbà?, capace che vincevamo pure.

Mamma mia che figura.
L?anno scorso eravamo quelli daa monetina a Frick, l?arbitro cor nome de na caramella.
St?anno semo quelli der sette a uno.
Nun vojo manco pensà ar prossimo.

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Scene da un matrimonio. -35 giorni

7 Aprile 2007 3 commenti


Come nel film l’odio. Un tizio cade da un grattacelo e si ripete “ancora tutto bene, ancora tutto bene, il problema non è la caduta ma l’atterraggio”. Io mi sento un pò così, “ancora tutto bene…”. E non sto cadendo da un palazzo!!
Proverò anche io a scrivere “di getto” anche se tra due professionisti del genere come Antani e Paolo ci potrei fare una misera figura… cmq proviamo:
Dicevo ancora tutto bene, le partecipazioni sono partite e spero siano arrivate, e se non lo sono voi frequentatori del blog che “sapete” di essere invitati avvisatemi!! oddio mi stò già incartando. Cmq dovrebbero mancare solo quelle da dare “a mano” in zona Trinity e dintorni.
Il mio vestito mi sta aspettando, devo decidere tra un vestito più chiaro ed estremamente caro ad uno più scuro e più economico. Pax dice che è meglio quello chiaro, sarebbe più da cerimonia, ma io ho difficoltà a spendere tanti soldi per un abito, e poi io sto meglio vestito di scuro!! (Quanto odio comprarmi da vestire).
Il viaggio dovrebbe essere la tutto ok (non voglio essere troppo ottimista visto che alla sorella di Patrizio hanno anticipato la partenza di un giorno), passeremo una settimana in giro per lo Yucatan, tra piramidi e templi e una settimana in panciolle in un resort “braccialati” a dovere.
Tornando alle partecipazioni, anche io ho ceduto: Già ho ceduto a dover invitare alcune persone, alcuni parenti o pseudo tali che vagamente mi salutano per strada, sempre che mi riconoscano, anche mio “padrino” un tizio che non conosco, non vedo da almeno vent’anni e che, cugino e testimone di nozze di mio padre, non si è degnato di venire al suo funerale, quando molti miei amici hanno fatto ore e ore di macchina per essermi vicino. Capisco in fondo, molto in fondo, mia madre ma alcune cose non riesco a mandarle giù, ma ho dovuto ingoiare il boccone e via.
Paolo sostiene che l’ultima settimana sarà quella cruciale, che il panico mi arriverà tutto insieme al momento che mi sveglierò dalla sbornia post addio al celibato. In un certo qualmodo lo sto aspettando, aspetto quella sensazione allo stomaco e quel brivido all’attaccatura dei capelli che mi prendeva sempre: a scuola o all’università, o quando mi rendo conto di aver commesso un errore al lavoro o quando ho paura semplicemente.
Il menù è definito e spero vi piaccia, dobbiamo pensare ancora ai rinfreschi a casa, per la sera e per “lu sposareddu”, il simpatico pranzo per i reduci del giorno dopo.
Ancora tutto bene…

Riferimenti: L’odio – http://it.wikipedia.org/wiki/L’odio

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Porca zozza, non era vera

6 Aprile 2007 12 commenti


E io che già stavo festeggiando.
Quel genialissimo spot dell’agenzia immobiliare Maredomani, che passa tutti i giorni su La7 e MTV (io lo vedo su MTV durante una particolare fascia oraria, quella che va dalle 13,30 alle 14,30, la fascia del genio americano. Fanno vedere delle fantastiche trasmissioni in cui delle ragazze devono fare le zoccole per farsi scegliere da un tipo chiamata NEXT, un altra trasmissione in cui le mamme devono fare le zoccole, o raccontare di quanto è zoccola la figlia per farla scegliere da un tipo, chiamata DATE MY MOM, un altra ancora in cui il tizio deve entrare nella camera di tre tizie che, stavolta, non possono personalmente comportarsi da zoccole ma lasciano che i vibratori, i dildo, le creme lubrificanti, le mutande inguinali, i perizomi con scritto “mangiami”, facciano capire per loro quanto siano zoccole chiamata ROOM RIDERS, fino all’apoteosi, MY SUPER SWEET SIXTEEN in cui le ragazzine, si parla di sedicenni, non devono far vedere quanto sono zoccole ma quanto sono delle superstronze viziate. Piccoli aborti malriusciti che in condizioni normali non avrebbero nemmeno uno spacciatore per amico che umiliano coetanei e ci regalano perle tipo “solo per i fiori sto spendendo 100mila dollari, ma li valgo tutti”, “Non mi frega di quanto i miei spendano epr questa festa, sono una superstar e loro devono solo pagare” e roba del genere)
Dovevo ancora chiudere la parentesi, cacchio.

