Archivio

Archivio Ottobre 2005

"Custa terra est sa nostra"

28 Ottobre 2005 24 commenti


Siamo dei fortunati, è proprio vero siamo dei fortunati! Abbiamo vinto l’ennesima lotteria. Me li immagino Landolfi e Gasparri mentre infilano i bussolotti dentro una coppa di vetro: “Ci sono tutte le boccie con le regioni?” “No magari la Lombardia non la mettiamo, poi se non funziona chi la sente la Lega”, “Il Lazio??? meglio di no e poi io mi devo guardare le partite e mi dovrei mettere otto decoder in casa, non no meglio di no”, “Sicilia?? che dicono da giù ce lo fanno mettere?? No?? non hanno ancora “sistemato” gli appalti per i ripetitori, va bene”; “LIguria?? No. Veneto?? Ancora la Lega! Ufffff” “Ma se continuiamo così non ce ne rimangono poi molte”. E così infilano due o tre palle nella coppa, due o tre giri come il miglior Blatter ai sorteggi dei Mondiali e finalmente abbiamo le due regioni fortunate: Sardegna e Valle d’Aosta. “Ottimo!! sono quattro gatti e non ci romperanno le palle!”
Quindi abbiamo vinto, insieme ai nostri amici valligianani, la più grande figata della tecnologia odierna: IL DIGITALE TERRESTRE!!!
Il calendario è presto detto: entro il 31 gennaio verranno “spenti” i ripetitori delle città (Sassari, Nuoro, Oristano, Cagliari e forse Olbia) ed entro il 31 giugno tutti gli altri. Avverrà quello che in gergo viene chiamato “swich-off” il segnale analogico (quello che comunemente abbiamo fino ad oggi nelle nostre case) verrà interrotto e sostituito con un canale digitale capace all’interno della stessa frequenza di ospitare fino ad otto canali dove prima ce n’era solo uno (come credo Daniele o Paolo potrebbero spiegare molto meglio di me).
Così avremo l’emozione di fare le “cavie” per gli esperimenti sul fantomatico digitale terrestre, il brivido di sperare di vedere qualcosa dopo il famoso 31 giugno, visto che, per esempio, Trinità d’Agultu risulta già coperta dal segnale (fonte sito internet www.digitaleterrestre.it) peccato che il sito non capisca che, nonostante siamo al soli 30 km. dal ripetitore del monte Limbara, non vediamo un bel nulla a causa della schermatura delle colline che ci coprono per tutto il percorso da Trinità a Tempio.
Pochi giorni fa ho potuto assistere ad uno spettacolo edificante, una nota catena di supermercati “regalava” un decoder (meglio aveva il contributo statale di 90 euro che copriva il prezzo del decoder) semplicemente presentando un documento e la ricevuta del pagamento del canone. Tutti in fila si parlava e si facevano congetture sui collegamenti tra decoder/videoregistratore/televisore e se il vecchio tv della casa al mare avesse una presa scart. Tutti estremamente “felici” di questa novità e della possibilità di poter usufruire del canale mediashopping, per comprare qualche servizio di pentole, o di un utilissimo canale francese o della possibilità di vedere la partita su mediaset premium!
Non voglio passare per retrogrado ma penso che, semplicemente, la tecnologia debba essere una possibilità in più e non una costrizione economica. Vorrei poter scegliere di rimanere ai “banali” RAI 1, 2, 3 e ITA1, CAN5, RETE4 analogici senza essere costretto a spendere 400 euro per dotare di decoder i quattro televisori di casa mia e buttare l’antidiluviano televisorino b/n della cucina che faceva appieno il suo dovere: farmi guardare il telegiornale mentre ceno o facccio colazione. E poi mi fanno incazzare i motivi! Perchè abbiamo il famoso digitale terrestre? Una tecnologia che il resto d’europa ignora bellamente. Uno solo, il solito. L’interesse del solito nano pelato. Salvare Rete 4 dal satellite, guadagnare miliardi (di euro) con le partite di calcio trasmesse su mediaset premium e visibili con le schede prepagate e, dulcis in fundo, vendere un pò di decoder (l’Amstrad, una delle 4 aziende autorizzate alla produzione dei decoder, è di Paolo (Berlusconi non Longarini) il fratello sfigato, ma sempre fratello).
In queste situazioni mi viene quasi voglia di diventare indipendentista!! Sono una massa di pazzi, fanno atti eclatanti: entrano in gommone nel poligono di Capo Teulada durante le eserccitazioni, invadono pacificamente Villa Certosa a Porto Rotondo, manifestano contro i sommergibili nucleari (La Sardegna ha l’80% delle servitù militari di tutta l’Italia), disturbano sempre, duri e puri.
Senza dubbio utopistici, senza dubbio non realisti, ma certe volte mi sento di appoggiarli.
“Custa terra est sa nostra”
“Questa terra è la nostra”

