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Archivio Aprile 2006

Viva l’Italia…

26 Aprile 2006 5 commenti


Che bello avere una connessione ad internet e un po’ di tempo libero per scrivere.

Potrei parlare della mia pasquetta (ad un certo punto ho girato l’angolo di casa mia e davanti al fuoco c’erano 8/9 perfetti sconosciuti). Potrei parlare della Juve che sta perdendo lo scudetto. Potrei parlare del Caimano di Nanni Moretti. Potrei parlare dei telefilm che in questo periodo mi stanno piacendo. Potrei analizzare i miei blog di riferimento di questo periodo.

Invece voglio dire la mia sulle elezioni e rispondere a qualche post che ho letto.
Partiamo dal cavaliere. Per il Berlusca riconoscere la sconfitta non sarebbe un atto virtuoso, come per chiunque. Pisanu, Casini, Confalonieri lo hanno fatto ma la resa per lui sarebbe un funerale, un addio alle armi, la fine stessa della vita politica e sociale. Quindi se ne inventa ogni giorno una: le schede nulle, il TAR, il partito dei pensionati, i brogli, il voto all’estero non valido, i parlamentari ballerini e trasfughi (odierni e futuri), l’idea di Andreotti Presidente del Senato “lanciare un’OPA al Senato” ha detto, e ora ha sguinzagliato gli esperti per trovare il cavillo, in Italia c’è sempre un cavillo…
Abituato a dichiararsi vittima di persecuzioni si è specializzato in garbugli (ricordiamoci Previti, la sua legge, il processo eccetera). Per sfuggire alla legge la cambia, se va male il faccia a faccia è colpa della formula, se il conto non torna è sbagliato “il risultato DEVE cambiare”.
Stizzito vuole rimanere nel palazzo, asserragliato lì, gradasso come i leghisti che sono rimasti i suoi unici e fedeli alleati.
Prodi ha vinto di poco, quasi una mezza sconfitta politica, ma ha vinto. E lui fa saltare il protocollo che disciplinava il conflitto politico che ora è diventata guerra, una guerra santa.
Il premio, comunque sia, va al vincitore e non allo sconfitto. Chi perde merita rispetto, a volte simpatia, incoraggiamenti, analisi e magari insulti. Ma non un premio, che svilirebbe la gara e più che l’avversario.
Forse è l’emblema di questo tempo, di questa Italia dei “furbetti”, disillusa dall’Europa, l’Italia di Vanna Marchi e degl’imbecilli fregati da Vanna Marchi, del “made in Italy” fatto in Romania ma contro la globalizzazione.
Un paese di centro, senza un centro, che dice “né io, né voi”, incapace di fidarsi completamente del centro-sinistra, ma insoddisfatto del centro-destra.
Daniele dice che molti hanno votato non pro-Berlusconi ma contro la sinistra (i comunisti), io penso invece che molti hanno votato nonostante Berlusconi (infatti Casini ha raddoppiato i voti, Fini è cresciuto e FI e la Lega hanno perso). Se ci fosse stato Casini candidato a premier si sarebbe perso (gli italiani sono sempre sensibili al bei ragazzi).
Quoto in totale Paolo quando dice: “Dani, io vengo da una politica in cui si rispetta l’avversario ma prima di tutto si rispettano i cittadini. Continuando con questo clima di paura, continuando a dire “tanto non ce la faranno mai, state attenti ai vostri bambini” non si fa il bene del paese. Una opposizione responsabile pensa alle prossime elezioni, pensa a dove ha sbagliato e pensa a cosa fare per rimediare, non continua a diffondere paura.” ed aggiungo che il far aleggiare il clima di terrore alla lunga sia controproducente.
Per quanto riguarda il discorso percentuali. Qulacuno dice che non si vuole accettare un governo che non ha il 50%+1 dei voti degli italiani, ma vorrei ricordare che la CDL nel 1991 ha vinto con il 42,5% contro il 38,7 dell’Ulivo (se si fosse presentata la coalizione di quest’anno si sarebbe vinto: Ulivo 38,7+Rifondazione 5,0+DiPietro 3,4+ Lista Bonino 2,0= 49,5).
In queste elezioni ha votato l’83% degli italiani, se si riandasse al voto il risultato sarebbe uguale, nessuno cambia idea in un paio di mesi!!
Quindi aspettiamo e speriamo. Speriamo che il Berluska si ritiri in pensione alle Bermuda e che faccia al massimo il presidente del Milan.
E buon lavoro…

P.S.: la cosa che mi ha fatto più piacere dopo la vittoria è che Intini e Bobo Craxi non sono entrati in parlamento…