Ricomincio.
Durante la visione delle trasmissioni di cui sopra, mi capita di vedere questo spot in cui un parruccatissimo e laccatissimo faccia da scemo reclamizza la prossima costruzione di un comprensorio di case a Sant’arcangelo di Romagna, ridente paesello a 7 km dal mare, detto durante lo spot, località collinare CHE PERO’ (grammaticalmente scorretto, come castrare un dittongo per renderlo docile) SECONDO I DATI DEL CNR SUL SURRISCALDAMENTO DEL PIANETA, TRA 15 ANNI SARA’ RAGGIUNTO DAL MARE, aumentando così il proprio valore.

Beh, era solo un insulso spot contro il surriscadlamento globale del pianeta e blablabla, i ghiacciai si sciolgono e quanto fa caldo e i pinguini sudano e i piumini Moncler stanno in saldo.

Io già mi stavo congratulando.
Pensavo che finalmente potesse essere vero, che davvero qualcuno avrebbe fatto una operazione del genere fottendo alla grande i soldi dalle tasche di ignari coglioni convinti di fare un affarone. Cazzarola, non ci sono più quei bravi solòni di uan volta.
La Marchi col sale.
Sergio coi gioielli e i rubini “sangue di piccione” a 99 euro se azzeccavi in quale scatola erano (scatola che per sbaglio si apriva).
Il tizio che se gli davi i soldi ti dava interessi del 3% mensile.
Dobbiamo invece accontentarci di un dilettante come Tronchetti Provera che si limita a smobilitare telecom dopo che ha ceduto a prezzi irrisori tutti gli immobili alla Pirelli Re (se ci evdete un conflitto d’interessi siete bacati nel cervello), dobbiamo sorbirci le stronzate grammaticali di una Flavia Vento qualsiasi che prima si gnoppagnoppa Totti, poi lo dice a tutti, poi dice che non è vero, poi forse lo ricatta, poi no, infine dice nel suo blog che non possiamo credere che lei sia una eprsona cattiva perchè “chi ama i cani non può essere una persona cattiva”.
I sorveglianti di Auschwitz, coi loro amati dobermann al fianco, come si sa, erano tutte brave personcine timorate di Dio. Beh, in fondo erano convinti fosse con loro, no?

Bah.
Invece ci dobbiamo sciroppare una caspita di campagna pseudoambientalista che va contro il mio sacrosanto diritto di usare la macchina e fare tutte quelle cose che ai fighetti di sinistra con la kefia al collo e con le chiavi del Mercedes in tasca vorrebbero. Gli stessi che urlano agli scandali poi fumano buttando il mozzicone in terra e scureggiano liberando pericolossisimo metano che va ad allargare il loro preziosissimo buco dell’ozono.

No.
Io voglio che il mondo sia un posto migliore, un posto dove una agenzia immobiliare come questa davvero fotta i soldi di inutili ingenui costringendoli ad andare per stracci, facendo così una giusta selezione naturale.
Voglio quelli che vendono i mattoni all’autogrill, quelli che rifilano le cave di marmo nero a Baggio, i poveracci con le pezze al culo con i numeri giusti del lotto.

