Archivio

Archivio Marzo 2007

Quanto amo i gatti! Deliziosi pullipulli cippicippi li adoro!

30 Marzo 2007 1 commento


Un emerito paio di palle!

Per quanto tempo si possono sopportare delle insulse palle di pelo scacazzanti e puzzose..

Mi permetto di interromperla nel suo vaniloquio ma ciò che afferma non è vero: i gatti sono gli animali più puliti della natura, si lavano da soli e dopo aver fatto la popò, la coprono

Coprono sta ceppa! Li vedi che girano su se stessi un paio di volte, assumono la posizione di massimo sforzo e mollano a terra una massa informe pari ad una volta e mezza il loro peso, che verrà pure fuori da una cosa curiosa che chiamate Fuffi, Pussi Pussi, Pallina, Birillo, Ciccio o Firofrillo ma puzza come quella di un cristiano, poi rompete tanto gli zebedei che non volete le discariche vicino casa e, non solo ne tenete una che per scherzo ed ironia del destino chiamate Lettiera, ma pretendete pure che la santa cacchina del vostro mostro peloso se la cippi qualcun altro.
Poi si lavano da soli de che?
Ok, mettiamo che c’hai ragione tu, da domani non ti fai più nè bagno nè doccia ma ti lavi leccandoti una mano e passandotela in faccia. Naturalmente dopo aver mangiato quelle sbobbe al pollo di Cernobyl (che costa come un kilo di caviale del Volga) che gli date da mangiare e indossando 24 ore su 24 la pelliccia di mamma. Voglio vedere che figurone che fai in giro.

…dicevo, scacazzanti e puzzose giranti per casa che ti si infilano nei posti e nei momenti meno opportuni…

Interrompo nuovamente, mi consenta. Qusto è proprio il bello della razza felina: fanno tanta compagnia, nei momenti in cui mi sento sola e abbandonata dal mondo, ecco che arriva Bessipuppolotta che mi guarda coi suoi occhioni azzurri…

…e pensa “ma perchè nun te trovi n’omo? Anche pagando! Datte na svejata cocca che si nun te movi sei a n’passo da finì dentro na canzone de Guccini!”. Oltretutto spelano che è una bellezza, quando vanno in calore emettono quel caratteristico profumo tipico di un cadavere in putrefazione abbandonato in una fogna a cielo aperto che tanto attira gli amici a casa tua. Ah! Nulla favorisce i rapporti sociali come una casa in cui entri col tuo bel vestitino firmato ed esci con più peli addosso di King Kong e nella quale sei riuscito a rimanere solo dopo esserti messo del vicks sotto il naso nemmeno fossi Clarence Sterling de Il Silenzio degli Innocenti durante la prima autopsia. E poi ti lamenti che tutti rispondono “Crepa!” ai tuoi inviti a cena. Butta via quel corbezzolo (c?ho sempre acceso la funzione ?moralizzatore? di Word) di massa informe pelosa con l’alito atomico e datti al decupage (o come minchia si scrive).

Ahahahaha, simpatico, ma confessi, da come ne parla anche lei ha avuto un gatto…

Certo che ce l’ho avuto! Ed il giorno in cui i miei mi hanno detto che “era scappato” è stato il giorno più bello della mia vita! I miei si sono avvicinati, mi hanno preso in braccio e, mentre mamma singhiozzando diceva che non sapeva come fosse successo ma CHICCO (un gatto dal nome umano, mai) non si trovava, mio padre aveva un sorriso satanico giustificato dalla presenza di un residuo di peli sul collo della scarpa destra.
Liberatosi della presenza di mamma, mi disse che ha preferito dargli una zampata di collo in modo da assicurarsi la traiettoria più paraboidale possibile, dargli di punta non avrebbe garantito una gittata di pari portata e, pur se malridotto, sarebbe potuto tornare a casa.
Ci battemmo un cinque alto e stappammo alla salute di quella smerdante forma di vita la prima birra della mia vita. Continuammo per circa mezz’ora a ridere immaginando di cosa si sarebbe cibato un gatto schizzinoso quanto un riuscito mix tra una delle principesse della favola sul pisello (nemmeno una di quelle di una particolare trasposizione filmica che vidi durante l’adolescenza), Renato Balestra, Lina Sotis, Barbara Bush e Cristiano Malgioglio. Chicco non dico che mangiava solo con coltello e forchetta ma questi dovevano anche essere del servizio buono.
Poteva rimanere giorni senza mangiare se il suo pranzo non era alla temperatura ideale o se l?odore non lo soddisfaceva. Mia madre se ne faceva una malattia. Per quella scureggiosa massa felina iniziava a cucinare dal mattino, consultava libri di cucina, faceva summit con altre signore. A noi ci apriva una simmenthal, quando ci andava bene. Odiarlo era automatico.
Il giorno dopo, a scuola, feci un disegno di un tir, guidato da un serial killer con i denti cariati che aveva appena sterminato la famiglia del mulino bianco che investiva Chicco il quale, vagando per le strade alla ricerca di quella che lo avrebbe riportato a casa, miagolava spaurito ?vi prego vi prego d?ora in avanti sarò più buono, niente Chablis a fine pasto?.

