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Archivio Luglio 2006

Mambruttisco – La fine

29 Luglio 2006 Nessun commento

Casa è troppo messa male per poter anche tentare di dargli una sistemata: i fumetti che avevo letto e lasciati impilati sulla scivania “tanto poi li sistemo”, sono tranquillamente dove li avevo lasciati, i tegami che avevo tolto dalla lavastoviglie e che solo Rosanna sa da dove cazzarola provenissero e che “tanto dopo li metto a posto”, fanno bella mostra di sè senza che anima viva voglia sistemarli.
NEssuno si aspettava da me che mi mettessi a fare le lavatrici, quindi una piccola catena hymalaiana di panni sporchi fa bella mostra di sè in lavanderia.

Insomma, non mi resta che appellarmi alla clemenza della corte.

Arrivano.
Irene mi corre incontro gettandosi al collo, Chiara mi corre incontro gettandosi al collo, Rosanna mi corre incontro stringendomi le mani intorno al collo “SONO STATA VIA SOLO VENTI GIORNI!! COME CASPITA HAI FATTO!!”
…e non era nemmeno entrata in casa.

Mia suocera attacca il solito pippone su quanto gli abbiano dato da fare le piccole, mio suocero alza gli occhi al cielo aspettandosi questo rituale che si compie, regolarmente, ogni anno, Rosanna prende dal bagagliaio della macchina una strana valigia con una inquietante scritta sul dorso “Kit per la castrazione casalinga”.
Non è ancora entrata in casa, cerco di bloccarla sulla soglia di casa ma lei mi lancia uno sguardo che mi provoca una piccola emorragia interna.
“Zitto”.
Il bello è che non ha aperto bocca, ma io l’ho sentito perfettamente.
Appoggia una mano sul muro di casa.
Si concentra.
Attimi di silenzio.
Stacca la mano, si gira lentamente nemmeno fosse Samara di The Ring.
Chiudo gli occhi, se incrociassi il suo sguardo sono sicuro che mi esploderebbe la cistifellea o perderei l’uso di quella parte del cervello dove mantengo gelosamente tutti i dati statistici sul calcio ed i nomi dei calciatori stranieri assurdi arrivati nel campionato italiano (gente tipo Victorinho, Eloi, Pedrinho e Luvanor).
Parla: “Fammene venti”
Senza nemmeno avere il tempo di dire Ba (centrocampista inutile e biondo tinto del Milan, ok, funziona ancora bene tutto), mi ritrovo sul pavimento a fare flessioni.

Poi è un turbinio di macchine da scaricare, e con due bambine attaccate ai polpacci non è facile, valigie da sistemare, panni da stendere (non so come sia stato possibile, sono arrivati da nemmeno venti minuti e già ci sono panni lavati da stendere.
Chiara ha una treccia sui capelli e mi racconta tutto quello che ha fatto, Irene è ancora più bionda di quando è partita ed è un tripudio di boccoli con due occhi vispissimi. Una Shirley Temple con l’indole di Renato Curcio.
Rosanna è di sopra a sistemare.
Una voce nel cervello. “Fanne altre venti”

Nella maniera più delicata possibile faccio capire a mia suocera che il suo continuo parlare e lamentarsi ha, un tantinello, trifolato il giusto le palle e, altrettanto delicatamente, faccio capire che è ora se ne vadano a casetta loro.
In maniera gentile, però.
Gli dò le chiavi della macchina e gli apro il cancello. Chi vuole capire, capisca.

Per cena apparecchiamo di fuori, accendiamo due candele e, dopo venti giorni, riassaporo il gusto di stare in famiglia. Rosanna sorride felice di essere tornata, la bambine non stanno zitte un attimo tante sono le cose da raccontare. Sono talmente felice che addirittura mi ricordo di non poter più ruttare liberamente, e non mi importa.

L’uomo di Cro Magnon che ero diventato, improvvisamente sparisce.

Rosanna, mentre mangiamo, scrive su un bloc notes ed ha già riempito tre pagine.
Adesso, se aprite a caso un qualsiasi manuale del bravo maschio, ci trovereste in grassetto maiuscolo e sottolineato la frase “NON FARLO!”.
Ma è inutile rimandare l’inevitabile: chiedo “Che scrivi?”
I suoi occhi brillano.
Letteralmente.
“Le cose che devi fare per farti perdonare, caro”.

I prossimi, saranno giorni interessanti.