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Volare hoo, hoo…

22 Aprile 2006 3 commenti


Pax invia e noi pubblichiamo, mi aveva promesso un altro post, ma….
Bapablo

Ormai basta un nome per mettere in allarme la quasi totalità dei sardi. Renato Soru, meglio conosciuto come Signor Nessuno. Ha vinto con largo consenso le ultime elezioni regionali e ha dimostrato quello che in tanti avevano predetto. Il Berlusca della Sardegna.
Aprire un quotidiano di informazione locale è ormai solamente fonte di malumore, motivato da un atteggiamento indisponente da parte di chi dovrebbe tutelare gli interessi dei sardi prima che quelli di suo fratello.
La regione appoggia l’Enac, ente nazionale per l’aviazione civile, quando si decide di annullare alcuni voli low cost in nome della continuità territoriale. Sarò ossessionato ma gli unici voli che verranno cancellati dai timeble degli aeroporti sardi riguardano, guarda caso, Olbia e Alghero.
In breve funziona così: per la tratta Sardegna – Roma, in regime di continuità, la compagnia assegnataria deve vendere il biglietto a 68,00 Euro, mentre la tratta Sardegna – Milano, sempre secondo la nuova normativa, dovrebbe costare 81,00 Euro. Il ventunesimo sardo a prenotare il volo paga circa 250,00 Euro, dato che i posti in continuità non vanno oltre i 20 per volo. L’assessore regionale Broccia dice che se una compagnia è pronta a vendere la totalità dei posti ad esempio a 40,00 Euro si macchia di concorrenza scorretta. Ryanair, Easy Jet o chi per loro devono applicare almeno il 31% in più rispetto alle tariffe di continuità. Bah… In fondo qualcosa del genere era già accaduto quando venne cancellato il servizio dell’ARST, azienda regionale servizi trasporti, sulla linea Cagliari – Tempio – Cagliari. Un’azienda di Tempio aveva offerto la possibilità di viaggiare senza sostegno economico della regione, mantenendosi solo con la vendita dei biglietti. La regione, per voce dell’assessore Broccia bocciò la proposta. Così il mercato dei trasporti diventa una giungla, disse.
Il Signor Nessuno in campagna elettorale disse in un italiano stentato: non capisco perchè alcuni sardi si lamentano dei trasporti, non c’è scritto da nessuna parte che la Gallura debba essere collegata per forza con Cagliari. E’ vero presidente, ma non c’è scritto da nessuna parte nemmeno che lei è un coglione, eppure è così.

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E pure sta pasqua….

22 Aprile 2006 4 commenti


Salve,
causa prematura scoperta del blog da parte di alcuni dei diretti interessati, il post in questione viene fortemente ridimensionato, specie nelle parti in cui entrano in gioco loro stessi (per la fretta sto scrivendo con la piccola in braccio), Quella che segue è quindi la versione riveduta e corretta, scevra (Mamma! Mamma! ho usato la parola “scevra”!, Bravo figliolo, adesso riconsidero daccapo tutti gli inutili sforzi per farti studiare), di tutti i riferimenti a parentado vario. Beh, quasi tutti i riferimenti.

E’ passata una settimana e solo ora ho acquistato la necessaria lucidità per poterne parlare.
Per ragioni assurde, il vecchio detto che recita “..pasqua con chi vuoi”, da qualche tempo viene costantemente tradotto in “a pasqua si va a casa di Paolo e Rosanna per rendergli la vita un inferno e limarne le ormai ridotte all’osso capacità di ripresa neuronale”.
In breve, a casa mia è arrivata un orda visigota comprendente anche zii di Napoli visti l’ultima volta l’anno in cui Pertini per poco non si butta da una transenna del Santiago Bernabeu.

Rosanna inizia a “sistemare casa” da una settimana prima, entra in una muta simbiosi con l’aspirapolvere, schiocca le dita e lo spazzolone si materializza al suo fianco, se uso solo la visione periferica riesco ad intravedere un signore muscoloso e calvo in t-shirt bianca che gli passa lo sgrassatore.
Un incubo. Non faccio in tempo a mettere piede in casa che lei mi accoglie con “sbrigati che abbiamo da fare”, ora, non è per dire, ma io, tutta la mattina, non è che sia stato a Gardaland sul Sequoia Adventure ma a negozio a lavorare e dover mangiare di corsa per trasformarmi in Mary Poppins per sistemare una casa che tanto sarà messa a soqquadro dodici secondi dopo che il primo ospite avrà messo piede in casa, se devo essere sincero, non mi va. E lo faccio presente.
L’avessi mai fatto.
Una furia belluina si impossessa di lei, un circolo d’aria la avvolge mentre i suoi vestiti si incendiano e nella mano destra compare, a mò di bacchetta magica, uno Swiffer Duster:
“NON OSARE! MISTERIOSE LE VIE DEL PULITO SONO!”.
Faccio nemmeno in tempo ad iniziare a chiedermi perchè abbia iniziato a parlare come Yoda che dallo Swiffer parte un lampo di luce che trasforma i miei vestiti in una vecchia tuta da ginnastica semi-pulita e mette lo zaino al suo posto.
Orpo! Non devo nemmeno più fare pipì.
Mentre noi sistemiamo casa pulendola in posti sconosciuti ai più (si pulisce anche DIETRO il water? Ho sposato una pazza), diamo una sistemata veloce anche alla casa del vicino, non si sa mai.

Pasqua.
Abbiamo tanto di quel cibo da dover mettere i tavoli a castello.
C’è un unico problema: gli invitati sono tutti della famiglia di Rosanna, fratelli e cugini compresi e, storicamente, gli uomini di quella famiglia non hanno fantasia di fare una fava. Ho scoperto dopo anni che il motivo per il quale sono stato odiato per lungo tempo dopo il matrimonio era l’aver privato casa loro dell’equivalente di Bob Aggiustatutto.