Non vi dico la faccia della maestra.

Per il futuro non escludo la nascita di un Comitato di Lotta Anti Partitocratica (il termine partitocratico non può mancare in un qualsiasi comitato di lotta, che sia contro il Taleggio Valtellinese, la TAV o l?abolizione dei calzini corti bianchi) per il Ridimensionamento degli Argomenti FiloFelini.
In breve,
?a Tiscali, emmobbasta coi gatti.
Nun ero allergico.
Mò, sì.

Categorie:Senza categoria Tag: , , , , ,

Per chi conosce Battista (ma si accettano anche storie inventate)

30 Marzo 2007 5 commenti

Italiani.

L’ora dei grandi cambiamenti è giunta.

L’uomo aneddoto, colui che ha fatto dell’inaffidabilità una ragione di vita, il più grande e migliore di tutti noi, si sposa.
Ebbene sì.
Cosa significa questo?
Anzitutto che Valentina è sempre zitella e che, con gli anni che marcano sempre di più il suo viso (tralasciamo il giro vita che ormai è misurabile in metri quadri), le possibilità che qualcuno se la pigli sono pari a quelle della conquista della Champions da parte di una squadra di ramino.
In secondo luogo è che, contrariamente a quanto dice Livia Turco (la ministro secondo la quale un tir di maria è ancora minima quantità), l’acido lisergico ha effetti a lungo termine, infatti Cinzia è ancora innamorata.

Urge la preparazione di un “papiello”.

Non sto qui a spiegarvi cosa sia, il termine è squisitamente partenopeo ma sappiate che, per farlo, ho bisogno anche del vostro aiuto.

In tanti anni che lo conosciamo ne ha fatte milioni.
Figuracce, idee bislacche, colpi di genio, alzate d’ingegno, risposte fulminanti. Ditemi tutto.

Raccontatemele.

Non qui che sennò, per quanto stordito dalla preparazione del matrimonio, potrebbe avere ancora un neurone in stato ON, ma al mio indirizzo e-mail

exidor@tiscalinet.it

Manca poco.

Categorie:Senza categoria Tag: , , , , ,

Scene da un matrimonio. -47 giorni

26 Marzo 2007 21 commenti


Ci siamo.
il momento sta per iniziare ad essere caldo (e non sto parlando di temperatura in questo momento ci sono circa 12 gradi in questo marzo strano).
Mancano 47 giorni al momento X, al giorno dei giorni, al festone che vorrei organizzare.
Molto è già stato fatto e molto è da fare. Il vestito di Cinzia deve essere solo sistemato, il mio aspetta i risultati di un mesetto di dieta :o ).
Il vino è ordinato e assaggiato, avremo ottimo rosso di produzione casalinga gallurese dai mastri vinai Giordo e Orecchioni.
La musica è stata scelta, la band di Antonello Sussarellu ci farà arrivare fino alle ore piccole…
Altre cose stanno andando avanti, e vi metterò al corrente dei passi di avvicinamento al point breack.
Oggi è stata una giornata di telefonate ed indirizzi, le partecipazioni stanno partento e vi colpiranno tra breve.
Occhio siete stati nominati!!

Categorie:Senza categoria Tag: , ,

Le parole che non ti ho detto – Parte seconda

20 Marzo 2007 1 commento


Ho trentasette anni.

