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Archivio Ottobre 2006

Buon viaggio, capitano!

28 Ottobre 2006 2 commenti


Pax scrive e noi condividiamo ogni parola.
Buon viaggio…
Bapablo

La mattina del 17 ottobre 2006 ci ha lasciati Andrea Parodi.
Ad andarsene non è stata solo la voce dei Tazenda, non solo un cantante bravo e apprezzato. Con la sua voce infatti ci ha lasciati una importantissima figura per la Sardegna, un uomo che con la sua semplicità, la sua infinita cultura, la sua generosità, il suo attaccamento alla terra rappresentava con eleganza, discrezione e raffinatezza di pensiero il popolo e la cultura sarda.
Un tumore allo stomaco gli ha impedito di superare i 51 anni ma non gli ha impedito di lasciare una forte impronta in tutti i campi che ha avuto il coraggio di attraversare. Ha aiutato bambini, giovani artisti, associazioni culturali e ha combattuto tutte le battaglie sociali per la Sardegna.
Ha accettato la sua malattia con incredibile coraggio, e quando gli è stato detto che nessun intervento chirurgico sarebbe stato possibile ha replicato dicendo: “La notizia del primo tumore allo stomaco è stata una mazzata, ho subito pensato che avrei perso la voce perché operandomi mi avrebbero tagliato il diaframma. Invece sono stato giudicato inoperabile e in un certo senso è stato meglio così, almeno posso cantare. Dev’essere che qualcuno mi ha ascoltato…”
Chi come me ha avuto la fortuna di conoscerlo ne ricorderà per sempre la dolcezza e la pacatezza, la disponibilità e la generosità, l’amore per la musica e per la Sardegna, la passione con la quale faceva anche la più semplice cosa.
La forza spirituale di Andrea è stata testimoniata da tutti da sempre. Non era amato solo dai sardi e in tal senso è forse esemplare riportare le parole di un NON-SARDO:
la mia terra non è aspra come la tua
la mia terra è ricca;
la mia terra non è sola come la tua
la mia terra è circondata da altra terra;
la mia terra ha tante comodità che la tua terra non ha…
ma la tua terra ha qualche cosa che la mia non ha…
ha se stessa, i suoi valori, le sue lingue i suoi misteri…
e ha te che la canti…
e la fai amare anche a chi sardo non lo è…..
Vinci per la tua terra Andrea?
Lo ricorderemo forse con Abacada, un suo pezzo che dava il titolo al suo
album del 2001.
Abacada è la prima parola del vocabolario sardo e significa pace, calma.

“C’è un momento,tra la notte e il giorno,
che non è nè notte nè giorno.
Quello, è un momento di AbacadA…”

Dopo la sua AbacadA, Andrea ora canta e canterà sempre ancora per noi, nell’aria, e dovunque.
Perchè “LA VITA E’ BELLA”.
Buon viaggio, capitano!

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Non sto invecchiando, mi evolvo.

28 Ottobre 2006 2 commenti

Tecnicamente tutto quello che state per leggere è, nè più nè meno, il commento al post precedente di Battista che, per mere questioni di spazio, è diventato un altro post (maledetta Tiscali, maledette nuove forme di comunicazione che tentano di imbrigliare nello spazio di pochi pixel la nostra giovanile voglia di raccontare i nostri sogni e le nostre aspirazioni di giovini virgulti in fiore, e nel pieno degli anni, giovani e giovanili e con quasi tutti i capelli ancora neri. Quasi), insomma, mi sono accorto di aver sforato e che avrei avuto bisogno di troppi spazi di commento.
Vabbè, mica siete tutti come Valentina, avete capito.
Tra parentesi, Valentina, Amore mio, gioia mia, stella de casa, anche noi, da ragazzini, leggevamo “Le Ore”, ma mica andavamo a sbandierarlo davanti a tutti come fai tu, d’accordo la sopraggiunta libertà dei costumi ma non esageriamo. Il prossimo passo cosè, confessare che quel coso che tieni nel cassetto vicino al letto non è per la cervicale?
Ste ragazze moderne…