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Mambruttisco – quasi finita

25 Luglio 2006 3 commenti

Un everest di legna.
Una fottutissima massa cacatiforme di maledettissimi ex-alberi giustamente fatti a pezzi, alta tanto da avere delle nuvole sulla cima, larga abbastanza da cambiare due comuni. Piazzata sulla rampa d’accesso di casa mia. Per farla breve, o la toglievo o non entravo in casa.
Dopo due intervalli di pranzo passati interamente a “carica il ciocco sulla carriola, scarica dalla carriola e impila”, non ne avevo sistemato nemmeno un terzo.

Sessanta strafottutissimi quintali di legna.
Domenica mattina mi sveglio presto e, nemmeno fossi Mac Intosh, mi metto al lavoro.

Passa un ora.
La spalla sinistra mi fa notare, gentilmente, di avere piccolissimi problemi a muoversi. Il ginocchio destro si allea poco dopo.

Due ore.
Ho sonno, fame, sono stanco, il mio corpo sta chiedendo a gran voce che tutta sta caspita di legna si bruci esattamente dovè.

Quattro ore.
Il dolore alle giunture è passato, ormai sono entrato in uno stato estatico simile a quello dei lama tibetani.
Inizio a sperare che questa legna provenga dall’abbattimento di un albero, dell’unico albero nel giardino di un orfanotrofio, al quale era legata un altalena, unico divertimento di una miriade di bambini inconsolabili che ancora ne piangono l’abbattimento. Me li immagino chiedermi il riposizionamento dell’albero stesso o di uno equivalente.
La mia risposta sarebbe “lo farei solo perchè possiate impiccarvici”.

Cinque ore.
Mi appare Santa Rita annunciandomi un ulteriore scarico di altri trenta quintali di legname.
Passo al buddismo.

Sei ore.
Sono in grado di prevedere il futuro.

Ora X.
Si posa accanto a me una colomba bianca con un ramoscello d’ulivo in bocca. La schianto al suolo e ci passo sopra ripetutamente con la carriola, prendo la macchina e la spiano con le ruote anteriori, entro in casa, ne esco subito dopo con un tubo di gomma che, prima uso per percutore i poveri resti, dopo per fare il succhio al serbatoio, inondare ciò che resta della colomba e, subito dopo, darne fuoco ai resti.

Ho finito.
Riunisco le poche forze rimaste, mi tuffo nella vasca e mi ci addormento.
Mi sveglio dopo mezz’ora. A quel punto apro il rubinetto.

Si è fatta ormai sera. Una giornata buttata.
Il prossimo anno brucio il mobilio.
Per cena cucino i ripiani del frigorifero e un insalatiera.
Domani faccio spesa, giuro.
Mercoledì tornano Rosanna e le bimbe. Per allora devo aver fatto sparire i mucchi di biancheria sporca in giro per casa, rimpiazzato le piante secche che avevo giurato e spergiurato di innaffiare, sostituito le piastrelle della cucina (ci sono macchie in terra che non si tolgono nè con la spatola nè col gas nervino), trovato un avvocato penalista disposto a difendermi dall’accusa di omicidio di Silvio Muccino e della stronza che pianta il futuro marito sull’altare per andare con un tizio che gira solo col telefonino e che non il quale non ha scambiato che tre parole e che si permette pure di incazzarsi con la madre dicendogli “Mamma è un ora che stiamo parlando!”.
A stronzè, tù madre ha pagato 100 bombe a cranio pè il ricevimento e te te ne sei annata co uno che se te propone de annà a Sassari te ce vò l’ombrello pè riparatte, si permetti c’ha tutti i diritti da esse mpò incazzata.

Serata passata a rivedere “Abbiamo solo fatto l’amore”, “Doom” (una cagata imbarazzante) e un classico dell’estate, “Il grande Lebowsky”.

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Mambruttisco – Giorno tredici

21 Luglio 2006 2 commenti

Non so se in casi come questo siano d’obbligo gli auguri.
Domani faccio tre anni che non dormo.

Lavorativamente parlando, mi sto facendo un sedere come un secchio. In pratica, per soddisfare richieste sempre più assurde (“la lavatrice che mi ha venduto innervosice il canarino, può venire a vedere se può farci qualcosa?”, “Venga a casa mia così verificherà di persona che il televisore comprato da lei non trasmette il telegiornale delle 20″, “dopo aver usato la bilancia pesapersone acquistata da lei ho sentito l’impulso irrefrenabile di dare una capocciata al muro, sto pensando di farle causa”), dovute in maniera eguale al fatto che, al mio paese, devono aver confuso i sacchi di insetticida che il comune libera nell’aria contro la zanzara tigre con quelli provenienti dalla Colombia che sequestrano a Fiumicino e al fatto che, storicamente, se non sei da ricovero, non vieni da me a comprare.