Considerando che inizierò a vivere tra esattamente tre anni, non voglio farmi cogliere impreparato o con dei conti ancora in sospeso da questo importante avvenimento.
Nella vita di ciascuno di noi ci sono delle frasi che avremmo voluto dire e che non abbiamo detto: risposte pungenti sfiorate di un soffio, discussioni interminabili e sfiancanti che potevano finire in un secondo o poco più, soddisfazioni che potevamo toglierci o che, meglio, potevamo non dare.

Queste sono le mie.

(Sono troppo pigro per riscrivere l’incipit, questo è spudoratamente copiancollato dalla parte prima)

“Sei grande! Sei immenso! Sei unico! Se il mondo fosse un posto giusto e non una assurda palla di fango che gira intorno ad una stella governato da imbecilli che permettono l’esistenza di persone che si guadagnano da vivere vestiti da verdura e cantano Pa-pa-pa-parmigiano Re-re-re-reggianonono, dovresti essere l’imperatore massimo con poteri plenipotenziati tipo l’ultravista, il superudito e la megaforza. Non dico il Superuccello, perchè sono sicuro che già ce l’hai di tuo. Ti prego o potente! Nella mia personale classifica di cose di importanza vitale ci sei TU al primo posto, al secondo il sesso e al terzo respirare. Ti scongiuro di rivolgermi la parola, anche solo un pensiero, anche di disgusto o semplice raccapriccio a me, che solo solo merdina al tuo cospetto. “.

Autunno del, credo, 1985.
In quel periodo io e l’amico Alberto eravamo inseparabili.
Strano.
Perchè lui rimorchiava come un ossesso (e regolarmente quelle che piacevano a me) mentre io, quando la vedevo, era solo su riviste specializzate.
Lui era bello ma, come spesso accade, aprire bocca per lui era l’equivalente delle lacrime di drago: spezzava l’incantesimo.
Le belle conquistate dallo sguardo languido e dal capello fluente venivano cacciate via dall’insulsa cacofonia sonora che Alberto riusciva a trasmettere oralmente.
Diceva solo una marea di cazzate.
Comunque, suo fratello piccolo era un fenomeno coi piedi, tanto da dover fare un provino a Trigoria, sede della ROMA.
Alberto aveva uno strano rapporto col padre: non riusciva a vederlo. Quando andavo a casa sua, il padre era immerso nella lettura di un quotidiano e, a stento, se ne vedevano le gambe. Inoltre non parlava, bofonchiava cose tipo “cibo” se aveva fame, “acqua” se aveva sete, “gnoppo gnoppo” se voleva, beh, avete capito. Chiaramente questa forma di vita solo apparentemente a base carbonio, non ha la benchè minima intenzione di accompagnare il frutto dei suoi lombi così tanto lontano dal vellutino ricoperto di cellophane della sua poltrona.
Alberto lo chiede a me. Andare a Trigoria. Dentro, non fuori come tutti gli altri falliti. Dentro Trigoria. Come il mare d’inverno, è un concetto che la mente non considera (io, al contrario della Bertè, che adesso sembra più una latta di conserva scaduta sequestrata dai NAS, conservo uno stacco di coscia da far invidia).
Lo fa con una noncuranza che ancora gli rimprovero. Mi aspetto, pretendo, che la possibilità di mettere piede su suolo sacro sia donata con bolla papale, consegnata dalla Signora Del Lago, avvolta intorno a Excalibur.
Invece no. La butta lì semplice. “Ti va di venire con me a trigoria?”. Lo dice pure minuscolo.
Lo odio.
Il provino è per la settimana successiva. Ho solo il tempo strettamente necessario per purificarmi. Saune, full immersion di “Tutto il calcio minuto per minuto”, ripasso la biografia di Martellini, le statistiche del Guerin Sportivo dagli anni di Amadei ad oggi, ogni sera prima di dormire, ci dò giù col vino fatto da Liedholm.

TRIGORIA.

Un tripudio di giallorosso.
Una quarantina di tifosi stazionano fissi fuori dal cancello. Mi dicono che urlino “Picchia Sebino!” a intervalli regolari stabiliti dall’istituto pesi e misure di Parigi. Persone inutili che si accontentano di intravedere i giocatori attraverso i finestrini per qualche secondo.
Passo al loro fianco sventolando l’invito ad ENTRARE come tenessi in mano un biglietto ferroviario per Hogwarts.
Mi odiano. Sento il loro odio e me ne faccio il bidè.

