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E pure sta pasqua….


Salve,
causa prematura scoperta del blog da parte di alcuni dei diretti interessati, il post in questione viene fortemente ridimensionato, specie nelle parti in cui entrano in gioco loro stessi (per la fretta sto scrivendo con la piccola in braccio), Quella che segue è quindi la versione riveduta e corretta, scevra (Mamma! Mamma! ho usato la parola “scevra”!, Bravo figliolo, adesso riconsidero daccapo tutti gli inutili sforzi per farti studiare), di tutti i riferimenti a parentado vario. Beh, quasi tutti i riferimenti.

E’ passata una settimana e solo ora ho acquistato la necessaria lucidità per poterne parlare.
Per ragioni assurde, il vecchio detto che recita “..pasqua con chi vuoi”, da qualche tempo viene costantemente tradotto in “a pasqua si va a casa di Paolo e Rosanna per rendergli la vita un inferno e limarne le ormai ridotte all’osso capacità di ripresa neuronale”.
In breve, a casa mia è arrivata un orda visigota comprendente anche zii di Napoli visti l’ultima volta l’anno in cui Pertini per poco non si butta da una transenna del Santiago Bernabeu.

Rosanna inizia a “sistemare casa” da una settimana prima, entra in una muta simbiosi con l’aspirapolvere, schiocca le dita e lo spazzolone si materializza al suo fianco, se uso solo la visione periferica riesco ad intravedere un signore muscoloso e calvo in t-shirt bianca che gli passa lo sgrassatore.
Un incubo. Non faccio in tempo a mettere piede in casa che lei mi accoglie con “sbrigati che abbiamo da fare”, ora, non è per dire, ma io, tutta la mattina, non è che sia stato a Gardaland sul Sequoia Adventure ma a negozio a lavorare e dover mangiare di corsa per trasformarmi in Mary Poppins per sistemare una casa che tanto sarà messa a soqquadro dodici secondi dopo che il primo ospite avrà messo piede in casa, se devo essere sincero, non mi va. E lo faccio presente.
L’avessi mai fatto.
Una furia belluina si impossessa di lei, un circolo d’aria la avvolge mentre i suoi vestiti si incendiano e nella mano destra compare, a mò di bacchetta magica, uno Swiffer Duster:
“NON OSARE! MISTERIOSE LE VIE DEL PULITO SONO!”.
Faccio nemmeno in tempo ad iniziare a chiedermi perchè abbia iniziato a parlare come Yoda che dallo Swiffer parte un lampo di luce che trasforma i miei vestiti in una vecchia tuta da ginnastica semi-pulita e mette lo zaino al suo posto.
Orpo! Non devo nemmeno più fare pipì.
Mentre noi sistemiamo casa pulendola in posti sconosciuti ai più (si pulisce anche DIETRO il water? Ho sposato una pazza), diamo una sistemata veloce anche alla casa del vicino, non si sa mai.

Pasqua.
Abbiamo tanto di quel cibo da dover mettere i tavoli a castello.
C’è un unico problema: gli invitati sono tutti della famiglia di Rosanna, fratelli e cugini compresi e, storicamente, gli uomini di quella famiglia non hanno fantasia di fare una fava. Ho scoperto dopo anni che il motivo per il quale sono stato odiato per lungo tempo dopo il matrimonio era l’aver privato casa loro dell’equivalente di Bob Aggiustatutto.

Rosanna ha due fratelli incapaci anche di cambiare una lampadina, mentre lei cambia rubinetti, costruisce scarpiere, fa le tracce e sposta le prese dai muri. Uno dei due poi, tempo fa ha avuto una uscita che nemmeno Battista: telefona dicendo che la macchina si è fermata e fa fumo dal motore. Me lo passano. Gli chiedo:
“ma avevi controllato l’olio?”
“Paolo, ma sei scemo? Mia madre mi aveva giusto mandato alla GS a comprarlo”
Guardo sconvolto e basito la cornetta.
“Andrea, tua madre ti ha chiesto di comprare l’olio di semi per friggere le patate”
Attimi di silenzio.
“Perchè, tu a quale olio ti riferivi?”

Tanto per farvi capire.

Comunque, il problema è che c’è da fare il capretto al barbecue e, guardandomi intorno, mi rendo conto che, pur essendo vegetariano, sono l’unico in grado di farlo, anche perchè i suggerimenti che sento quando chiedo dei volontari sono “ma oggi è una bella giornata, lasciamo che si cuocia al sole”, “ma non lo vendevano già cotto?”, “non si può fare in padella?” fino ad arrivare al cugino Massimo che, di fronte alla mia richiesta di collaborazione, dapprima inizia a piangere disperatamente poi, intravvedendo zia Rosaria che apre la porta per uscire a fumare, si incunea velocissimo e scappa per i campi alla velocità della luce. Ieri è arrivata una cartolina dall’Honduras con scritto “serve ancora aiuto?”.

Rosanna mi nomina volontario, “in fondo a Isola Rossa ti occupavi anche tu della brace”. A dire il vero il mio compito era intrattenere i fuochisti bevendo birra al loro fianco, controllando che questa fosse sempre fresca, nulla di più.
In ogni caso, mi tocca.
Mi dico che, porca pupazza, se barbecue deve essere, barbecue sia.
Mi metto i bermuda più chiassosi che riesco a trovare, una maglietta bianca sulla quale scrivo col pennarello “Baciate il cuoco” sul davanti e “Passami la birra” sul dietro, un cappello della Leffe, occhiali da sole.
Non so cosa ne verrà fuori ma sono abbigliato alla bisogna.