Tanto per dirne una.
Mediaworld ha fatto quella promozione che se l’Italia vinceva i mondiali regalava il televisore che avevi acquistato da loro, ricordate?
Bene, al di là del fatto che il manager responsabile di questa fantastica operazione pubblicitaria adesso vede i suoi testicoli galleggiare dentro un bicchiere, due tizi, rappresentativi del cliente medio che entra nel mio negozio, hanno superato loro stessi.

1. Tizio n.1
“Senti, io ho vinto il televisore con Mediaworld però mi rode il culo di arrivare fino lì e non c’ho mai tempo. Facciamo una cosa: il televisore me lo dai tu, poi te la vedi te con loro”.
Traduzione: non ho comprato il televisore da te ma sono andato dalla concorrenza, adesso sono talmente cretino da pensare che tu sia comunque tanto cretino da dire di sì a questa che è, in assoluto, una delle richieste più cretine che la storia ricordi pari solo alla richiesta di grazia dell’arbitro De Santis. Inoltre, come se non bastasse, te lo chiedo anche con il massimo dell’arroganza.

2. Tizio n.2
“Scusa, ma perchè non hai fatto pure tu una promozione come quella? Magari invece dell’Italia potevi farla con il Brasile vincente, io ci sarei venuto”
Traduzione: Mi risulta difficile credere che tu, esercente con un negozio di circa 100 mq. non possa fare una pubblicità nazionale come quella di un gruppo che muove buculioni di miliardi al giorno. Inoltre, per dimostrarti se mai ce ne fosse bisogno, quanto sono cretino, vengo a dirti che avrei aderito con piacere ad una pubblicità in cui, col senno di poi, non solo so già che non avrei vinto ma che ti avrebbe fatto fare la figura del portasfiga e che, a mondiali vinti dall’Italia, ti avrebbe attirato tanta di quella pubblicità negativa che Dio solo lo sa.

Comunque, tornando al fatto che non dormo.
Ieri non ho cenato, in casa non avevo nemmeno i crackers. Di solito quando tutto manca, ci si fanno due uova o un piatto di pasta.
Ad avercele.
Le uova, avrei dovuto andare a strapparle direttamente dal posteriore della gallina e l’unica pasta che c’era in casa è quella avanzata di Irene (figlia di due anni) e, francamente, di farmi le “stelline al burro scaduto”, non mi andava. Anche perchè sarebbero state davvero solo pasta, acqua di cottura e burro scaduto, non ho nemmeno un grammo di parmigiano.
La voglia di fare qualsiasi cosa si è definitivamente andata a fare una passeggiata quando, ieri sera, a sorpresa, si è materializzato Gianni.

“Gianni – legna da bruciare”, recita il cartello.
Il quale, visto che si trovava a passare, mi ha scaricato 60 (sessanta) quintali di legna nella rampa della cantina.
Indovinate cosa devo fare oggi e tutti i momenti liberi che riuscirò a trovare da qui ai prossimi giorni?
Oggi torno a casa alle 13.00 e, fino alle 16.00 sono di spostamento e allineamento ciocchi.

Voi avreste dormito?
Io ero talmente incazzato/deluso che non ce l’ho fatta.
Ieri avevo deciso di scrivere un raccontino da inviare ad un concorso indetto dal Comune di Roma.
Tre temi a disposizione che sintetizzo in: la tua città, l’importanza della musica, la stazione ferroviaria.

Io ho scelto la terza traccia, la stazione.
Il racconto doveva essere breve, max 4000 battute.
Ho descritto un uomo che fin da bambino adorava le stazioni, al suo paese ce ne sono pochissime, e invita il lettore a seguirlo fino al treno descrivendo il piacere che prova ascoltando dapprima solo brandelli di frasi e poi discorsi interi dei viaggiatori o delle persone in attesa.
Finisce con le frasi:

“Scusate il mio divagare ma ora ho un compito importante da svolgere prima che qualcuno si accorga di me.
E’ ora di consegnare alla luce questi cani infedeli.”

Non so bene il perchè, ma credo di non avere molte possibilità di vittoria.

Per cercare di calmarmi mi sono immerso in una maratona Disaster Movie che mi ha portato fino alle quattro del mattino.
Alle sei i cani del vicino hanno iniziato ad abbaiare furiosamente.
Alle sei e dieci i cani del vicino hanno inalato aria per l’ultima volta.

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Mambruttisco – Giorno nove

17 Luglio 2006 3 commenti

Ieri sera, poker.

Mio fratello mi chiama e mi chiede di fare il quarto.
Ho un sonno misurabile in kilotoni, lucidità mentale che mi porterebbe anche a pensare positivamente di una persona come Mastella, in breve, non vivo, mi lascio trasportare come una foglia da quel grande vento che è la vita.