Aprono i cancelli.
Abbraccio il custode, bacio un tizio che sta dando l’acqua ai gerani, salto come uno scemo tra l’indifferenza generale. Ci sono abituati, dicono.
Alberto ed il fratello sono accompagnati al campo, io sono già al terzo giro dell’impianto. E sono passati diciotto secondi.
Senza ormai nessun freno entro ovunque.
Sono furia, sono velocità, sono bramosia, sono..

Fermo.

Lui.

Appare senza il coro di angeli che ti aspetti. Addirittura cammina da solo, non sta su di un baldacchino in oro e diamanti trasportato da schiavi nubiani come sarebbe giusto e sacrosanto che fosse (quanta magnificenza in quell’uomo), beve da un normale bicchiere da bar e non dal Graal.
Apparentemente sta bevendo un caffè ma sicuramente sarà nettare e ambrosia.
Sono paralizzato.
Lui finisce il caffè, continua a parlare con l’amico, sfoglia un giornale, paga lui.
Sono passati dieci minuti. Mi ricordo di respirare di nuovo.
Si alza, fa per andarsene, si avvicina a me. Io sto per piangere. Quando è a due metri da me

Mi inginocchio.
Mi sfilo la sciarpa Forza Roma che porto al collo e gliela porgo abbassando la testa in segno di rispetto. Lui ridacchia divertito.
“Skusa racazzino, tu scampiato me per Elvis?”
Tutti ridono. Prende la sciarpa, se la passa intorno al collo e me la rende. Esce dalla porta senza voltarsi. Dopo un secondo riapre la porta e sorridendo mi fa “Il re ha appena lasciato edificcio”. (Battuta che lì per lì non capii assolutamente ma ero quasi per farmela nei pantaloni, non importava).

Rudi Voeller, il tedesco volante, mi aveva rivolto la parola.
L’uomo che per amore di Roma e della ROMA ha continuato, da campione del mondo, a giocare in una formazione che, definire di pippe senza speranza, sarebbe un migliorativo. Questo signore ha giocato con gente del calibro di Domini, Andrade, Ferrario, Renato (ulp!), Servidei e tanti altri scarti di pallone boni solo pè l’ammazzatora.
Mi ha parlato.
Il suo DNA è su una sciarpa appesa in camera mia.

Io ero rimasto assolutamente in silenzio. Quello che avrei voluto dirgli, lo avete già letto.

Categorie:Senza categoria Tag: , , ,

Ce l’ha de tajo

15 Marzo 2007 4 commenti


Signori,
l’abbiamo trovata.

Nell’immaginario collettivo maschile esiste dalla notte dei tempi, anche ai tempi dei soli Adamo ed Eva, il nostro maschietto, negando anche l’evidenza (siete in due, la femminuccia è Eva, siete solo due, ve lo ha assicurato uno di cui ci si può fidare di certo), era sotto sotto convinto che, cercando bene, ne avrebbe trovata una meglio.
Quella che si può permettere tutto.
Quella a cui permetti tutto.
Quella che lo sa e che sfrutta a piene mani questa sua posizione di potere quasi assoluto, che ha diritto all’ultima fetta di torta, che non prepara mai il caffè e che se, non volesse il cielo, dovesse un giorno formarsi per un caso assolutamente imprevedibile, una goccia di sudore sulla sua fronte, il mondo così come noi lo conosciamo subirebbe un contraccolpo che nemmeno il crollo di Wall Street.
Nemmeno la scomparsa dal mercato della Nutella.
Nemmeno un cambio (oddio, oddio, mi tremano le mani al solo pensiero) della ricetta della vitale crema al cioccolato e nocciola per l’aggiunta di VITAMINE che ne contaminerebbero irreversibilmente il sapore ed il gusto ad elevato potere ingrassante.

Abbiamo trovato quella che non solo ce l’ha d’oro, parlante e recitante opere minori di Shakespeare ma che ce l’ha de tajo (per i fuori raccordo, di taglio).

Daria Zhukova.