Rosanna ha due fratelli incapaci anche di cambiare una lampadina, mentre lei cambia rubinetti, costruisce scarpiere, fa le tracce e sposta le prese dai muri. Uno dei due poi, tempo fa ha avuto una uscita che nemmeno Battista: telefona dicendo che la macchina si è fermata e fa fumo dal motore. Me lo passano. Gli chiedo:
“ma avevi controllato l’olio?”
“Paolo, ma sei scemo? Mia madre mi aveva giusto mandato alla GS a comprarlo”
Guardo sconvolto e basito la cornetta.
“Andrea, tua madre ti ha chiesto di comprare l’olio di semi per friggere le patate”
Attimi di silenzio.
“Perchè, tu a quale olio ti riferivi?”

Tanto per farvi capire.

Comunque, il problema è che c’è da fare il capretto al barbecue e, guardandomi intorno, mi rendo conto che, pur essendo vegetariano, sono l’unico in grado di farlo, anche perchè i suggerimenti che sento quando chiedo dei volontari sono “ma oggi è una bella giornata, lasciamo che si cuocia al sole”, “ma non lo vendevano già cotto?”, “non si può fare in padella?” fino ad arrivare al cugino Massimo che, di fronte alla mia richiesta di collaborazione, dapprima inizia a piangere disperatamente poi, intravvedendo zia Rosaria che apre la porta per uscire a fumare, si incunea velocissimo e scappa per i campi alla velocità della luce. Ieri è arrivata una cartolina dall’Honduras con scritto “serve ancora aiuto?”.

Rosanna mi nomina volontario, “in fondo a Isola Rossa ti occupavi anche tu della brace”. A dire il vero il mio compito era intrattenere i fuochisti bevendo birra al loro fianco, controllando che questa fosse sempre fresca, nulla di più.
In ogni caso, mi tocca.
Mi dico che, porca pupazza, se barbecue deve essere, barbecue sia.
Mi metto i bermuda più chiassosi che riesco a trovare, una maglietta bianca sulla quale scrivo col pennarello “Baciate il cuoco” sul davanti e “Passami la birra” sul dietro, un cappello della Leffe, occhiali da sole.
Non so cosa ne verrà fuori ma sono abbigliato alla bisogna.

Riesco ad accendere la brace tra l’incredulo stupore degli altri maschi presenti, uno di loro fugge alla vista del fuoco, gli altri applaudono. C’è chi mi riprende con la telecamera, “non si sa mai dovesse servirmi di farlo, nella vita tutto può accadere”.
Rimane il rapporto classico che si può vedere lungo uno qualsiasi dei tanti lavori in corso sulle strade italiane: uno lavora, sette intorno a non fare un cazzo.
Almeno, questo devo dirlo, tutte le volte che una birra sta per finirsi, me ne arriva subito un altra.

Sono ormai pieno, colmo, ribollente di machismo testosteronico. Mi portano il capretto da cuocere ed una parte di me si rammarica che siano dei pezzi già tagliati e non un capretto vivo e belante (le capre belano? cinguettano? nitriscono? gnagnano? o sono come i coccodrilli?), ascoltarlo implorare per la vita mentre guarda il brillare della lama vicino al suo collo sarebbe stato il degno coronamento della giornata, ma mi accontento.
Dalla mia rovente postazione urlo a Rosanna: “Quanto li volete cotti i piccioni?”
“Tesoro, non abbiamo piccioni da cuocere”
“Amore, non avevamo piccioni da cuocere, questi hanno fatto l’errore di avvicinarsi un pò troppo”, dico sputazzando frammenti di penne.
Sono regredito ormai ad un uomo di Cro-Magnon, la posizione eretta risulta difficile e complicata, quasi inutile. Trascino nel mio abbrutimento anche gli altri maschi presenti. Alcuni in modo decisamente più facile di altri.
Due su tutti.
Non devo dirvi chi, immagino.

Cotta ormai tutta la carne, mi dirigo al tavolo urlando e sbavando. Nulla può riportarmi allo stato originario, ormai la trasformazione è completa. Già mi vedo l’indomani mollare negozio, mollare casa e trascinare la famiglia in una comoda e confortevole grotta delle vicinanze a nutrirci di quello che riuscirò a cacciare con le nude mani.
Nulla può imperdimelo.
Quasi nulla.
Mia suocera.
Mi guarda.

Basta e avanza a riportarmi alla normalità, con quello sguardo potrebbe convincere anche Materazzi e Gattuso ad iscriversi ad un corso di taglio e cucito.

Scopro di essermi, al solito, dilungato uno zinzino, evito quindi il racconto col proseguio della giornata e di come, con l’inganno e destrezza, siamo riusciti a svicolare l’invito alla temibile e temuta “Pasquetta coi Pitton” per i quali la classica gitarella fuori porta deve essere fatta come minimo nel deserto dei Gobi.

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La repubblica delle banane

11 Aprile 2006 22 commenti


Non ci credo.