In ogni caso, qualche giorno fa sono stato investito dalla notizia della morte di Andrea Parodi.
Vuoi per l’effettiva modernità delle canzoni dei Tazenda, vuoi per le indubbie e straordinarie capacità vocali che aveva, vuoi soprattutto perchè costretto a rimanere tanti mesi lontano dalla Sardegna (e sempre col rimpianto di non farne parte anagraficamente), li ho sempre seguiti assiduamente. Posso orgogliosamente dire di essere stato una delle quattro persone nel mondo ad aver comprato “Fortza Paris”, un album decisamente brutto con una copertina inguardabile.

Tralasciando di quando, al ritorno dal concerto di Castelsardo, becchiamo Parodi per strada che aspettava gli altri e quell’invasata della Garofalo Peracchio decide che non lo molla finchè non gli autografa anche gli scontrini della GS che si era ritrovata in tasca, a loro è legato uno dei ricordi più belli (naturalmente a posteriori) della mia vita.

Il concerto di Olbia con Enrico.

Fu tutto deciso in un lampo. La mattina in spiaggia scopriamo, leggendo La Nuova, che in serata i Tazenda avrebbero suonato ad Olbia. Nessuno voleva andarci perchè, comprensibilmente, i sardi del gruppo li avevano sentiti già una sessantina di volte, noi, fregandocene di tutto e tutti, partiamo.
Organizzati come Jake e Elwood.
Andiamo alla fermata dell’autobus e partiamo decisi a conquistare Olbia.
Dalla nostra avevamo l’assoluta incoscenza, un pacchetto di sigarette e l’assoluta convinzione di essere i re del mondo.

Arriviamo nel tardo pomeriggio in un punto imprecisato di Dodge City.
Non sappiamo dove siamo, non sappiamo dove vendono i biglietti, non sappiamo dove e quanto lontano (informazione che si rivelerà fondamentale) ci sarà il concerto e la cosa migliore è che, di tutto questo, non ce ne frega un beneamato cazzo.
Saremo anche ragazzi, giovini, imberbi ma il cromosoma Y ha sempre la sua funzione base attiva: non chiediamo un informazione nemmeno sotto tortura.
Ci incamminiamo verso il centro, convinti che prima o poi, per magia, tutto si sistemerà.
Così è.
Troviamo una piazzetta dove vendono i biglietti e ci indicano quale stella seguire per raggiungere il luogo del concerto.
Usciamo e ci sediamo su una panchina, davanti a noi, una gioielleria.
Giovannino e Antonio avrebbero già tirato fuori i passamontagna, io ed Enrico decidiamo per un’altra opzione.
Giuro, in contemporanea, diciamo: “ci facciamo il secondo?”
Qualche settimana prima, in piena incoscenza, ci eravamo messi un orecchino. Non contenti delle infinite prese per il culo, andiamo epr il secondo. L’anno successivo diventeranno tre.

Mangiamo qualcosa in una pizzeria vicina e ci incamminiamo per lo stadio. Per la strada cambia, per due volte, il fuso orario ma non è un problema.

Noi eravamo pronti per un concerto in cui Jimi Hendrix avrebbe bruciato la chitarra, Jerry Lee il pianoforte, Pete rotto la sua Fender e Bob fumato anche gli zerbini dei camper. Davanti a noi famiglie che si erano portate i tavolini da casa. Ci guardano come se fossimo sbarcati da Marte.

Concerto. Eccezionale. Facciamo un casino mai visto.
Fine concerto.
Decisiamo che la strada fatta all’andata era sbagliata, optiamo per una “scorciatoia”.
Non siamo arrivati a Telti, ma poco ci è mancato.
E’ troppo tardi, gli autobus non partono più fino all’indomani mattina.
In tasca abbiamo monetine a malapena sufficienti per il biglietto.
La stazione di Olbia, se stazione si può chiamare, chiude per la notte. Non ci può dormire dentro.
E’ il momento adatto per farsi prendere dal panico.
Dove caspita andiamo?