Mi piacerebbe che una campagna ambientalista fosse fatta da persone vere, non da chi ogni giorno spaccia Justin Timberlake, Jennifer Lopez e roba del genere come cultura.

Ammazza, sò diventato un blogger.
Che me dovrò annà a fa vedè dar dottore?
Riferimenti: Lo spot dell’agenzia Maredomani

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Trecento Spartani Incazzati.

3 Aprile 2007 17 commenti


Antani scrive e io, sempre in ritardo, pubblico…
Bapablo

Stavolta scriverò di getto, come fa Paolo (o così lui dice, a volte non ci credo), e non come faccio io in genere, che scrivo, cambio correggo, ricambio, aspetto cinque giorni, poi rileggo, cambio, ricorreggo, aspetto altri cinque giorni, poi ri-ricorreggo, e alla fine faccio il mio labor limae in modo che il mio ridicolo ego ne sia orgoglioso e inutilmente soddisfatto.

Stavolta scriverò di getto e non farò correzioni (quindi vogliate perdonare anacoluti e insulti vari alla lingua di Dante, Petrarca e Manzoni) perchè sennò va a finire che ‘sta cosa non la scrivo mai, e soprattutto la scrivo DOPO che il film non c’è più nelle sale, e a quel punto diventa VERA masturbazione (come se adesso non lo sia già,vabbè).

Comunque. Sono andato a vedere 300 (una settimana fa), e più ci penso più mi rendo conto che forse è meglio che non ci ri-penso troppo,perchè 300 è uno di quei film che se riesci a vederli con la purezza dello sguardo di un bambino (ma chi cazzo farebbe vedere una cosa simile a un bambino?) pensi che sia un capolavoro eterno, se ci ripensi, armato del cinismo dei tuoi 36 anni, rischi di pensare che hai visto “una cagata pazzesca”.

Quindi scrivo pensando il meno possibile, di domenica pomeriggio, con la panza strapiena per colpa della mamma di Maya, insomma col cervello praticamente in stand-by.

Ecco, col cervello in stand-by vi dico che Trecento è un film che DOVETE assolutamente vedere, magari -per i deboli di stomaco – dopo aver preso un cucchiaino di Plasil, ma lo dovete vedere, cazzarola,perchè è uno spettacolo inenarrabile, innovativo, e semplicemente sconcertante per chi abbia letto il fumetto del Nostro Adorato & Riverito Santo Patrono Franco Mungitore.

Ecco, da questo punto di vista, è la realizzazione dei sogni bagnati miei, di Battista e di Paolo, ovvero un film che FINALMENTE riesce a non essere la “versione cinematografica del fumetto”, ma è IL fumetto che prende vita sullo schermo, come se le tavole diventassero tridimensionali, come se l’inchiostro di china si facesse carne e
sangue, cazzarola, come se Franco Mungitore arrivasse, e coi suoi occhi che sputano fiamme e la sua bocca che pronuncia frasi che rimangono scolpite sulle Tavole della Legge del Fumetto esclami “FIAT LUX”, e la luce esce dal proiettore, e Leonida da disegnino sulla carta diventa VERO, incazzato e folle come deve essere, e noi, piccoli, smunti e col cazzettino sicuramente minuscolo di fronte al suo, seduti nella sala al buio, che pensiamo “…Sto Diventando Forse Ricchione?”.

Ecco, questo è il lato positivo. Qualcuno (Zack Snyder, segnatevi questo nome, perchè farà WATCHMEN, ne riparlaremo.) ha dimostrato davvero che sì, “SI-PUO’-FAAAAREEEEEE!!!”, un fumetto può diventare film, senza cambiare nulla, senza cambiare i personaggi, senza cambiare la storia, senza cambiare i costumi, senza cambiare niente di niente, e viene fuori un film bello, bellissimo, mozzafiato.