Al momento attuale (sono le 10,30), la situazione è un sostanziale pareggio. Beh, sapete dove io ho votato ma, con tutta la buona volontà, non me la sento di esultare per un vantaggio di 25mila voti alla camera.
Sarebbe come dire che la differenza politica nel paese la fa, che so, Frosinone.
No, troppo grande, allora ecco, Ceccano.
Ceccano, patria del burino ciociaro, nota al mondo solo per l’ignoranza dei propri abitanti (unici ad aborrire l’uso della ruota perchè contrari alla sfrenata corsa nelle biotecnologie), decide le sorti politiche del paese. Con tutto il rispetto per i ceccanesi, presi qui solo per lo stereotipato connubio tra ruralità ed ignoranza, al quale non ho saputo resistere.

Peggio ancora.
Sapete qual’è la cosa peggiore?
In questo momento tutti, e dico TUTTI, staranno tempestando di telefonate quei sette matusalemme di senatori a vita per sapere dove cazzo questi si schierino. E allora via a strappare queste cariatidi ai loro polmoni d’acciaio, alle amorevoli cure delle loro badanti e alla routine quotidiana segnata dagli orari di scadenza delle medicine.
La Montalcini, Andreotti, ringrazio il cielo che, almeno, Agnelli sia già schiattato e che non abbiano fatto in tempo a mettere in mezzo pure Mike Bongiorno, come minacciato tempo fa (uno che ormai vive in mezzo ai ragazzini, tempo fa si arrampicava sulle montagne per osannare un liquido prodotto da omonimi lavoratori orali e che adesso campa solo per essere preso per il culo da Fiorello).
Adesso questi vecchi babbioni sono l’ago della bilancia politica del paese.

Non solo.
Il peggio deve ancora venire.

Gli italiani all’estero.

E non parliamo solo dei militari impegnati in missioni di sorveglianza alle nostre raffinerie.
Parlo di quelli della circoscrizione Asia, Oceania e ANTARTIDE.
ANTARTIDE!!!
Cazzo, adesso devo essere contento di avere Ceccano dalla mia e sperare che una manciata di pinguini, o di gente che si chiama Fausto O’Keefe, Asuncion Esposito, Kamoiala Oseuna Bianchi o AquilaCheCorreNelVento Cinciripini.
Gente che di italiano, al massimo, ha sentito l’audio nel dvd de “Il padrino”.

Noi che prendevamo per il culo gli americani nel conteggio voto a voto in Florida per l’elezione Bush e Kerry (considerando come è andata, ho paura del secondo conteggio), ci ritroviamo nella stessa, identica, paradossale e comica situazione.

Signori, come dicono gli intellettuali, le chiacchiere stanno a zero. Non pretendo di avere ragione, per carità, non capisco come, uscendo da cinque anni di Berlusconi, si possa avere la voglia di volerne altri cinque ma, a quanto pare, mezzo paese lo vuole.
Allora?
Che si fa?
Governo tecnico o balneare? Prendiamo Rosolino, il Gabibbo, l’ombrellone della birra Thor di Battista, Paperissima Sprint, il maxicono, il Magnum, il “pacco estate” dei fumetti e la settimana enigmistica e gli diamo l’incarico di formare il nuovo governo.

Sarà che il risultato del test su chi votare mi ha detto di essere di AN per il 57% di me stesso (sono fascio più o meno dall’ombelico in giù) ma a questo punto, la butto giù populista e demagogica: due schieramenti, conta semplice, chi ha più voti becca il 69% dei seggi in un unica camera, gli altri, opposizione.
E vaffanculo a tutti.

Non so voi, ma io inizio ad aver paura quando vedo in strada le camionette dei militari…

La circoscrizione Antartide.
Non ci posso pensare.
Fortuna che Guidoni, l’astronauta non è sulla MIR sennò, forse, faceva circoscrizione Spazio.
E meno male che “Fascisti su Marte” è solo fiction, sennò avevano vinto loro…

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Video off line

5 Aprile 2006 6 commenti


Sto vivendo all’Isola, anzi, stiamo vivendo all’Isola. Io e Cinzia siamo riusciti dopo mille peripezie a trasferirci in modo semi-definitivo.
Bello, bella la vita a due, bello tornare “a casa” propria, bello cucinare insieme e anche semplicemente guardare la TV.
Però… c’è un però, per la prima volta negli ultimi dodici anni sono off-line, non ho un telefono fisso e quindi non sono connesso ad internet.
E’ una strana sensazione, dal 1994, giorno dell’inaugurazione del punto Video On Line nel pieno centro di Cagliari, non mi capitava di essere scollegato.
Come direbbe Fiorello “erano tempi eroici, eravamo io, Antani, Christian, Matteo, Tootsie, Carlo, Fidel, Pago Pegña, Sotomayor, Teofilo Stephenson…”, in quella prima giornata di free internet un gruppo di “eroi”, che aveva sentito parlare della rivoluzione epocale della “rete delle reti”, fece ordinatamente la fila per sedersi di fronte ad una sfilza di Apple Macintosh Quadra per immergersi nel web alla sfavillante velocità di 28k (per la cronaca la prima parola che digitammo in un motore di ricerca fu “Star Wars”, erp seduto con Antani, ma subito dopo “Marvel Comics”).
Da allora internet ha contribuito a cambiare la mia vita, ha ampliato i miei interessi, mi ha permesso di coltivare le mie passioni ed è una buona parte del mio lavoro. Quindi trovo vagamente estraniante essere off-line, non poter vedere in ogni momento le ultime dai miei siti di riferimento, spiluccare i blog, la mia ultima passione, o perdermi in quelle surfate senza meta passando da un link all’altro che hanno caratterizzato molte serate dove la televisione era un confuso sottofondo.
Già da un pò di tempo mi sembra di essere superato dalla tecnologia, visto che Trinity City non è considerata “degna” di una linea ADSL (e neanche Perfugas) ancora non posso “godere” delle ultime possibilità della rete (podcast, videochat, videoblog, scaricamento di file, musica e aggiornamento programmi on-line). Dopo essere stato uno dei primi “navigatori di internet” sarò uno degli ultimi a goderene la velocità.
Ora scrivo di “straforo” tra un lavoro ed un altro, tra una serie di sponsor da infilare nel retro di una cartina e il nuovo logo di un ristorante. Scarico velocemente le mail e sbircio blog e forum al volo.
Non credo che resisterò molto in questa situazione. Da domani si comincia a cercare di capire come collegarmi tramite il cellulare. come? gprs, umts, edge? costi? tim, wind, 3 o vodafone? qui prende? Qualcuno mi può dare una mano?
Un nuovo passo del mio essere digitale…. loading….