Riesco ad accendere la brace tra l’incredulo stupore degli altri maschi presenti, uno di loro fugge alla vista del fuoco, gli altri applaudono. C’è chi mi riprende con la telecamera, “non si sa mai dovesse servirmi di farlo, nella vita tutto può accadere”.
Rimane il rapporto classico che si può vedere lungo uno qualsiasi dei tanti lavori in corso sulle strade italiane: uno lavora, sette intorno a non fare un cazzo.
Almeno, questo devo dirlo, tutte le volte che una birra sta per finirsi, me ne arriva subito un altra.

Sono ormai pieno, colmo, ribollente di machismo testosteronico. Mi portano il capretto da cuocere ed una parte di me si rammarica che siano dei pezzi già tagliati e non un capretto vivo e belante (le capre belano? cinguettano? nitriscono? gnagnano? o sono come i coccodrilli?), ascoltarlo implorare per la vita mentre guarda il brillare della lama vicino al suo collo sarebbe stato il degno coronamento della giornata, ma mi accontento.
Dalla mia rovente postazione urlo a Rosanna: “Quanto li volete cotti i piccioni?”
“Tesoro, non abbiamo piccioni da cuocere”
“Amore, non avevamo piccioni da cuocere, questi hanno fatto l’errore di avvicinarsi un pò troppo”, dico sputazzando frammenti di penne.
Sono regredito ormai ad un uomo di Cro-Magnon, la posizione eretta risulta difficile e complicata, quasi inutile. Trascino nel mio abbrutimento anche gli altri maschi presenti. Alcuni in modo decisamente più facile di altri.
Due su tutti.
Non devo dirvi chi, immagino.

Cotta ormai tutta la carne, mi dirigo al tavolo urlando e sbavando. Nulla può riportarmi allo stato originario, ormai la trasformazione è completa. Già mi vedo l’indomani mollare negozio, mollare casa e trascinare la famiglia in una comoda e confortevole grotta delle vicinanze a nutrirci di quello che riuscirò a cacciare con le nude mani.
Nulla può imperdimelo.
Quasi nulla.
Mia suocera.
Mi guarda.

Basta e avanza a riportarmi alla normalità, con quello sguardo potrebbe convincere anche Materazzi e Gattuso ad iscriversi ad un corso di taglio e cucito.

Scopro di essermi, al solito, dilungato uno zinzino, evito quindi il racconto col proseguio della giornata e di come, con l’inganno e destrezza, siamo riusciti a svicolare l’invito alla temibile e temuta “Pasquetta coi Pitton” per i quali la classica gitarella fuori porta deve essere fatta come minimo nel deserto dei Gobi.

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  1. Alf il Lirico
    24 Aprile 2006 a 18:06 | #1

    Hai dimenticato di quando hai osato chiedere a tua madre di andare a comprare il pane la mattina di Pasqua.

  2. Atlantide
    4 Maggio 2006 a 14:44 | #2

    sei divertentissimo… ma dimmi riesci a riderci anche durante o solo dopo…?!?!!?!?
    Ciao!

  3. paola
    16 Marzo 2007 a 15:15 | #3

    io so’ peggio de tu moje con le pulizie… Mi ci rispecchio in questo racconto ,perche’ io alla NELSEN ce dovrei anda’ a lavora’ de diritto..C’ho una collezione privata e riservata de sgrassatori, pulisci ogni cosa che farebbe un baffo ad ACQUA E SAPONE. So tutto sui detersivi-
    SEI UN GRANDE!

  4. 16 Settembre 2007 a 21:32 | #4

    Sono ormai pieno, colmo, ribollente di machismo testosteronico. Mi portano il capretto da cuocere ed una parte di me si rammarica che siano dei pezzi già tagliati e non un capretto vivo e belante (le capre belano? cinguettano? nitriscono? gnagnano? o sono come i coccodrilli?), ascoltarlo implorare per la vita mentre guarda il brillare della lama vicino al suo collo sarebbe stato il degno coronamento della giornata, ma mi accontento.[...]Sono regredito ormai ad un uomo di Cro-Magnon, la posizione eretta risulta difficile e complicata, quasi inutile. Trascino nel mio abbrutimento anche gli altri maschi presenti. Alcuni in modo decisamente più facile di altri.[...]Cotta ormai tutta la carne, mi dirigo al tavolo urlando e sbavando. Nulla può riportarmi allo stato originario, ormai la trasformazione è completa. Già mi vedo l’indomani mollare negozio, mollare casa e trascinare la famiglia in una comoda e confortevole grotta delle vicinanze a nutrirci di quello che riuscirò a cacciare con le nude mani.Nulla può imperdimelo.Quasi nulla.Mia suocera.Mi guarda.Basta e avanza a riportarmi alla normalità, con quello sguardo potrebbe convincere anche Materazzi e Gattuso ad iscriversi ad un corso di taglio e cucito.askdjahsjdfhajs

    dfhajsdfhajsdhfjashdfj

    hshfahhahahahahahahahah

    Soppaaaaaaaaaa sono eoni che lo leggo, il tuo blog, ma stasera proprio non resisto e commento, anche se solo con una ghignata! :D DD aksfdhasjdfhjadhfjahsj

    fdhsjajajajajahhahaha :D DD

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