Forza, uscite di casa e fatemi un bonifico.
Non potete continuare a godere gratis di queste perle di saggezza, se un cazzone come Coelho (finchè ci sarà così tanta gente al mondo disposta a spendere denaro per acquistare i libri di quel deficiente, possiamo stare tranquilli di non correre nessun pericolo di invasione aliena, non valiamo nemmeno la benzina delle astronavi) continua ad avere tanto successo e trova buculiardi di persone disposte a pagare 15 euro per libercoli di 33 pagine in cui si trovano frasi leggendarie come ?abbandonate il male e abbracciate la luce?, ?riempitevi di positività e le giornate saranno piene?, ?guardate a destra e a sinistra prima di attraversare?, ?prima l?acqua e solo dopo la pasta?, voi potete darmene anche solo 5 a me. Vanno bene pure un paio a testa.
Al vostro buon cuore.

Dicevo, passare la serata a giocare a poker non mi andava granchè e stavo per rispondere di no, quando Luca dice la frase definitiva:
?Porto da mangiare?.
Allora cambia tutto.
Non devo preparare la cena, non devo affrontare la tovaglia sporca e imbriciolata, i piatti in equilibrio precario nel lavandino possono rimanere dove sono ancora per un po?.
Mi hai convinto ragazzo.

Nemmeno ci fosse Jamie Lee Curtis ad aspettarmi, mi tuffo sul tavolo contenente patatine, tramezzini, noccioline e pistacchi.
Da bere, solo bibite gassate.
Sarà la quantità di azoto che ho ingerito in queste settimane ma mi sembra che anche il succo di frutta alla pera abbia le bollicine.
La cosa si ripercuoterà negativamente sulla partita in quanto, tutte le volte che avevo un punto alto, per l?eccitazione, ruttavo fragorosamente. Mi è entrata una scala reale minima, ma ha fruttato, per questo, la vincita di soli 90 centesimi.
Mettiamoci anche che, nonostante io mi consideri bravissimo con le carte, in realtà sono una sega pazzesca. Dopo quattro mani i miei avversari capiscono al volo quando sto bluffando, se ho o non ho un punto in mano, sanno di che colore ho la biancheria e la verità su chi, quando eravamo bambini, tra me e mio fratello, ha davvero rotto il frullatore nuovo di mamma.
A mia parziale discolpa posso solo dire che stavo giocando coi soldatini e dovevo punire un collaborazionista.
Immaginavo di crollare a terra dal sonno dopo dieci quindici minuti, ma non avevo fatto i conti con Ivana, la figlia del mio vicino di casa.
Una insulsa tredicenne spaccacazzi trifolatrice di coglioni il cui unico scopo nella vita è testimoniare con la sua sola presenza, la possibile validità di una legge per l?eutanasia.
Attaccata al padre come una zecca al suo cane, non ha dato riposo alle corde vocali per più di sedici secondi alla volta in tutta la serata
?chi vince tra doppia coppia e scala reale??,
?se io ho un full e lui cinque carte uguali??,
?qual? è briscola??,
?secondo voi è più fico Justin Timberlake o Leo Di Caprio??
?papapapapapapapapapapapapapapapapapa papone papone paparino paparozzo?

il massimo l?ha raggiunto quando ha urlato a pieni polmoni, alla madre che stava dormendo: ?MAMMAAAAAAA mi prepari una CAMOMILLA CALDA??
Una camomilla?
Calda?
Il 16 luglio?
Ma te sei l?anticristo. Tieni i capelli lunghi per non far vedere la cicatrice 666 dietro la nuca.
Comunque, l?odio mi teneva sveglio.
Dopo aver chiamato giro, fatto i conti, visto che ho perso l?equivalente di un Maserati Biturbo, mi metto a letto.
Alla colazione ci penserò domattina.

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Mambruttisco – Giorno sei

13 Luglio 2006 1 commento

Sarà perchè non ho più vent’anni ma svegliarsi fresco e pimpante dopo sole tre ore di sonno, non è più facile come una volta.
Affronto il problema della colazione come farebbe un condottiero alle crociate: non mi va di fare il caffè, il latte è finito da due giorni, biscotti e cornetti non ce ne sono, la cucina sembra che sia stata teatro ininterrotto negli ultimi due giorni delle trattative di pace tra due stati africani, la soluzione è una sola.
Affanculo tutti, ma ne vado al bar.
Mi portano il cappuccino al tavolo, ho il corriere dello sport a disposizione, posso sbriciolare quanto caspita voglio tanto puliscono loro.
Il paradiso.