Decidiamo di tornare alla piazzetta in centro, ci sembrava “un posto sicuro”.
La varia umanità notturna di Olbia ci fa rendere conto del contrario, intorno a noi la gente urla e litiga, si spaccia droga, si vendono organi, testate termonucleari passano di mano, Pinochet stringe mani ai fans, Hannibal Lecter ci chiede se vogliamo andare a cena da lui.
Stesi su di una panchina, decidiamo di fare i turni di guardia: tre ore per uno, uno dorme, l’altro vigila.
Nessuno dei due riesce a dormire.
Alle quattro del mattino, una Ape Piaggio prende una curva a velocità warp e si cappotta, il pilota ne esce indenne, bestemmia qualcosa in un linguaggio che nulla ha di umano e se ne va lasciando l’apetta dove si trova. La riprende dopo una decina di minuti.
Con scadenza di dieci minuti, qualcuno ci chiede se abbiamo fumo da vendere.
Due di questi tornano dopo un pò chiedendoci se vogliamo comprarne.

Arriva l’ora della partenza dell’autobus.
Con i pochi spiccioli rimasti, entriamo in un bar a chiedere “mezzo cappuccino” che dividiamo da bravi fratellini.
Ritorno a casa.

Inutile dire che ai nostri occhi Livingstone che cercava le sorgenti del Nilo, era una giovane marmotta.

Cambiamo discorso.

Kate.
C’hanno ammazzato Kate.
Miss maglietta bagnata 85.
Maledetti.
Un telefilm perfetto. Belle storie, varie, divertenti. Personaggi dannatamente ben delineati che interagiscono tra loro senza stronzate tipo “pausa drammatica” o “frase ad effetto” come succede negli altri polizeschi e, vivaddio, non ci fanno vedere per metà puntata un tecnico di laboratorio che fa un esame del dna (se ne vedo un altro, urlo).
Li odio.

Cercherò di essere più presente nel blog, giurin giuretta.

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Su sonu ‘e s’anima e altre cose…

26 Ottobre 2006 4 commenti


Andrea Parodi si è spento alcuni giorni fa, stroncato da un tumore.
La notizia l’ho appresa dalla radio, Linus lo ha comunicato verso la fine di “DJ chiama Italia” e poi ha trasmesso “Spunta la luna dal monte” cantata con Bertoli, il più grande successo “nazionale” dei Tazenda.
Ho accolto la notizia e ascoltato la canzone con un fortissimo groppo alla gola, probabilmente in questo periodo sono più sensibile a notizie di questo genere, ma non solo. La sua voce mi aveva sempre emozionato, le sue canzoni mi sono sempre piaciute moltissimo e ha, con i Tazenda e da solo, reso orgogliosi migliaia di sardi in tutta Italia.
Mi ricordo quando, mi sembra nel ’90, Patrizio faceva girare nella greffa la prima cassetta dei Tazenda. Canzoni come “Carrasecare” e “No poto reposare” ci attirarono subito, facendoci conoscere un suono sardo ma moderno, che conquistò in breve tempo prima noi e anche il resto d’Italia. Il fenomeno col tempo è scemato, e lui si è dedicato ad una musica più “alta”, studiando profondamente la cultura della musica sarda per poi contaminarla con altre forme musicali, numerose le collaborazioni da Al di Meola a Paolo Fresu a numerosi altri.
Ora la mia Sardegna è diventata più povera…

In questi giorni sto cercando di tenere il cervello impegnato, cercando di distrarmi con qualcosa di leggero e divertente. Quindi leggo Pulsatilla – La ballata delle prugne secche. Divertente il libretto scritto dalla nota blogger ma alla lunga mi sembra non sia nulla che Paolo non possa scrivere, se ne avesse voglia. Allora che fai Pà??