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Del calcio, dell’infanzia ed altre sciocchezze

1 Aprile 2006 Nessun commento

Appartengo ad una categoria di maschi, ex ragazzini, facilmente identificabili. Veniamo definiti, via via che gli anni passano, in maniere sempre più colorite e istrioniche: da ragazzini eravamo semplicemente ?pippe?, più avanti avevamo ?i piedi fucilati?, gli stessi piedi diventavano ?entrambi sinistri?, le nostre gambe erano buone ?solo per camminare, e forse nemmeno a quello?.
In breve, non so giocare a pallone.
Adesso, alla folgorante età di 36 anni, bello come il sole nel mio brizzolato clooneyano, con la pancetta pronta (semmai ce ne fosse bisogno) a testimoniare che il mio fisico si mette in movimento solo quel tanto che basta per scolare i fusilli, circondato da persone che da ragazzini erano fulmini della fascia, rapinatori d?area, gatti tra i pali, adesso, dicevo, posso finalmente affermare che non me ne sbatte più una beneamata fava.
Sono circondato da amici che fino a qualche anno fa giocavano ancora. Poi, uno si fa male al menisco. Passano due mesi. Un altro, articolazioni del ginocchio.
Legamenti.
Una parola che, al massimo, può far venire in mente un nodo margherita, qualcosa che serve se ti trovi in barca sotto una bufera. Ci sei tu, l?acqua che soffia dappertutto, il vento fischia talmente forte che non riesci a capire da dove parta, è buio, lampi che, a sprazzi, lasciano intravedere le vele lacere ed il prossimo cedimento dell?albero maestro, tu esci fuori dalla cambusa e senti Ishmael che urla ?Serra i legamenti di poppa!?.
Improvvisamente cambi orizzonte e alla parola legamenti associ un tizio vestito di bianco, con una mascherina davanti alla faccia che sta per usare un coltello affilatissimo su di te. Col tuo permesso. E mesi di tutore e fisioterapia.
Improvvisamente ti trovi a vantarti più della tua bravura con Fifa 2006 che di quanto anticipavi l?avversario nei tackle.
Improvvisamente quelli che erano gloriosi ricordi di trofei vinti con la squadretta del paese diventano ricordi tristi.
Per voi.
Io, che quei ricordi non li ho, me ne sbatto alla grande. Anzi. Se penso alla mia infanzia ed al pallone, viene fuori questo.

Ho iniziato a portare gli occhiali in quarta elementare. Se non bastasse, insieme ad un assurda insistenza ad ampliare il mio parco vocaboli e non limitarlo al necessario per definire lo stato di fame, di sete e di apprezzamento per le rappresentanti dell?altro sesso attraverso grugniti e rumori corporali, ha decretato la mia morte sociale.
Sono entrato di diritto, ma con soddisfazione, nella categoria degli sfigati.
Mettiamoci pure che i miei migliori amici erano un ciccione, uno secco e allampanato, uno carino ma balbuziente ed una ragazzina che definire brutta faceva un torto ai brutti. Immaginate una femmina con tutto quello che avevano le altre ma in ordine sparso, con caratteristiche casuali. Spiego, gli uomini trovano carino un nasino piccolo e all?insù, delle poppe grandi e generose e dei capelli lisci e setosi? Bene, lei di piccolo aveva le orecchie, il naso era grande e generoso, i peli del naso erano lisci e una continua, lieve sudorazione gli conferiva un aspetto setoso.
Intorno a noi ruotavano tutta una serie di sfigati in prestito da altri paesi o nerd temporanei (capitava che a distanza di tempo qualcuno diventasse popolare per i più svariati motivi, perché imbattibile nello sputare lontano, perché dei genitori permissivi gli concedevano il motorino anzitempo o per sopraggiunta inevitabile bellezza. Capita), ma noi restavamo sempre gli stessi.
Unici.
I soli, a mia conoscenza, a giocare a Star Trek, a riuscire a giocare una partita di pallone per quasi mezzo pomeriggio coi portieri volanti e farla finire zero a zero (tanto per dire con quale precisione di tiro avete a che fare), a sapere che se avevi bisogno di aiuto, basta che non ci fosse da fare a botte con qualcuno (in quel caso, il secco scappava, il ciccione piangeva, la brutta sveniva ed il balbuziente faceva ridere. Cercate di capire, dalla mie parti la fase preparatoria alle botte, quella della presa per il culo e dell?insulto creativo, era fondamentale. Il balbuziente ci metteva mezz?ora a rispondere ad un classico ?sei crema di fogna e schiuma di cesso?, e per quando articolava una risposta udibile e comprensibile a tutti, le nostre mamme avevano già chiamato per la cena), tutti erano pronti a darti una mano.