C’è gente, mica tanti, uno, che pur di farci un giretto paga sette miliardi di euro.

Sette.
Miliardi.
Di.
Euro.

Lo so, lo so, io sono sempre quello con la mentalità veteromaschilista convinto che tutti (o buona parte) dei problemi squisitamente femminili si risolvano con una adeguata zumpapparapperoperopà (ho lasciato acceso il Censore automatico di Word, un aggiunta di Windows Vista, ecco, gli utenti Mac possono continuare a dire tutte le porcate che vogliono, noi poveracci utenti PC se vogliamo dire che nulla in Italia risolverebbe la complicata situazione economica attuale più di una riunione Prodi Berlusconi in cui entrambi, a turno, dopo essersi tolti i pantaloni, prendessero e si elevassero vicendevolmente, non possiamo).

Dicevo?

La tipa con la topa. Caspita, questo passa il visto censura.
Fico.
Provo al femminile.
Cosa splendida
Non passa, pazienza.

Comunque, Ciccio Abramovich, dopo essere passato al mio personale controllo parentale e no, porca stramignottazza, non siamo parenti in nessun modo, ha deciso di divorziare dalla moglie Irina (più russa di così, si muore) pur di stare vicino alla sua Daria.
Per fare questo, gli passa una buonuscita di sette miliardi di Euro.
Vanno sempre scritti maiuscoli quando si parla di miliardi.

E noi stiamo ancora appresso alla Yespica.
Piemme di Potenza, datti una regolata. Se un politichetto qualsiasi pè dà na botta aa yespica ja passato dù lire, macchettefrega, sò ragazzi, lassali divertì. tanto aa yespica nun je dispiace, anzi, a dilla tutta saremo rimasti n’tre a nun aveje dato. Io sò sposato e nun me rode, ma fosse che je stai tanto sotto perchè uno dii tre sei te e te gira er chiccherone?
Aa visto? Hai fatto n’casino cor ministro che se faceva e nun hai risorto n’cazzo, mò stai dietro a n’poraccio de sessant’anni che pè svortà aa giornata se mette a sonà a chitara a casa de Prodi (e noi de sinistra pijavamo epr culo a Apicella), e questo si dopo na sonatina caa sora Flavia vò annà a sonà cò Debborahh (cò dù acca, che nun è a sola cosa che c’ha doppio) pei viali, e faccelò annà. Quante cartucce c’avrà ancora da sparà sto poraccio?

Sò ragazzi.

Categorie:Senza categoria Tag:

Uri Geller, al mio confronto, è un impiegato del catasto

12 Marzo 2007 4 commenti


Non so chi sia stato, ma chi ha detto che la realtà supera la fantasia aveva ragione.
Anche quello di “chi se fa i cazzi sua campa cent’anni”, non è che avesse tutti i torti, ma non divaghiamo.

Ho in negozio una signora che viene da me a fare le sue telefonate. Non fa la scroccona come quelli che scendono da un Mercedes bilocale terrazzato doppi servizi, entrano nella mia umile attività commerciale indossando catene da neve d’oro al collo con gesùcristi in scala 1:1 e chiedono di poter fare una telefonata perchè “nun c’ho credito” e, per salvare la faccia, comprano un pacchetto di ministilo.
No.
La signora, attempata sessantenne che li dimostra tutti e che qualche giorno dimostra pure quelli della vicina, viene da me e chiama dal suo cellulare.
Perchè?
Perchè sono bello? No, grazie per il pensiero anche voi siete tanto carucci ma la signora, giudicando dall’aspetto ha fatto zumpappappero su divani, poltrone, sedili posteriori, ultime file dei cinema (a seconda del cinema, anche sulle prime file), lampadari e lavatrici e si sta meritando una agognata e desiderata pace dei sensi.
Perchè mi trova simpatico? considerando che l’ultima volta l’ho invitata ad accomodarsi “in qualsiasi luogo ma non dove posso vederla”, direi di no.
Perchè a casa sua il cellulare non prende? Poche cose ha di buono il postaccio dove abito, una di queste è la presenza su un tetto su quattro di un ripetitore telefonico. Siamo talmente elettromagnetici che cambiamo canale sul televisore solo battendo le palpebre.