Riferimenti: Gli indipendentisti

Categorie:Senza categoria Tag: , , ,

Commenti & Palle

27 Ottobre 2005 13 commenti

Riceviamo e molto volentieri pubblichiamo il primo post di Patrizio
Bapablo

Intervengo per la prima volta al vostro simpaticissimo Blog. Per prima cosa voglio ringraziare gli autori per come il loro lavoro ha stravolto l’editoria su web, credo che, come me, tutti gli operatori del settore vi debbano essere eternamente grati. Inoltre ritengo che la vostra opera, frutto di lunghissime giornate passate a non fare un cazzo, (non accuso nessuno ma mi pare che Battista abbia dichiarato che l’idea gli è venuta mentre, sono sue parole, NON FACEVA UN GAZZO E PENSAVA), dia a tutti la grande possibilità di proporsi nel campo giornalistico appoggiato da due grandi firme quali (cito in rigoroso ordine alfabetico) Battino e Longarini.
Ora, vero che io non sono riuscito a leggere tutto quello che sia stato scritto in questi primi due mesi di “FATICHE GIORNALISTICHE”, ma già mi ritengo soddisfatto. Infatti il Nuovo Portale per l’informazione su Web, ovvero il BAPABLO, ha dato la possiblità al Ragioniere Scalabrino di informarci sulle offerte tariffarie con le quali una ormai nota società di servizi telefonici cerca quotidianamente di truffarci. Sono felice che siate stati i primi a pubblicare questo scoop e mi auguro che il Ragioniere possa al più presto metterci al corrente di altre situazioni conosciute solamente da lui e dal capo dei servizi segreti.
E’ stato piacevole anche leggere la definizione che la musicista Barbara ha fornito nel parlare di tutti gli ospiti del Blog: “GENTE CHE DI MUSICA NON NE CAPISCE NIENTE, OSSIA VOI!”. Grazie Barbara a nome di tutti.
In uno dei tanti commenti ai vari articoli mi è sembrato di leggere che anche la Giagheddu sta partorendo un pezzo da pubblicare nel vostro servizio ai naviganti…… aspettiamo, le mie giornate hanno sete di scritture da
ricordare nei tempi.
Ma arriviamo al dunque….. sono fiero che il vostro Blog abbia dato inizio ad una storia da scrivere a più mani dove a farla da protagonisti sono i miei testicoli. Mi impegnerò per contattare qualche produttore che possa decidere di farsi onere delle spese di produzione magari per farne una fiction, in fondo si potrebbe creare curiosità intorno al caso e potrei godere un buon ritorno pubblicitario. Mi impegnerò affinchè più persone possano conoscere questa storia offrendo addirittura visite guidate all’oggetto di cui tanto parlare si fa…… Sarà mia premura anche fornirvi qualche riga di mia mano, sperando che possa essere accettata dalla severa commissione.
Ci spero proprio tanto, dato che in fondo si tratta sempre delle mie palle!