E qui viene anche il brutto, perchè mentre lo guardi ci sono quei quattro o cinque neuroni che si rifiutano categoricamente di essere cittadini Spartani, e che ragionano, cazzarola, pieni come sono di capacità discriminatoria, stringente analisi logica e senso del ridicolo (fottuti Ateniesi, sicuramente), e allora cominci a pensare due cose:
a) 300 è una cagata pazzesca, ma non il film, il fumetto intendo, e il film essendone la fedelissima versione non può che essere a sua volta una cagata pazzesca;
b) questo è il limite estremooltre il quale il cinema non può e non deve andare, perchè tutto è così esagerato, altisonante, iperbolico e ipersimbolico (proprio come in un fumetto!) che andare oltre significherebbe cadere nella farsa.
Tipo quando l’Imperatore-Dio Serse parla -scatenando più di una risatina nel pubblico- con la voce di Platinette. Come Galadriel quando diventa BRUTTTTA nelle Due Torri, avete presente?

Insomma, 300 cammina per tutta la sua durata lungo un filo teso, un filo che sta a diecimila chilometri di altezza, stratosferico, e sotto c’è tutta la raffinatezza stilistica, politica e culturale di uno spettacolo del Bagaglino. Sposta un attimo lo sguardo dallo schermo, lascia che i neuroni Ateniesi prendano il sopravvento ed hai la netta sensazione di assistere ad uno spot inneggiante alla purezza Ariana, alla supremazia della cultura occidentale sui maledetti demolitori di Torri Gemelle (Però Franco il fumetto lo ha scritto in tempi non sospetti, come la mettiamo, neuroni superintelligenti e
acculturatissimi?), e ad una cripto ma poi nemmeno tanto cripto sfilata del Gay Pride (ammazza che pettorali! ammazza che addominali! mmmh che bicipite scolpito! …Ahò, perchè le donne sono tutte deformi e/o inquietanti?) Non che ci sia nulla di male. Siamo Ateniesi, e ce la buttiamo cordialmente nel culo da millenni,eccheccazzo.

Insomma, in questo pomeriggio domenicale, col cervello in stand-by, 300 me lo riguarderei volentieri.

Io, dall’alto della mia presuntuosissima conoscenza del cinema, dico sempre che dare i voti (le stelline, gli oscar, gli orsetti, fate voi) a un film è semplicemente stupido, innanzitutto perchè il film è una esperienza largamente soggettiva, e quello che per me si prende un 9 per qualcuno si prenderebbe la Pena di Morte.

C’è un metodo molto più affidabile per determinare la bellezza di un film: se dopo che l’hai visto lo rivedresti, vuol dire che è bello. Se non lo rivedresti nemmeno se ti torturassero, allora è una “cagata
pazzesca” di sicuro.

Oggi 300 lo rivedrei volentieri, ma se me lo chiedete stasera, quando sarò più lucido, non lo so mica.

Riferimenti: Il sito del film

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Non nascono sotto i cavoli, c’ho le prove.

3 Aprile 2007 1 commento


(Lo so, la foto è sdolcinata. Significa che per questo secolo ho esaurito il bonus)

Salve a tutti.
Circa tre, quattro giorni fa, è nato Andrea.
La notizia, di per sé, non è eclatante, ogni giorno nascono tanti bambini.
Il fenomenale è che il padre è Enrico.
L?eccezionale è che stiamo parlando dello stesso Enrico che, dopo una spiaggiata, invitava tutti a scappare dalla riva perché aveva visto una pantera.
E non stava scherzando.
Ne era convinto. Certo, se per tutta la sera avessi avuto vicino due amici stranieri come i suoi, Jack Daniels e Glen Grant, probabilmente l?avrei vista anch?io, ma tantè.

Insomma, come ampiamente giustificato dal viso di Valentina, stiamo crescendo.

Ho parlato molto con Enrico e mi ha raccontato il parto di Andrea. Questo mi ha spinto a ritrovare una vecchia cosa che avevo scritto in occasione della nascita di Irene, la mia secondogenita.

Questa è la storia del parto di Irene.

Martedi mattina.