No.
Questa signora è convinta che c’ho il fluido.
Più di una volta mi sarebbe venuta voglia di piazzargli uno scaracchio sul parabrezza e confermargli in modo letterale le sue convinzioni, ma sono un ragazzetto bravo e costumato, quindi evito.
Secondo questa ragade su gambe, IO, la mia sola presenza, è l’elemento principe che fa funzionare il suo cellulare. A lei non funziona mai, quando siamo vicini, stesso negozio (quasi sempre il mio), allora funziona.

Io pensavo che sta cazzata del fluido fosse una presa in giro o una esagerazione da cliente ruffiano (dopo aver riparato gratis un telecomando è quasi d’obbligo che facciano apprezzamenti sulle “mani d’oro”, dopo aver sintonizzato, sempre gratis, un televisore con istruzioni talmente complicate da doversi trovare in forma scritta, difficilmente tramandabili tramite tradizione orale, è indubbio un “c’hai un cervello così”, anche le palle, aggiungerei io, ma sarebbe scontato e banale.
Invece no.
Questa è convinta che io c’abbia “il fluido” davvero.

Colpa mia.
Ho esagerato.
A volte mi faccio prendere dalla stronzaggine.

La scorsa settimana l’ho vista al supermercato. Non mi sono fatto vedere perchè sennò ricominciava il pippone del fluido e piripì e piripà. Ma il demonio della stronzaggine (vai a capire perchè, c’ha la faccia di Mastella) me l’ha fatta spiare.
Compra un pacco di spaghetti.
Va al banco e compra della pancetta e del pecorino.
Dallo scaffale prende le uova.

E CHE C’AVRA’ MAI INTENZIONE DE CUCINA’ ‘A SIGNORA?

Si mette in fila per pagare, a quel punto io, silenzioso come Diabolik, mi avvicino, mi scompiglio i capelli, strabuzzo gli occhi e gli sussurro

“Non è giorno di carbonara, meglio pasta e carciofi”.

Questa fa uno zompo che nemmeno Fiona May. Si porta una mano al cuore e lì mi cago io pensando “l’ho ammazzata”, subito dopo mi riprendo con un canonico “sticazzi”, la signora trasale ma si riprende. Il mio appunatamento con l’omicidio colposo e preterintenzionale è rimandato.
“Ma lei.. come fa a sapere.. c’ho gente a pranzo.. (e hai preso solo mezzo chilo de spaghetti? e chi te viene a magnà, Titti er canarino co l’amici? E er secondo? Che je dai de secondo? Na poesia de Montale?)* .. vado subito a prendere i carciofi..

Passa una giornata e me la vedo presentarsi in negozio.
“Ma come ha fatto? Ma lo sa che aveva ragione? Giovanna, una delle mie amiche (effigurate si portavi a casa n’omo) è allergica alle uova! Mi ha salvato il pranzo!”.
Ariecco Mastella.
Alzo la mano, lei zittisce all’istante.
“Signora, deve rimanere segreto. Siamo pochi e, come può immaginare, mal visti dalla gente, la nostra missione è far del bene ma per farlo dobbiamo rimanere nell’ombra, posso contare su di lei?”
Per un attimo temo batta i tacchi, alzi il braccio e urli “conti su di me, mio duce!”, invece abbassa la voce in modo cospiratorio e mi rivolge un più rassicurante “sarò una tomba”.
“Magari”, penso.
Mastella, ancora lui.

Il problema è che da allora sta spesso qui a rompere le palle.

Quasi quasi la mando in giro per il mondo a cercare il graal.

* Vorrei sottolineare la preziosità stilistica del doppio salto mortale carpiato e rovesciato della vicinanza Titti (canarino) e Montale (ossi di seppia). Me faccio la ola da solo.

Categorie:Senza categoria Tag: , , ,

Ma chi ho ammazzato naa vita precedente?