Dopo una mattinata al lavoro in cui ho avuto la stessa reattività di un cartello indicatore, mi faccio coraggio e vado a fare la spesa. Dentro il frigorifero ci sono solo verdure ammuffite che non ho il coraggio di buttare (potrebbero ribellarsi), ieri sera ho mangiato crackes, majonese ed un barattolo di fagioli borlotti coop che non ho nemmeno scaldato, limitandomi a mangiarli dal barattolo.
Così non può andare avanti.
Anche perchè era l’ultimo barattolo,.

Faccio la spesa, arrivo alla cassa.
Patatine.
Birra.
Pop corn.
Pane in cassetta (dura di più e, se dovesse indurirsi, somiglia d una fetta biscottata ed è quindi perfetto per la colazione).
Biscotti.
Aranciata.
Tovaglioli di carta.

La cassiera: “Ah, facciamo una festa?”
Io: “No, ci limitiamo a farci i cazzi nostri”.

Quando faccio la spesa, divento dolce e gentile come un pitbull che ti annusa le palle. La fila al banco del pane, i vari rincoglioniti che mi fermano per chiedere informazioni per negozio (“Da due giorni non si vede bene Rete 4, che sarà?”, “Signora, a occhio e croce, la definirei una botta di culo”), la matematica certezza di dimenticarsi qualcosa e le commesse.
Insusulse forme di vita che praticano il nepotismo ed il clientelismo nella forma più bieca. Sei un parente o un amico? Ti tengono da parte “il pezzo buono”, ti servono in fretta e sorridono.
Sei un coglione qualsiasi? Si scaccolano mentre ti danno le rosette, chiacchierano dei cazzi loro mentre dovrebbero servirti e, regolarmente, ti danno quel che vogliono loro.

Torno a casa e mi accoglie Kabul.
Decisamente devo dare una sistemata.
Domani, lo farò domani.
Adesso mi sdraio sul divano, apro i pop corn e mi guardo Colombo.

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Campioni del mondo, campioni del mondo, campioni del mondo, campioni del mondo

12 Luglio 2006 2 commenti


Ciao sono tornato. Scollegamento, lavoro, giornate di “solo 24 ore”, 2 traslochi di cui uno in atto, un hard disk bruciato, mi hanno tenuto lontano dal blog. Ora, finalmente, almeno per me, ho di nuovo qualche minuto da dedicare al Blog.
Voglio ritornare con una breve riflessione sul mondiale appena finito.
La sbornia sta finendo, le feste sono finite e piano piano l’Italia sta tornando alla normalità.
Un gruppo di giocatori sui quali si contava pochino, squassati dallo scandalo e minacciati di ritorsioni hanno fatto l’incredibile. Vincere il Mondiale.
Tutti quelli della mia generazione dopo 24 anni ricordano: Zoff, Gentile, Cabrini, Oriali, Collovati, Scirea, Conti, Tardelli, Rossi, Antonioni e Graziani. Nel 2030 ricorderemo Grosso e Materassi?? Forse Buffon o Cannavaro, Totti e magari Del Piero, ma Iaquinta sarà sempre quello “… c’è l’ho sulla punta della lingua, come si chiama quello che correva sempre e segnò contro gli africani??”.
Una squadra in cui le stelle offensive, o presunte tali, sono state evanescenti. Portati avanti da una difesa granitica (Cannavaro il vero Muro di Berlino) e dai gol improvvisi e imprevisti di difensori, centrocampisti e panchinari.
Una vittoria del gruppo dove con un po’ di fortuna (parte giusta del tabellone e Francia che arriva seconde nel proprio girone) si è arrivati ad una partita mitica contro la Germania, padrona di casa, nel suo stadio portafortuna e con 70.000 tifosi a favore. Quella è stata la svolta, l’emozione che mi ha riportato vicino al calcio, dopo mesi di disaffezione e la mazzata di Moggiopoli. Mi sono ritrovato, di nuovo, ad urlare e gioire, soffrire e festeggiare per il pallone.
Poi la finale. Io e Patrizio insieme a casa sua, come 12 anni fa, USA ’94, Italia-Brasile, Baggio e Romario.
Allontaniamo i brutti ricordi e ci prepariamo a soffrire.
Primo: abbiamo vinto grazie alla difesa, e dimostra quanto è grande la difesa e quanto piccolo l’attacco. Ma non eravamo diventati un popolo di centravanti e mezzepunte?
Secondo: abbiamo giocato la finale in 10. Totti non c’era, mi dispiace ma non c’era.
Terzo. Zidane è un fesso. E’ la tua ultima partita, è la finale del Mondiale, ci sono 3587 telecamere che ti fissano, ti hanno insultato sempre da quando avevi 8 anni e cominciavi a trattare il pallone come un mago, sei il capitano e probabile miglior giocatore del Mondiale e cadi nelle provocazioni di Materazzi???? Sei un fesso. punto.
Quarto. Finalmete i rigori li sbagliano pure gli altri, e che cavolo!!! quello che Trezeguet si era preso nel 2000 ce l’ha restituito oggi e poi non è che sbaglia solo i rigori che tira per la Juve (Juve-Milan di Coppa Campioni).
Quinto. Per i brasiliani: stiamo arrivando…
Sesto. Campioni del mondo…. suona benissimo e per altri quattro anni.
Ora spero che la vittoria non serva per dare un “colpo di spugna” sul nostro calcio malato, ma allo stesso tempo dia un po’ di orgoglio ai giocatori italiani (spesso panchinari nei propri club) e che il mondo si ricordi ancora che ci siamo anche noi e per una sera il cielo sopra Berlino era azzurro…