Litigai con loro una sola volta, ma al punto da decidere di non voler avere più nulla a che fare con loro, avrei cambiato tutto nella mia vita.
Decisi di fare il provino per la scuola calcio.
Assurdo, eh?
Nel mio paese la scuola calcio era l?equivalente del Rotary o della P2, non potevi entrarci semplicemente iscrivendoti, dovevi sudartela. Dovevi meritarla.
Gli attaccanti dovevano essere in grado di colpire la palla sinistra di un passero in volo, i portieri dovevano poter fermare la corsa di un Alfasud (per la categoria pulcini, bastava una 600), le ali dovevano essere in grado di fare tredici giri di campo sudando un massimo di quattro gocce, i centrocampisti dovevano far sembrare corti i lanci di Holly e Benji, i difensori centrali dovevano presentarsi alle selezioni con la testa di un parente.
Il capitano della squadra era Mazzoleni Guido, la più grande testa di cazzo intorno al metro che sia mai esistita. A dieci anni aveva già al faccia devastata dai brufoli, una condanna passata in giudicato e varie malattie veneree, ma con il pallone tra i piedi, accidenti a lui, era Giovanni il Battezzatore.
Mi presentai alle selezioni e, passate due ore ininterrotte di risate da parte dei presenti, si mossero a compassione e mi permisero di entrare nel campo di gioco. Scalzo.
Il giardiniere, Consolo Ragionier Alberto (non era ragioniere, aveva fatto si e no due anni di asilo salvo essere espulso per una storiaccia di contrabbando, si chiamava così perché la madre aveva letto una targa su un portone e, Ragionier, ?sarà anche un nome straniero, ma l?è proprio un bel nome?, il prete, mosso a compassione, aggiunse anche Alberto, in onore di Ascari), minacciò di ?attaccare i miei piccoli ma già avvizziti testicoli al primo treno in partenza per Vaffanculo? se osavo anche solo pensare di sollevare una zolla del sacro manto erboso con i miei ?piedi buoni solo per correre verso il paese delle teste di cazzo? da cui, sicuramente, provenivo. Quindi, scalzo.
Guardo fiero Ragionier e dico ?anche Pelè ha iniziato scalzo?.
Tira fuori un sigaro toscano, lo insaporisce passandoselo sui piedi, e mi risponde ?Ragazzo, quelli come te sono dedicati a grandi imprese? -dice mentre mi gira intorno squadrandomi ? ?hai dei piedi buoni per farci salcicce ma dalla tua hai una straordinaria testa di cazzo, se ti impegni potrai essere il più grande fallito del paese e superare anche Guidetti che ha investito tutti i suoi soldi in videoregistratori Betamax?, e se ne va augurandomi buona fortuna.
Ok, posso spuntare la voce ?buoni auspici ed incoraggiamenti? sulla lista Giornata Di Merda.
L?allenatore ci mette tutti in fila e, da buon sergente dei marines, ci dice di non aver mai visto un simile mucchio di inutile e putrida massa carnosa. Guido Firlin fa l?errore della sua vita mettendosi a piangere, lo mandano via a calci sulle gengive, non prima di averlo usato come barriera vivente per l?allenamento alle punizioni di Gaiatto Benito, detto Sputnick (da quando ha fatto perdere le tracce di un pallone che aveva calciato in aria, le cose sono due: o l’ha messo in orbita geostazionaria, o quando ritornerà giù sarà per annunciare l’apocalisse), quel che fu riconsegnato alla madre non bastò nemmeno per il funerale, i resti di Firlin furono sepolti dentro una confezione di Nesquick.
L?allenatore decideva il tuo ruolo semplicemente guardandoti negli occhi, per i difensori, guardava quelli delle teste che avevano sottobraccio.
Per capire quanto avevano sofferto. Apprezzava anche la presenza, al posto delle comuni gambe, di un bel paio di cingoli.
Arrivato il mio turno disse ?Spalti. Tifo. Ma solo sciarpa, con quella faccia ti dovrebbero spiegare anche come funziona una bandiera?.
Mentre stavo per rispondere in maniera sarcastica, e porre così fine alla mia vita terrena, vedo in lontananza i miei amici che mi sorridono e tengono in mano le mie orecchie finte da Signor Spock, e mi fanno cenno di andare con loro. Tutto finito, tutto dimenticato.
Li saluto, sorrido all?allenatore e faccio per andarmene.
Mi giro e, davanti a me, un pallone.
Signori, per quanto pippa, rimango un italiano ed un italiano non può in nessuna maniera resistere all?atavico impulso di calciare qualsiasi cosa di forma anche solo lievemente sferoidale che gli si pari davanti.
Tiro una crocca che nemmeno la cannonata di mezzodì dal gianicolo verso la porta. Piglio pieno il palo, il rimbalzo finisce contro un cingolo di un difensore, prende velocità e becco preciso sulla regione occipitale destra Mazzoleni Guido, che stramazza al suolo. Panico. Terrore. Improvviso desiderio di morte.
Il Mazzoleni si tira su con la memoria completamente azzerata e, ricordando solo l?ultima parola che ha visto prima della botta, si decide, ed è deciso tuttora, di essere un ballerino di Tango.
Io sto scappando dalla fatwha che mi hanno lanciato da allora.
Il calcio fa male.