8 Marzo 2007 21 commenti


Te la brucio.
Te la dilanio.
Ne raccolgo le ceneri, le spargo al vento, dopodichè spruzzo il contenuto di sette milioni di bombolette spray in modo da allargare sto cazzo de buco dell’ozono, che fa aumentare ancora di più la temperatura media del pianeta fino al punto che tutte, e dico TUTTE, le materie plastiche de sta caspita de palla de fango non riescano a mantenere la consistenza e si squaglino, così non te ne possono ridare un altra.
De carta de credito.
Ma perchè non fai come tutte quell’altre che buttano i soldi su profumi, stronzate per i trucchi (creme viso al fango deli mejo mortacci loro, contorni occhi alle lacrime de mandrillo, modellante corpo al meteorite e altre cazzate usate pè fregà voi donne?)?
No.
Ai da rompe er cazzo cò Ikea.
Ma io, adesso, ndò cazzo la pianto (perchè sto totem nun se piazza, nun se monta, se deve solo che da piantà manco fosse n’cipresso) la libreria TRONSKJE, i mobiletti KJELL e la plafoniera HARDIENSEN?
Sò vent?anni che semo sposati e pè vent?anni t’ho detto che quer vomito de lampadario de vetro de murano me faceva cagà, adesso che, non solo nun c’avemo na lira ma sto a lavorà come no stronzo a destra e sinistra, torno a casa e me trovo invaso da manufatti alieni provenienti da n’paese na vorta famoso solo pè la mignottaggine delle proprie abitanti (sò convinto che hanno nventato Ikea pè vendicasse de l’omini de tutto er monno che annavano a scopaje mogli, sorelle e amiche), adesso diventato famoso pè la stronzaggine dei propri architetti e designer (non mi ci fregate, quelli che fate vedere nelle foto sò attori, i veri architetti sono stati ammazzati da uomini inferociti molto ma molto tempo fa, nessuno c?avrebbe er coraggio de fasse vede n?faccia. ?Me vedi? Quello che ha nventato lo scaffale a forma de pisello che te stai a mette dentro casa, so io! Quello che che pè fatte ncastrà tutto er pisello s?è nventato un sistema cò quaranta vitarelle de forma diversa, che gusto ce sarebbe sinnò, e ventidue brucole diverse, so sempre io!?, impossibile, come se Eva Henger se presentasse fora dar quinto braccio de Rebibbia e dicesse de aprì le celle. Nun se ritroverebbero più manco li fermacapelli).

Non solo adesso dovrei cambià er comò de pòra nonna co na cosa che pare la cabina di teletrasporto de “La Mosca”, MA ME LA DEVO PURE MONTA’ DA SOLO!
Cò quello che è costata me la dovevano montà William e Harry d’Inghilterra mentre Jenna Jameson e Carolina di Monaco, una mi leggeva la gazzetta dello sport e l’altra mi massaggiava i piedi.

La scena:
Nove e mezza de sera.
Mattinata passata a fà le tracce a casa dei Priscoli (che nun m’hanno ancora pagato, mortacci loro, ma se sò fatti er Mercedes novo) e pomeriggio buttato dai Mengozzi cor braccio infilato ner cesso pè stasajello. Che poi era colpa de quaa cazzo de strana forma de vita fijo de na ntruppata scarza e burina der regazzino che aveva nfilato n’Power Ranger (c’ha tenuto a sottolineare, quello rosso), nello scarico. A boni conti, a giudicà daa puzza, sto Power Ranger rosso, trovandosi lì e non sapendo bene che fare, ce deve avè cagato pure lui.
Ecco, torno a casa e me trovo er salone invaso da totem de cartone.
Attimi di panico confermati dalla tragica scoperta della scritta Ikea sui lati.

Sò cazzi mia.