PS: ora tornerò presto

PS2: grazie a Paolo che ha tenuto in piedi la baracca da solo…

PS3: ma che storia è quella di Pessotto???

PS4: ho le dita arrugginite, scusate….
Riferimenti: E i francesi che si incazzano…

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Mambruttisco – La finale

11 Luglio 2006 2 commenti

Domenica mattina.
Saluto maschialmente la venuta del nuovo giorno e, dopo aver dormito la bellezza di tre ore e mezza, scendo a fare colazione.
La domenica mattina, di solito, nel mio negozio, entra un totale di, massimo, due persone.
Quindi, perchè lavarsi?
Inoltre, delle due persone, almeno uno sono sicuro mi starà sui coglioni, si merita quindi i miei capelli spettinati.
Adesso avrei bisogno di quantità sconfinate di caffè, maree di caffè, esondazioni di caffeina. Indovinate? Non mi va assolutamente di mettere su la macchinetta. Aprila, lavala, asciugala, mettici l’acqua dentro, apri il frigorifero e prendi il caffè…. a “lavala” stavo già piangendo.
Essere pigri e bestiali, ha i suoi vantaggi.
Lo scorso anno, nella stessa situazione, avevo trovato l’abbruttimento finale: il nescafè.
Sono sicuro che in ogni supermercato italico esista una lista nera delle persone che comprano il Nescafè e vengono segnalate immediatamente alla prefettura di modo che, come dovessero combinare qualche fesseria, avrebbero delle aggravanti.
L’anno scorso, l’avevo comprato (non il Nescafè che, non solo fa schifo ma costa quanto una notte a Londra con Linda Evangelista ed io, nella fase di abbrutimento, divento tirchio in maniera spaventosa, klondakiana), non avevo avuto abbastanza fegato per finirlo e l’avevo messo da parte.
In fondo è polvere, e la polvere non va a male.

La mattinata passa in un lampo.
Del pomeriggio, nemmeno mi accorgo. Credo di averlo passato seduto sul divano a televisore spento.
Se, nei prossimi due mesi, sento da qualche parte la voce di Fabrizio Failla, prendo una roncola e faccio una strage da campus americano.
Succede una cosa strana per questa finale.
Ho paura.
Non so perchè, forse gli echi di Rotterdam non si sono ancora spenti ma, se contro la Germania ero un furetto incazzato adesso sono Oliver Twist che chiede, per favore, un altro pezzetto di pane.
Improvvisamente il mio spirito guida (Harry Stemper, il personaggio di Bruce Willis in Armageddon)si ricorda di me, mi manda un post-it mentale: “Scusa, non posso venire ma per aiutarti ti mando un amico”.
Nel salotto si materializza il sergente istruttore di Full Metal Jacket.

PEZZO DI MERDA, SCHIUMA DI FOGNA E CREMA DI CESSO, PENSI DI FARTI INTIMIDIRE DA QUEI LURIDI MANGIALUMACHE INCULATORI DELLE PROPRIE MADRI E SORELLE??!!?? MUOVI QUEL CULO LARDOSO E PREPARATI ALLA BATTAGLIA!!!

Così, tutto maiuscolo.
Ripresomi dall’onda d’urto prodotta dalle parole “culo lardoso”, scatto sull’attenti e vado a prepararmi.

Come vi avevo detto in precedenza, il calcio è cosa seria e va visto con gente seria.
La partita inizia alle otto. Alle sette siamo tutti davanti al televisore, RIGOROSAMENTE agli stessi posti.

A questo punto vi chiederei di ricordare come sono normalmente e non prendere in considerazione, per il restante periodo dell’anno, l’immagine di me che segue.