Categorie:Senza categoria Tag: ,

Perdere l’amore

24 Ottobre 2005 10 commenti


Eccheccavolo, io non posso mettere un titolo lacrimoso? Cosa pensate, che io non abbia un cuore? Che non soffra, che non mi disperi, che non mi getti anche io sulle lenzuola piangendo come una prefica (per Giovannino: indica una persona che piange quasi per mestiere, non è un sinonimo di “preliminari”)?
No. Non lo faccio, i duri non piangono.
Le lacrime gonfiano il viso e fanno colare il mascara..

Stavo pensando di lasciarle da parecchio tempo. Cavolo, sono un impegno a tempo pieno e mi sono capitate addosso tra capo e collo, costano un sacco di soldi e non puoi nemmeno portarle dove vuoi perchè disturbano parecchie persone, niente cinema, niente ristoranti, non parliamo poi delle case degli amici, specie dove c’erano altri bambini, me le facevano lasciare fuori della porta.
Quindi basta.
Le mollo.

Da giugno ho smesso di fumare.
PORCA MIGNOTTA QUANTO MI MANCANO LE MIE PICCOLINE! Piccole, belle, tutte uguali eppure diverse, le ami incondizionatamente senza badare se, magari, sono brutte o piegate perchè avevi messo il pacchetto in tasca, come fossero bimbe, sai sempre quante ne hai e quante te ne sono rimaste, le ultime sono quelle a cui tieni di più e se qualcuno te le chiede lo guardi come se avesse bestemmiato in chiesa la notte di Natale (un mio amico lo ha fatto per scommessa, avrà anche vinto 30mila lire ma da allora ha una strana tendenza ad attirare fulmini e, guardando una foto di Valentina ha detto “però, niente male questa”. Quindi, come per il wrestling, state attenti a non farlo poichè le conseguenze sono terribili).
Te le ricordi tutte.
La prima sigaretta che ho fumato è stata una Philip Morris Ultra Light che mi ha offerto Federico Gorla seduti sulla scalinata di P.za di Spagna. Vizio di merda, ma preso in una cornice eccezionale. Vuoi mettere con quelli che fumano la prima nei cessi della scuola? Altra classe, non c?è confronto.
Poi ho continuato con le Camel, le Kim alla menta (erano gli anni 80, non fate tanto i superiori), quindi Camel morbide e, infine, il mio grande amore: le Gauloises.
Sono stato fedele alle mie francesine per anni ed anni, loro erano, prima che uno stronzo fetente puzzone e vigliacco burocrate seduto in quel di Strasburgo decidesse di porre dei limiti a nicotina e condensato (come mettere i limiti al cielo, come fermare la selvaggia corsa di un cavallo, come dire a Rocco ?bene, da domani solo film coi vestiti addosso? o come dire “Baggio e Pancev? Sono entrambi giocatori di calcio”) loro, orgogliosamente, erano quanto di più dannoso e cancerogeno si producesse, legalmente, in Europa. Non ti mentivano mai, tanto ti toglievano (i bei vecchi tempi in cui potevi, neanche fossi Superman, fare due rampe di scale in meno di venti minuti) ma tanto ti davano (quell’aroma stantio che ti circondava, l?aria assente, il tutto unito agli occhi semichiusi per il pizzicore da fumo, facevano di te un irresistibile richiamo per le femmine).
Le abbandonai per protesta civile due anni perché prodotte da un popolo di sperimentatori nucleari del cazzo, quindi mi unii al boicottaggio dei prodotti transalpini. Ho calcolato che ho portato, in due anni, un ammanco di cassa nelle finanze francesi di ben 90mila lire.
Nei miei sogni bagnati di giovane attivista politico, è come se avessi bloccato una fotocopiatrice ministeriale facendogli mancare la carta per due, massimo tre mesi. Beccatevi questa, mangiatori di formaggi puzzosi.
Adesso non ci sono più.
Ho smesso per tanti motivi, non ultimo quello che, adesso come adesso, un pacchetto di sigarette costa quanto un televisore LCD.
Mi sono detto, che ci vuole a smettere?
Primo giorno.
Perdindirindina, è facile! Tante storie, quelli che dicono sia difficile sono dei senzapalle.
Secondo giorno.
Acciderboli, deve esserci alta pressione, ho difficoltà a respirare correttamente.
Terzo giorno.
Poffarre! Credo di aver commesso un errore.
Quinto giorno.
Mi ritrovo sempre più spesso ad accarezzare portaceneri.
Settimo giorno.
Camminando per strada maledici quelle teste di cazzo che hanno buttato tutti questi mozziconi dai quali si potevano fare almeno altri due/tre tiri.
Decimo giorno.
Dopo aver scoperto quanto cazzo costano quelli alla nicotina, in bagno ti attacchi sulla schiena tutti i cerotti che hai in casa sperando, almeno, nell’effetto placebo.
Quindicesimo giorno.
Uno sconosciuto di fronte a te si accende una sigaretta, vieni immediatamente posseduto dallo spirito di Jack lo squartatore e lo segui fin sotto casa.
Ventesimo giorno.
Rispondi ?MA CHI CAZZO LO STABILISCE?!?? a tua moglie che, al mattino, ti ha salutato dicendoti buongiorno.
Trentesimo giorno.
Ti accorgi non solo che in televisione fumano tutti, ma anche che trasmettono solo film di Humprey Bogart
Secondo mese.
Piangi come Candy Candy quando gli si era ammalato quel coso, il sorcio bianco e nero.
Terzo mese.
Cazzo, eppure casa è nuova, chi poteva pensare che i lampadari li avessero fatti così poco resistenti? La corda ha retto ma è venuto giù mezzo soffitto.
Quarto mese.
Il sole che sorge è a forma di filtro, gli animali impagliati che vedi nelle case dei tuoi clienti ti parlano, passi le ore a succhiarti il residuo giallognolo che hai sulle dita in cui tenevi la sigaretta e sei convinto che David Sassoli, durante il TG1 delle 20, tiri fuori un pacchetto di Marlboro e se ne fumi una dicendo “Quelli che dicono che fumare fa male sono dei coglioni, perdenti che non scoperebbero neanche con Cicciolina degli anni d?oro, perdenti, falliti”, il lampo rosso che gli vedi nelle pupille ti sembra rassicurante.