Del calcio, dell’infanzia ed altre sciocchezze

1 Aprile 2006 5 commenti


Appartengo ad una categoria di maschi, ex ragazzini, facilmente identificabili. Veniamo definiti, via via che gli anni passano, in maniere sempre più colorite e istrioniche: da ragazzini eravamo semplicemente ?pippe?, più avanti avevamo ?i piedi fucilati?, gli stessi piedi diventavano ?entrambi sinistri?, le nostre gambe erano buone ?solo per camminare, e forse nemmeno a quello?.
In breve, non so giocare a pallone.
Adesso, alla folgorante età di 36 anni, bello come il sole nel mio brizzolato clooneyano, con la pancetta pronta (semmai ce ne fosse bisogno) a testimoniare che il mio fisico si mette in movimento solo quel tanto che basta per scolare i fusilli, circondato da persone che da ragazzini erano fulmini della fascia, rapinatori d?area, gatti tra i pali, adesso, dicevo, posso finalmente affermare che non me ne sbatte più una beneamata fava.
Sono circondato da amici che fino a qualche anno fa giocavano ancora. Poi, uno si fa male al menisco. Passano due mesi. Un altro, articolazioni del ginocchio.
Legamenti.
Una parola che, al massimo, può far venire in mente un nodo margherita, qualcosa che serve se ti trovi in barca sotto una bufera. Ci sei tu, l?acqua che soffia dappertutto, il vento fischia talmente forte che non riesci a capire da dove parta, è buio, lampi che, a sprazzi, lasciano intravedere le vele lacere ed il prossimo cedimento dell?albero maestro, tu esci fuori dalla cambusa e senti Ishmael che urla ?Serra i legamenti di poppa!?.
Improvvisamente cambi orizzonte e alla parola legamenti associ un tizio vestito di bianco, con una mascherina davanti alla faccia che sta per usare un coltello affilatissimo su di te. Col tuo permesso. E mesi di tutore e fisioterapia.
Improvvisamente ti trovi a vantarti più della tua bravura con Fifa 2006 che di quanto anticipavi l?avversario nei tackle.
Improvvisamente quelli che erano gloriosi ricordi di trofei vinti con la squadretta del paese diventano ricordi tristi.
Per voi.
Io, che quei ricordi non li ho, me ne sbatto alla grande. Anzi. Se penso alla mia infanzia ed al pallone, viene fuori questo.

Ho iniziato a portare gli occhiali in quarta elementare. Se non bastasse, insieme ad un assurda insistenza ad ampliare il mio parco vocaboli e non limitarlo al necessario per definire lo stato di fame, di sete e di apprezzamento per le rappresentanti dell?altro sesso attraverso grugniti e rumori corporali, ha decretato la mia morte sociale.
Sono entrato di diritto, ma con soddisfazione, nella categoria degli sfigati.
Mettiamoci pure che i miei migliori amici erano un ciccione, uno secco e allampanato, uno carino ma balbuziente ed una ragazzina che definire brutta faceva un torto ai brutti. Immaginate una femmina con tutto quello che avevano le altre ma in ordine sparso, con caratteristiche casuali. Spiego, gli uomini trovano carino un nasino piccolo e all?insù, delle poppe grandi e generose e dei capelli lisci e setosi? Bene, lei di piccolo aveva le orecchie, il naso era grande e generoso, i peli del naso erano lisci e una continua, lieve sudorazione gli conferiva un aspetto setoso.
Intorno a noi ruotavano tutta una serie di sfigati in prestito da altri paesi o nerd temporanei (capitava che a distanza di tempo qualcuno diventasse popolare per i più svariati motivi, perché imbattibile nello sputare lontano, perché dei genitori permissivi gli concedevano il motorino anzitempo o per sopraggiunta inevitabile bellezza. Capita), ma noi restavamo sempre gli stessi.
Unici.
I soli, a mia conoscenza, a giocare a Star Trek, a riuscire a giocare una partita di pallone per quasi mezzo pomeriggio coi portieri volanti e farla finire zero a zero (tanto per dire con quale precisione di tiro avete a che fare), a sapere che se avevi bisogno di aiuto, basta che non ci fosse da fare a botte con qualcuno (in quel caso, il secco scappava, il ciccione piangeva, la brutta sveniva ed il balbuziente faceva ridere. Cercate di capire, dalla mie parti la fase preparatoria alle botte, quella della presa per il culo e dell?insulto creativo, era fondamentale. Il balbuziente ci metteva mezz?ora a rispondere ad un classico ?sei crema di fogna e schiuma di cesso?, e per quando articolava una risposta udibile e comprensibile a tutti, le nostre mamme avevano già chiamato per la cena), tutti erano pronti a darti una mano.