Visita al policlinico Gemelli e, in contemporanea per non farci mancare nulla, monitoraggio.
Monitoraggio significa panico.
Non perché ascolti il battito cardiaco del nascituro (tu ti aspetti qualcosa di già sentito, il normale tum-pausa-tum-pausa-tum-pausa, di quello che è universalmente riconosciuto come un normale battito cardiaco, invece ti trovi di fronte al momento dell?assolo del batterista dei Blink 182, con annessi tatuaggi e cresta di cavallo. I dottori lo sanno e sanno stopparti in tempo. Come lo ascolti per la prima volta hai matematicamente uno slancio verso la porta da dove correrai in maniera forsennata alla ricerca di un dottore vero e non uno stronzo che riesce a rimanere impassibile ascoltando quel ritmo assurdo, loro lo sanno e ti fanno lo sgambetto, così rovini a terra, svieni e loro possono continuare senza rotture di coglioni), dicevo, panico perché realizzi che quello che sta dentro sta per venire fuori e sei contemporaneamente eccitato e terrorizzato.

Diciamo 40 e 60.
Vabbè, sei solo terrorizzato e, in minuscola parte, eccitato.

Un dottore scazzatissimo (i tempi normali di visita sono di una ventina di minuti a paziente, questo in un ora era arrivato al numero 9), entra dalla porta. Azzardo un tentativo di stretta di mano che lui dribbla come nemmeno Baggio nei mondiali americani, comunque gli faccio “buongiorno dottore, senta…”, al che lui fa un saltino all?indietro mettendosi una mano al petto “Signora! ma lei è incinta!”.
(pensato ma non detto) “Cazzo che fico, la visita il pronipote di Sherlock Holmes.
Rosanna, a tre giorni dalla 42esima settimana (per i maschi in lettura: significa parto imminente) si sente dire dal suddetto Medico del Crimine, “Signora, lei sarebbe da ricoverare, ma facciamo passare ancora qualche giorno, ripassi per un monitoraggio tra DIECI giorni”.
Considerando che da lì a dieci giorni facciamo in tempo ad averne altri quattro di bambini, decidiamo per il metodo italico che, cito testualmente, ?Se ti capita di parlare con un dottore cretino, smuovi ogni tua possibile conoscenza per scavalcarlo?.
Telefoniamo alla dottoressa che ha in cura Rosanna, passiamo per il pronto soccorso urlando come se stesse per partorire e nel pomeriggio siamo di ricovero.
Rosanna sbuffa, non vuole stare in ospedale.
Neanche il dottore di stamattina, dico io, il suo posto è in Baker street, ma la vita è quel che è.
La gravidanza mi rende sempre più zen del solito.

Mercoledì.

Chiudo negozio gettando nel panico orde, frotte, stormi di clienti impazziti. Le voci più assurde si rincorrono nonostante tutti, e quando dico tutti, intendo conoscenti e semplici sconosciuti, sapevano che Rosanna era lì lì per partorire, come per magia la mia prossima bimba cambia sesso diventando maschio, si sdoppia diventando due gemelle, si santifica, diventando la prossima ed unica speranza per l’umanità.
Vado da Rosanna portando un set da ospedale che farebbe invidia a quella pippa di 007, settimane enigmistiche come se piovessero, libri, fumetti, thermos con acqua, succhi di frutta, biscotti ripieni e non, grissini semplici ed al rosmarino, doppia batteria di telefonino, penna, gomma, matita.
Rosanna dice “io non ci volevo venire”. Gli rispondo che pure io avrei voluto strozzarla ma poi il padre non mi garantisce più per il mutuo.
Non sempre possiamo avere quel che vogliamo.