Oggi.
Un altro giorno senza fumo.
Questa l?ha detta anche Lapo.

Categorie:Senza categoria Tag: ,

Vignetta della settimana – 8

23 Ottobre 2005 Nessun commento


Dal diavolo.com
Riferimenti: il diavolo ;o)

Categorie:Senza categoria Tag: , ,

Era una notte buia e tempestosa… incipit

21 Ottobre 2005 2 commenti


In questa specie di giornalino di classe che noi stiamo portando avanti vorremmo aprire una nuova (anche se non originalissima) parte: il racconto a due/tre/dieci/diciotto mani.
Ora partiamo con l’incipit e poi ci potrete mandare il “vostro” proseguimento (un massimo di 20/30 righe) al nostro indirizzo ( bapablo@tiscali.it ), il migliore (una volta alla settimana), a nostro insindacabile giudizio, sara’ postato e farà da partenza per altre puntate in una vera storia collettiva.
Se avete voglia partecipate, altrimenti leggete il nostro primo racconto a tante mani…

Era una notte buia e tempestosa…
Tutto intorno era scuro, una pallida luce disegnava a malapena i contorni degli oggetti nella stanza. La testa gli pulsava come se i neuroni contenuti avessero deciso di ampliare il palazzetto dello sport. La mano corse sicura verso l’interruttore.
Niente.
Provò di nuovo. Ancora nulla.
Si mise una mano in tasca e azionò l’accendino.
Il testicolo sinistro smise molto più tardi di fargli male.
Si rimise una mano in tasca, prese l’accendino, LO TIRO’ FUORI e lo azionò.
Era indubbiamente la sua stanza, tutto era quasi al suo posto, tutto era quasi giusto.
Quasi.
Qualcosa non gli tornava. Improvvisamente una voce da dietro la porta.
“Patrì, Patrì, mi sa che stavolta non ne esci tranquillo”