Litigai con loro una sola volta, ma al punto da decidere di non voler avere più nulla a che fare con loro, avrei cambiato tutto nella mia vita.
Decisi di fare il provino per la scuola calcio.
Assurdo, eh?
Nel mio paese la scuola calcio era l?equivalente del Rotary o della P2, non potevi entrarci semplicemente iscrivendoti, dovevi sudartela. Dovevi meritarla.
Gli attaccanti dovevano essere in grado di colpire la palla sinistra di un passero in volo, i portieri dovevano poter fermare la corsa di un Alfasud (per la categoria pulcini, bastava una 600), le ali dovevano essere in grado di fare tredici giri di campo sudando un massimo di quattro gocce, i centrocampisti dovevano far sembrare corti i lanci di Holly e Benji, i difensori centrali dovevano presentarsi alle selezioni con la testa di un parente.
Il capitano della squadra era Mazzoleni Guido, la più grande testa di cazzo intorno al metro che sia mai esistita. A dieci anni aveva già al faccia devastata dai brufoli, una condanna passata in giudicato e varie malattie veneree, ma con il pallone tra i piedi, accidenti a lui, era Giovanni il Battezzatore.
Mi presentai alle selezioni e, passate due ore ininterrotte di risate da parte dei presenti, si mossero a compassione e mi permisero di entrare nel campo di gioco. Scalzo.
Il giardiniere, Consolo Ragionier Alberto (non era ragioniere, aveva fatto si e no due anni di asilo salvo essere espulso per una storiaccia di contrabbando, si chiamava così perché la madre aveva letto una targa su un portone e, Ragionier, ?sarà anche un nome straniero, ma l?è proprio un bel nome?, il prete, mosso a compassione, aggiunse anche Alberto, in onore di Ascari), minacciò di ?attaccare i miei piccoli ma già avvizziti testicoli al primo treno in partenza per Vaffanculo? se osavo anche solo pensare di sollevare una zolla del sacro manto erboso con i miei ?piedi buoni solo per correre verso il paese delle teste di cazzo? da cui, sicuramente, provenivo. Quindi, scalzo.
Guardo fiero Ragionier e dico ?anche Pelè ha iniziato scalzo?.
Tira fuori un sigaro toscano, lo insaporisce passandoselo sui piedi, e mi risponde ?Ragazzo, quelli come te sono dedicati a grandi imprese? -dice mentre mi gira intorno squadrandomi ? ?hai dei piedi buoni per farci salcicce ma dalla tua hai una straordinaria testa di cazzo, se ti impegni potrai essere il più grande fallito del paese e superare anche Guidetti che ha investito tutti i suoi soldi in videoregistratori Betamax?, e se ne va augurandomi buona fortuna.
Ok, posso spuntare la voce ?buoni auspici ed incoraggiamenti? sulla lista Giornata Di Merda.
L?allenatore ci mette tutti in fila e, da buon sergente dei marines, ci dice di non aver mai visto un simile mucchio di inutile e putrida massa carnosa. Guido Firlin fa l?errore della sua vita mettendosi a piangere, lo mandano via a calci sulle gengive, non prima di averlo usato come barriera vivente per l?allenamento alle punizioni di Gaiatto Benito, detto Sputnick (da quando ha fatto perdere le tracce di un pallone che aveva calciato in aria, le cose sono due: o l’ha messo in orbita geostazionaria, o quando ritornerà giù sarà per annunciare l’apocalisse), quel che fu riconsegnato alla madre non bastò nemmeno per il funerale, i resti di Firlin furono sepolti dentro una confezione di Nesquick.
L?allenatore decideva il tuo ruolo semplicemente guardandoti negli occhi, per i difensori, guardava quelli delle teste che avevano sottobraccio.
Per capire quanto avevano sofferto. Apprezzava anche la presenza, al posto delle comuni gambe, di un bel paio di cingoli.
Arrivato il mio turno disse ?Spalti. Tifo. Ma solo sciarpa, con quella faccia ti dovrebbero spiegare anche come funziona una bandiera?.
Mentre stavo per rispondere in maniera sarcastica, e porre così fine alla mia vita terrena, vedo in lontananza i miei amici che mi sorridono e tengono in mano le mie orecchie finte da Signor Spock, e mi fanno cenno di andare con loro. Tutto finito, tutto dimenticato.
Li saluto, sorrido all?allenatore e faccio per andarmene.
Mi giro e, davanti a me, un pallone.
Signori, per quanto pippa, rimango un italiano ed un italiano non può in nessuna maniera resistere all?atavico impulso di calciare qualsiasi cosa di forma anche solo lievemente sferoidale che gli si pari davanti.
Tiro una crocca che nemmeno la cannonata di mezzodì dal gianicolo verso la porta. Piglio pieno il palo, il rimbalzo finisce contro un cingolo di un difensore, prende velocità e becco preciso sulla regione occipitale destra Mazzoleni Guido, che stramazza al suolo. Panico. Terrore. Improvviso desiderio di morte.
Il Mazzoleni si tira su con la memoria completamente azzerata e, ricordando solo l?ultima parola che ha visto prima della botta, si decide, ed è deciso tuttora, di essere un ballerino di Tango.
Io sto scappando dalla fatwha che mi hanno lanciato da allora.
Il calcio fa male.

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