Monitoraggio con dei micropicchi di contrazione.
Il dottore che gli attacca i sensori è alto, scuro di carnagione, palestrato, capelli scuri e corti e, come se non bastasse finora, occhi chiari.
Lo odio con tutte le mie forze, per odiarlo di più,mi faccio prestare le forze dal marito della signora accanto (Sig.ra Piera, che ha chiamato sua figlia PRISCA, dice che è storico. Considerando che, facendo le parole crociate, è rimasta due ore su I gatti appartengono a questa famiglia, sei lettere, ed ha avuto il coraggio di chiedermi se conoscessi il cognome di Garfield, è più probabile che PRISCA sia uno dei personaggi di Beautiful). Dio c’è. Lo stronzo è solo un tirocinante e viene cazziato duramente sulla pubblica piazza per non aver segnato tutte le analisi sulla cartella di Rosanna.
Bene! gli dico, certi incompetenti divrebbero essere cacciati a calci dagli ospedali, si vergogni e non si faccia più vedere intorno a mia moglie, lurido pezzente.
Io e il marito della sig.ra Piera, sghignazziamo in maniera schifosa.

Giovedì.
Al mattino, per stimolare le contrazioni, usano un gel.
Non so se funzionerà o meno, ma almeno avrà i capelli a posto.
Dalle 2 alle 4 del pomeriggio è orario di visita. Alle 5 e mezza i parenti della sig.ra Piera ancora rompono il cazzo lì vicino.
Alle 4 chiediamo il monitoraggio perchè Rosanna ha contrazioni irregolari ma che non superano i 4 minuti di intervallo. In un ora passa a contrazioni regolari ogni minuto, il tracciato ora va dall’encefalogramma di Gigi Marzullo a quello di Emilio Fede di fronte ad una foto di Berlusconi nudo.
Passa il dottore bello figheiro, guarda il tracciato, sorride di fronte a Rosanna che ha la stessa espressione di Richard Harris durante la danza del sole, e se ne va.
Vado dalle infermiere e “mi faccio sentire” per avere un dottore serio e non uno scartato dai provini di baywatch. Alle parole “…il dottore moro con gli occhi chiari…” le infermiere giovani sospirano vagheggiando, forse, copule al chiaro di luna, le anziane ridacchiano scambiandosi sorrisi sotto i baffi (di cui sono abbondantemente dotate).
Torna il Mitch mancato e chiede a Rosanna di entrare in medicheria per la visita, la accompagno ed entra un altro dottorino biondo con gli occhi chiari, vagamente rassomigliante a Klaus Maria Brandauer.
Il biondo la visita, sgrana gli occhi, apre la bocca e fa quello che segna il riscatto di noi traccagnotti medi: prende per un braccio il bello figheiro moro e gli fa in leggero falsetto “Ommaria! è di otto centimetri”, ed il bello figheiro si mette le mani sulle guance sgranando gli occhi e inizia con la bocca a dire una “o” silenziosa (o si mette nella stessa posizione in con cui si erano lasciati i due la sera prima, non saprei).
L’infermiera anziana sogghigna soddisfatta come per dire “e tu lo hai invidiato fino ad ora? scommetto che non lo invidi più”. la prendono e la portano in sala travaglio, mi fermano e mi dicono di aspettare lì, mi chiamerano loro quando posso entrare.
Dopo venti lunghissimi minuti una dottoressa giovane esce e chiede del marito della signora Bulgari.
Nessuno risponde, io mi avvicino e gli dico “sicura che non sia Augieri?”, e lei “Non saprei, Bulgari e Augieri si somigliano”.
Come un elefante ed una smart.
Sfodero uno sguardo che nemmeno Clint Eastwood.
“Senti bella, a me frega un cazzo, entro. Se poi non è mia moglie, esco, ma io entro.”
La ragazza rimane abbagliata da tanto testosterone (Burt Reynolds, non sei nessuno) e vado.

Era Rosanna.
Cazzo, avevo sposato una ereditiera del ramo gioielli e non lo sapevo.

Dopo circa otto minuti nasce Irene.

Se invece di essere già ricoverata in ospedale eravamo a casa e partivamo non appena le contrazioni si erano fatte sentire stavo ancora a girare per il raccordo alla ricerca di acqua bollente e di lenzuola da strappare in fasce mentre un poliziotto della stradale non solo frugava mia moglie dove non gli avrei, normalmente, mai permesso di frugare, ma si guadagnava la prima pagina dei giornali ed il servizio d’apertura del tg3 regionale.

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