Ultimamente stavo seguendo NCIS, domenica sera RAI 2 ore 21,00. Alla fine della scorsa puntata uno dei protagonisti, Kate, muore, uccisa da un proiettile in piena fronte. Una morte improvvisa e che mi ha lasciato sorpreso e dispiaciuto visto che era il personaggio che preferivo.
Non sono più il vecchio e cinico spettatore di una volta, ha la vecchiaia…

Il blog ultimamente va cosi’ cosi’, io sono off line e incasinato, Paolo poco tempo e poca vena, forse, quindi vi prego cari lettori fatevi sentire!!! Mandatemi qualcosa da pubblicare, rianimiamo la vis polemica!!!

Lavoro come un matto per non pensare, leggo in qualsiasi momento per non pensare, guardo qualsiasi cazzata per non pensare, ascolto ogni cosa per non pensare, non importa quanto veloce posso andare ma i cattivi pensieri mi raggiunge sempre, porca miseria.

Ieri mia madre è stata operata, l’intervento è riuscito, i medici sono contenti, mi dicono che è il primo passo ma è riuscito bene.
Grazie a tutti quelli che ci sono vicini anche da parte di mio fratello e mia sorella. Continuate a tenere le dita incrociate e a sperare con noi…

Alla prox…
Riferimenti: Andrea Parodi

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Mondo ladro

11 Ottobre 2006 2 commenti


Non devo fare considerazioni sull’attuale governo (ho appeso in negozio un cartello che mi ha mandato un amico con scritto “Non lamentarti, l’hai votato tu, pirla!”, ma parlare di quella simpatica categoria di persone che, forse seguendo un largo concetto di proprietà privata (compagni dai campi e dalle officine, se non ve l’hanno già fregata prendete la falce, sperate che al suo posto sia ancora il martello… no, metricamente fa schifo ma il concetto è chiaro), crede che l?entrare nelle case altrui e prendere a prestito per un lungo ed indeterminato periodo di tempo ciò che si vuole, sia perfettamente lecito e giustificabile.
Se tale prestito non concordato, avviene alle due di notte, beh, non è colpa di nessuno, quando scappa, scappa.

Insomma, qualche notte fa hanno provato ad entrarmi in casa.

Erano le due di notte e io e Rosanna, smessi i tempi in cui ogni sera era un toga party, ogni fine settimana un rave, ogni ora un happy hour, ce ne stavamo bellamente dormendo alla grossa.

Improvvisamente suona l’allarme.

Apro gli occhi in tempo per vedere Rosanna che, scambiandolo per un cubo, balza sul comodino e ondeggiando con le mani i bordi della camicia da notte, inizia ad urlare “Ammazza come pompa ‘sto DJ! Su le maniiiii!!!”.
Riavutasi dal ritorno alla realtà, si precipita in camera delle bimbe, io, convinto che una delle due sia scesa di sotto facendolo scattare, stacco l’allarme. Dall’altra stanza una vocina sottile sottile fa: “Adesso metti Fabri Fibra!!”
Scendo per controllare.
Due stecche delle persiane mancano e la persiana stessa è aperta.

Occazzo. Qualcuno ha provato ad entrare in casa.

Qualcuno che probabilmente, guardando l’enorme sirena montata sul palo dell’antenna avrà pensato “Ma guarda che strano nido di cicogne hanno sul tetto”, o magari credeva che l’allarme suonasse solo i giorni dispari.
Mentalmente passo in rassegna ogni possibile modo diplomatico per dirlo a Rosanna, non voglio che si spaventi.
Mi raggiunge.
“Le bambine stanno a posto e dormono alla grossa, cosa lo ha fatto scattare, AVEVI chiuso male la finestra?”
Tipico delle donne. Qualcosa va male? Non ci sono cazzi, la colpa è la tua.
“No, qualcuno ha forzato la persiana, volevano entrare in casa”.

Mai detto che sono forte in diplomazia.