Mauro, il padrone di casa, non si lava i piedi dall’inizio del mondiale. Considerando i risultati finora, è assolutamente una scaramanzia funzionante. Morale della favola, tutti noi aggiungiamo qualcosa a questo rito: mio padre non si è fatto la doccia dalla semifinale con la Germania, Roberto idem, Tiziana, moglie di Roberto usa sempre lo stesso vestito dalla fine della fase a gironi. Io decido di vestirmi con gli stessi indumenti di tre giorni prima. Biancheria intima compresa. So a cosa state pensando e no, non l’ho dovuta tirare fuori dal cesto dei panni sporchi per il semplice motivo che nel cesto non ce l’ho mai messa.
Così come, del resto, tutti i panni sporchi da quando Rosanna è partita, troneggiano orgogliosi in qualche mucchietto in camera da letto.

Come è facile intuire, all’interno di casa Mariotti non si respira proprio l’aria tipica delle pubblicità del Borotalco. Se ci aggiungiamo anche che tutte le partite sono state viste a porte e finestre rigorosamente chiuse, potete farvi un idea del perchè, di solito, persone estranee al nostro gruppetto, non facciano propriamente a calci per venire a vedere le partite con noi.

Inizia la partita e Mirella, la moglie di Mauro, porta i primi caffè. A fine partita se ne conteranno sette ciascuno.
Non riesco a descrivere fase per fase la partita perchè, rispetto alla semifinale, questa l’ho vissuta troppo intensamente, tanto da non riuscire quasi a gustarla, mettiamoci poi che ODIO i calci di rigore ed il quadro è completo. La compagnia dell’Olfatto è d’accordo: non ci sono scherzi, lazzi e battute, la partita è vista con i nervi fuori di pelle.
L’unica cosa che resiste è il rito dei calci d’angolo. Al primo gol di Materazzi del mondiale, Mauro urlava carponi sul pavimento, Roberto era in piedi, Tiziana girata sulla poltrona, mio padre con le mani in testa, io in piedi con entrambe le mani sul culo.
Quando Camoranesi conquista l’angolo che Pirlo si appresta a battere tutti nelle posizioni stabilite, Materazzi incorna e gol.
Dopo le trombe, i corni da caccia, la birra per aria e tutto il resto, ognuno di noi crede di poter fondare una propria religione e SIAMO SICURI che senza il nostro apporto, Materazzi l’avrebbe messa fuori.

I rigori.
Esco, non li posso e non li voglio vedere.
Da fuori la finestra mi dicono solo i rigoristi.

Siamo campioni del mondo.

Stavolta non telefono a nessuno. Verba volant, scripta manent.
Il latino fa sempre fico.
Per la Germania volevo prendermela con il tedesco rappresentativo per eccellenza ed ho insultato Hans Fritz.
Per la Francia, paese stronzo per eccellenza, sparo in alto.

Avevo comprato una cartolina con un immagine molto famosa, semplice nella sua grazia ma significativa: il bambino punk che fa il dito.
La invio a:

Jacques Chirac
Vie de l’Elisee n.1
Paris – France -

con scritto

CON IL RISPETTO CHE MERITA, LA PREGO DI ANDARE A PRENDERSELA IN CULO, BRUTTO SPERIMENTATORE NUCLEARE DEL CAZZO.

e la firmo.

Tanto per dimostrare ancora, semmai ce ne fosse bisogno, della naturale superiorità dell’italiano sugli altri popoli abitanti il globo terracqueo, voglio vedere se risponderanno.
Tanti anni fa, l’estate in cui Goria era presidente del consiglio, io e l’amico Alberto andammo a Rimini. Rimorchiammo, credevamo, due simpatiche ragazzotte belghe alle quali spesammo tutta la serata (pizza, gelato, discoteca) solo per vederle più tardi avvinghiate ad altri due tizi di provenienza ignota.
L’episodio sgradevole ci spinse a mandare una cartolina al Presidente della Repubblica di allora, Cossiga, con scritto:

“Presidente, le chiediamo di dichiarare immediatamente guerra al Belgio, in quanto popolato solo da stronze. In caso contrario daremo il via ad una colletta (e siamo già a 25mila lire) per l’acquisto di due missili SS-20 da lanciare contro Bruxelles. Aspettiamo cortese risposta”

Dopo due mesi mi arriva una cartolina di Roma, non firmata, che recava scritto:

“Ok, nonostante l’idea della guerra ci abbia sfiorato, preferiamo correre il rischio”

Non so chi ce l’avesse inviata ma io e Alberto ci sentimmo i Re del mondo per due settimane.