Categorie:Senza categoria Tag: , , ,

La salvaguardia del mio sedere

18 Ottobre 2005 3 commenti


Come titolo non arriva ancora al lirismo poetico di “Falla impazzire a letto” (mangia dei crackers sulle lenzuola), ma sto migliorando.

L’altroieri ho riaccompagnato l’amico Battista all’aeroporto dopo una due giorni in cui ho conosciuto la deliziosa Cinzia.
Ho un pessimo rapporto con tutti i luoghi in cui si parte e si arriva, non perchè odi queste cose, anzi, semplicemente sono dei posti in cui sono presenti dei rappresentanti delle forze dell’ordine.
Io non ho nulla contro polizia e carabinieri, niente nemmeno contro la forestale o vigili del fuoco. Certo, come tutti ho un sano timore verso la finanza ed un odio viscerale verso i vigili urbani, ma tutto entro canoni medi.
Sono loro.
Loro mi odiano.
A mia memoria non ricordo una volta in cui sono andato al porto di Civitavecchia, all’aeroporto, ad una qualsiasi stazione e non sia stato fermato per controlli.
Indipendentemente dal mio aspetto. Intendiamoci, entri in aeroporto con una cintura esageratamente grande contorniata da enormi cilindri ricoperti d’alluminio, mi sembra normale che dopo due passi siano tutti a terra e tre persone armate ti urlano di alzare le mani, vagli a spiegare che avevi paura a mettere in valigia il lardo di colonnata e i salami di zio Ciccio (Piuttosto che farmeli fregare o schiacciare, me li porto addosso, che sarà mai), o se parlando con un amico inizi a fare discorsi sui discutibili rapporti di amicizia che il nostro governo intrattiene con gli stati uniti, non parliamo poi se hai in mano un giornale con caratteri arabeggianti.
Dopo aver salutato Battista, decido di sedermi in una delle sedie di taglio spaziale che ci sono in aeroporto. Sto studiando il klingon quindi tiro fuori dallo zaino delle fotocopie con delle frasi tipo per migliorare la comprensione (“Salve, potrebbe passarmi il sale prima che decida di amputarle il naso da quella orrenda faccia da imbecille che si porta dietro?”, “Sterminare questo villaggio è stato particolarmente appagante”, “AH! i bei tempi in cui le interiora di Ptharg stavano due euro al chilo!”, “la pianti di urlare mentre le massacro il parentado, mi deconcentra”), in quel momento, per motivi che mente umana non è ancora riuscita a spiegare (probabilmente l’università di Berkley ci farà uno studio sopra), lascio che la mente si liberi delle catene che la attanagliano e possa così vagare indisturbata in tutte le dimensioni del pensiero.
In breve, spengo il cervello e, imbambolato, non penso ad un cazzo. Probabilmente anche con il classico filino di bavetta.

Precisazione per l’universo femminile: quando voi ci smarronate l’esistenza con la classica, odiosa, inevitabile domanda “a cosa pensi?” e noi vi rispondiamo un sacrosanto “A niente”, E’ VERO! E’ possibilissimo starsene per meandri personali (beati cazzi propri) e non pensare a nulla.