Tanto lo so come funziona.
Le viti mancano.
Gli angoli di qualche tavola sò sbeccati.
Le guide dei cassetti sò storte.
E tocca tornacce.
Rimettete n’fila sur raccordo, smaria a destra e sinistra pè n’parcheggio, ncollate le tavole storte e quelle sbeccate, arifai la fila insieme a na cifra de mariti e fidanzati (avete voluto i PACS, i DICO o come cazzo li chiamate? Emmò fate la fila da Ikea, stronzi che si eravate solo fidanzati je potevi risponne ?cocca, io c?ho calcetto, vedi da annattela a pià nder secchio te e tutti i parenti de Ibraimovic, sto nterista bavoso?, adesso zittete che me devo concentrà, devo accoje ?o spirito daa Nike, impossible is nothing, aò, ancora qua stai? Và, và che trovi fila sur raccordo e poi mamma tua se preoccupa?, invece adesso te tocca sta qua pure a te che sa alla signora je gira er chiccherone jai da pagà l?alimenti )tutti ngrugnati come te, dar commesso che nun je ne frega n’cazzo e se la ride alla grande, lui che la sala da pranzo l’ha fatta da Semeraro e vaffanculo a tutti i svedesi.
Scopri che la tavola sbeccata color faggio nun ce l’hanno ALLORA quel gran genio de tù moje decide che no, mica possiamo mette la scrivania castano chiaro in mezzo a tutti i mobili faggio e nononono, no.
CAMBIA TUTTI I MOBILI IN COLOR CASTANO CHIARO.
Aritorna a casa, smonta tutto quello che ieri sera c’hai fatto le tre a montà (facenno ncazzà quoo stronzo der piano de sotto che voleva dormì e. vai a capì perchè, nun ce riusciva co te che smartellavi), arimettete n’fila sur raccordo, spara a quello che te voleva fregà er parcheggio, nun sparà a tutti i mariti de prima che, a vedè te che sei messo MOLTO peggio de loro, saa ridono che è na bellezza, aricaricate tutto n’macchina, arimettete n’fila sur raccordo e arimonta tutto.

Non prima de essete fatto fregà n’antra vorta dalle foto degli hot dog che te li fanno vede come fossero er paradiso der majale e nvece te consegnano er panino de Big Jim: piccolo e de plastica, la birra sembra che c’hanno pisciato dentro i mariti in fila de prima e er caffè, pure si c’è scritto Lavazza, sei sicuro che deve esse de Hans Lavazza, uno svedese che se chiama Lavazza ma de caffè ce capisce come te ce capisci de dinamiche quantistiche relative al secondo pricipio della termodinamica.
Ammazza che hai detto.

Stamattina squilla er telefono.
La signora Mengozzi.
“Signor Carlo, stavolta Enricuccio ci ha infilato quello verde! Tanto sta ancora in garanzia, vero?”.

Ma naa vita precedente mia, ma chi ho ammazzato?

Categorie:Senza categoria Tag: , ,

Guida per la sopravvivenza agli zombi

5 Marzo 2007 3 commenti


Non è un titolo a sensazione come mamma tiscali vorrebbe.

Ho davvero scritto una simile guida.
Vai a capirne il motivo, ho pensato che buttare giù una cosa del genere non mi avrebbe fatto passare per matto.
Oltretutto, ho scoperto in libreria una guida simile, scritta dal figlio di Mel Brooks, pubblicata da Einaudi. Ora, se la mandavo io da Einaudi, tutti gli Einaudi stessi mi avrebbero tirato dietro dei pitali come mi vedevano avvicinarmi al portone della casa editrice. Stessa cosa avrebbero fatto tutti i Mondadori, i Rizzoli, i Garzanti. Avrei avuto maggiori possibilità di scamparla solo con Sperling & Kupfer, quelli sono solo due (anche se, non tanto Sperling che sarà sicuramente un americano da pub e McDonald, quanto Kupfer, rappresentante della teutonica precisione, sicuramente mi avrebbe cecchinato), comunque, nulla mi avrebbe salvato da una lettera di rifiuto simil Snoopy (Caro collaboratore, le rimandiamo il suo patetico racconto con allegata una fantastica corda da impiccagione).
Bene, ho letto la guida del Sig. Brooks e l’ho trovata assurda.

Assolutamente non divertente e patetica dal punto di vista “sopravvivenza” vera e propria.

Lo so, sembra che stia dando i numeri. Forse è vero.

In ogni caso, sto buttando giù un altro post, nel frattempo so che, Battista a parte, molti di voi non sanno nemmeno che scrivo anche per una webzine (dove riciclo anche parecchi dei post del blog, compreso quello di questo mese), dove pubblicai questa guida.
Visto che è cosa di lunghezza inaudita, divisa inoltre in due parti, credo di fare cosa gradita evitando di metterla qui e allegando solo i link diretti alle pagine, per chi ha fantasia di leggerla.

Non vi dico quali e quanti commenti ho ricevuto all’epoca.

Ecco i link:

http://stim2.altervista.org/Stim_80/80/html/outside.htm

http://stim2.altervista.org/Stim_81/81/html/outside.htm

A presto.

Categorie:Senza categoria Tag: , , ,