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Mambruttisco – Giorno Due

8 Luglio 2006 2 commenti

Gli avanzi sono finiti.
Panico.
Mi tocca cucinare. Ossignoreggesugiuseppeemmaria.
Lo farei pure ma non ho fatto la spesa. Se io fossi una donna, adesso avrei aggiunto “in frigo non c’è niente”, ma non lo sono e posso tranquillamente aprire qualcosa che abbia le ante con sguardo obiettivo. In vita mia sono sicuro di due cose, una di queste è di non aver MAI pronunciato, davanti ad un armadio pieno, “non ho niente da mettermi”. Per questo in frigo, trovo comunque qualcosa. A costo di mettere su la pentola dell’acqua e cucinare i cubetti di ghiaccio del congelatore, ma qualcosa trovo.
Di mettere su l’acqua, però, non mi va. Quindi panino. Ma non ho comprato il pane.
Però ho dei biscotti, che con i carciofini che ho trovato in frigo sono la morte loro. Nascosta dietro la bottiglia d’acqua trovo una confezione di philadelphia di cui avevo perso le tracce anni fa. C’è un pò di muffetta ma sta solo sopra. All’inizio la gratto via, poi se Sabin ha salvato la vita ad un sacco di gente con la penicillina estratta dalla muffa, tanto male non potrà fare, quindi non la gratto più. Inoltre aggiunge un certo non so che al gusto dei carciofini, diciamo che bilancia il dolce del biscotto.
Rutto generosamente a fine pasto e, essendo solo, posso permettermi anche un largo sorriso compiaciuto dopo averlo fatto. Mentalmente mi congratulo con me stesso.
Vado in bagno.
Hahahahahaha, adesso dovrei abbassare la tavoletta, ahahahah.
Illusi.
Nel pomeriggio avevo registrato una puntata di Colombo che avevo visto solo tre volte e me la sparo mentre allegramente vegeto sul divano, orgogliosamente in mutande.
Serata finita giocando a Fifa Manager 06 dove, abbandonando la mia fase dove gioco con l’Avellino, scelgo di guidare la Juventus solo per smembrarla regalando i titolari, facendo giocare solo mezze calzette e relegandola alla serie B.
Così si abitua.

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Mambruttisco – Giorno Uno

7 Luglio 2006 Nessun commento

Tornato a casa scopro che, stranamente, a pranzo avevo dimenticato di togliere e scuotere la tovaglia dal tavolo. Sopra di essa troneggiano il piatto (a che serve usarne due quando tanto ne basta e avanza uno) ed il bicchiere usati a pranzo. Li metto nel lavandino, a metterli in lavastoviglie ci penserò dopo, e preparo la cena.
In pratica scaldo a microonde gli avanzi dell’ultimo pasto che ha cucinato Rosanna prima di partire.
Nel frattempo accendo lo stereo (Pat Metheney, Letter from home), accendo il computer e decido per una partita veloce a Fifa Manager 06.

Alle due spengo il computer, riscaldo gli avanzi, stranamente freddi, e mangio davanti al televisore. Silvio Muccino, in mezzo al nulla, viene tirato su da una gnocca mai vista e crede che fargli vedere il telefonino nuovo serva a rimorchiarla. A quanto pare serve perchè lei, quando lo zeppolone scende, non si limita a dargli delle mutandine per ricordo ma gli tira dietro tutto lo zaino dei vestiti.

In congelatore trovo del gelato. Non c’è panna.
In fondo, la panna altro non è che crema di latte.
Prendo un contenitore, ci verso dentro del latte, prendo il minipimer.
Tasto ON.
Dopo alcuni minuti ho ottenuto una perfetta miscela di stucco a presa rapida. Che fare? Buttarlo è peccato.
Lo metto sul gelato e via.
Neanche malaccio.

Le lenzuola sono perfettamente stropicciate.
Le quattro.
Si dorme.

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Mambruttisco – Giorno Zero

6 Luglio 2006 Nessun commento

Tutti gli anni, la mia splendente signora e le mie due bambine vanno per una ventina di giorni in sardegna al mare.
E io resto a casa, da solo, a lavorare.
AL di là delle facili battute, col passare degli anni mi sono accorto della funzione stabilizzatrice e civilizzatrice che Rosanna e le bimbe hanno su di me.
In breve, a stare da solo, raggiungo un grado di abbrutimento che nemmeno i Cro Magnon prima del monolite nero. Di solito Rosanna, partendo, lascia uno splendido esemplare di maschio adulto nel pieno della sua mascolina fierezza e ritrova, al suo ritorno, un bovinide che a stento riesce a sillabare il suo nome, vestito di buste di plastica e che si nutre di quelle che trova nelle tasche dei vestiti.

Rosanna stamattina è partita.

Cercherò di tenere un diario regolare delle mie esperienze di “uomo temporaneamente abbandonato alla propria mercè”.

A presto.

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