Lei prende in mano il telefono e dice “Chiamo la polizia”, io penso “bene, cos’ saranno presenti per il 40esimo compleanno di Irene”, suggerisco di chiamare mio padre, vicino di casa e cacciatore.
Strano ma vero, mi dà retta e lo fa.
Io mi metto le scarpe e prendo l’attizzatoio del camino.
Sono furia omicida, sono Rambo, sono Rocky, sono Chuck Norris a cui dei ragazzini hanno rigato il fuoristrada, sono Antonella Clerici a cui hanno tolto da davanti agli occhi l’ultima fetta di torta.
Sono una condanna a morte vivente. La mia mano destra è attaccata a quello che è, in tutto e per tutto, il vero braccio della morte. E non vi darò nemmeno il diritto all’ultimo pasto.
Con indosso una camicia da notte verde con le mucchine.
Apro la porta, dalla telefonata sono passati, al massimo, otto secondi, mio padre è lì davanti lavato, vestito, sbarbato, bidè fatto e armato di doppietta. Come cazzo abbia fatto, un mistero.

Leva la sicura e dice “Paolo, non mi rompere il cazzo, se li vedo, li stendo” con una faccia che fa sembrare Clint Eastwood una delle protagoniste di Paso Adelante. Adesso come adesso potrebbe estrarsi Cazzutaggine e venderla un tanto al chilo a quelle mezzeseghe della Pupa e il Secchione.
Non mi sogno nemmeno di controbattere anche perchè, in quel momento, penso che se ne stende uno, io lo scuoio e mi ci faccio un cappotto.
Giriamo intorno casa e, fortunatamente per tutti, non troviamo nessuno.

Andiamo anche vicino alla rete di confine col vicino di casa, famoso per avere due cani che normalmente abbaiano pure ai cambi di temperatura e che stavolta non hanno fatto neanche bau. Ci avviciniamo e niente, uno dei due, addirittura, si gira sulla schiena e con gli occhi mima una muta preghiera Grattami Grattami. Vedo mio padre diventare blu dalla rabbia mentre accarezza l’idea di stenderne uno ma ci ripensa, “sono solo cani, non ne hanno colpa”, detto con la stessa solennità de “adoro l’odore del napalm la mattina, odore di vittoria”.
Personalmente non condivido il suo punto di vista, quando si gira per continuare il giro io, ricordando quanti santi e quante madonne mi hanno fatto disturbare st’estate, torno indietro e gli rifilo una zampata sul muso. “Papà, hai visto che strano? Adesso abbaiano”.
Torniamo a casa e vedo che le stecche delle persiane non sono state strappate, ma delicatamente sfilate e poggiate su una sedia vicina (ho le persiane con le stecche orientabili, su un quadrato di legno sono montate tante stecchette di legno che si orientano tirando su o giù una levetta a seconda se voglio o meno far filtrare luce all’interno. le stecche sono tenute da una cornice in ferro).
So chi sono i ladri.
Mastro Geppetto e San Giuseppe.
Solo due falegnami potevano fare un lavoro del genere.

Da due giorni tento di capire come caspita abbiano fatto ma non ci riesco.
Non un segno, non un graffio, una sbavatura.
Nulla.
Ma con quello che guadagna un falegname, che caspita di bisogno hanno di andare a rubare? Quando ho finito casa ho notato una cosa: io guido un Ford Fiesta di 10 anni. Il falegname aveva una mercedes station wagon con il televisore interno e una telecamera per il parcheggio. Il marmista un Suv della toyota con piscina e scivoli tipo aquafan, il piastrellista si teleportava direttamente in casa, il fabbro poi veniva con una semplice panda, ma il suo autista era Felipe Massa.

Il lato positivo in tutto questo c’è.
Da due notti sto facendo la guardia seduto sul salone di casa mia, armato del solito attizzatoio, fino a mattina.
Su uno dei canali culturali di Sky, a notte inoltrata, c’è Carmen Electra che presenta il Wrestilng nudo femminile. Subito dopo gli speciali di playboy e subito dopo ancora, una trasmissione che fa vedere quanti sport estremi, come la pesca subacquea e la preparazione casalinga delle marmellate, possono fare delle belle figliole nude.

L’importante è continuare a vedere il lato positivo delle cose.

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