Dicevo, passato un tempo variabile dai 5 secondi ai 40 minuti, mi si avvicinano due tizi vestiti in maniera improbabile e mi chiedono di alzarmi. Non so quante volte l’abbiano fatto prima che me ne rendessi conto, quando mi astraggo, lo faccio da professionista.
Mi alzo.
“Favorisca i documenti” mi fa uno vestito da capo a piedi della linea fashion victim Monnezza.
Qui commetto il primo errore, rispondo in maniera educata ma equivocabile “E tu chi cazzo saresti?”
“Sarei un poliziotto”
“Impossibile, un vero poliziotto avrebbe detto “Sarebbi”, getta la maschera, conte di Montecristo!” Secondo errore.
Il secondo tizio, finora silenzioso, delicatamente ma con fermezza mi stringe una clavicola, si ferma ad una sublussazione.
Dilettante.
Ultimo e fatale errore: sovrappensiero gli dò la carta d’identità. Normalmente non ci sarebbe nulla di male, miei piccoli amici, se non fosse che è scaduta nel 1994 e che quando si è staccata la mia foto ho sostituito il mio viso con quello di Lenin.
“scusi, mi sono sbagliato”, tento di rimediare.
“No, s’è sbajata tu madre a nun buttatte daa finestra quanno eri regazzino, ma a tutto c’è rimedio”. Il Monnezza si rivela l’accademico della crusca che sembrava.
Gentilmente ma con decisione (Trad. a calci in culo) mi portano in una saletta anonima e spoglia in cui c’è un tavolo, una sedia ed un fantastico specchio sulla parete.
Mi ci getto contro.
“GRISSOM! Non hai nessuna prova contro di me, maledetto!” e continuo con tutto il campionario di pugni e sputazzi.
A quel punto mi si riavvicina il monnezza: “Chi dice che questo mestiere sia avaro di soddisfazioni?” e mi dà la sberla a cinque dita descritta a pagina tre de “Il manuale del perfetto genitore: il primo incontro col ragazzo di tua figlia”.
Ok, forse siamo partiti col piede sbagliato, mi esprimo nel mio miglior sorriso accondiscendente e sguardo da cerbiatto.
In quel momento entra un energumeno grosso quanto l’orizzonte con indosso una maglietta con scritto “DIO, QUANTO AMO IL MIO LAVORO” e chiede “E’ già il momento della perquisizione corporale?”
Oggesuggiuseppemmaria!!
“Fermi! Vi dirò tutto! so tutto! so dovè Bin Laden, chi ha ammazzato Kennedy, la formula segreta della coca cola, perchè se ne è andata la bona dei Ricchi e Poveri, vi dico dove si trova adesso Elvis e vi risolvo pure il quesito della Susi”.
L’energumeno viene accompagnato fuori mentre bofonchia una cosa tipo “non c’è gusto in Italia a mostrare entusiasmo”.
Gli apro il mio zaino e svuoto le tasche.
Zaino: Dizionario Klingon, bloc notes, penna, il Venerdì di tre settimane fa, Sale e Pepe (l’energumeno rientra trepidante salvo uscire di deluso quando gli spiego che l’ho comprato per mia moglie).
Tasche: portafoglio, saila menta, cellulare, metro retrattile (“Certo che devi essere proprio un tipo insicuro, io ho smesso di farlo a 14 anni”) commenta l’accademico.
Accertata la mia non pericolosità, mi lasciano andare al mio destino.
Esco e trovo un vigile vicino alla macchina. “Mi scusi, sono stato trattenuto, me ne vado subito” poi nota la copertina di Sale e Pepe che tenevo in mano: “Prepara il Cuscus come lo fa nonna a Teheran”.
Estrae la pistola e lì capisco che sarà una lunga notte.

Chiaramente, come in tutto quello che scrivo, dovete farne la tara: la verità è che mi fermano davvero ovunque io vada e, naturalmente, anche domenica sera dopo aver accompagnato Battista e, tanti anni fa, fui davvero fermato a Civitavecchia con la carta d’identità scaduta e volevano farmi una perquisizione corporale. Mi salvarono le urla di quello fermato con me che studiava giurisprudenza e si esibì nel più classico dei “non sapete chi avete di fronte”. Non l’ho mai saputo ma nei miei ricordi occupa il posto degli eroi.
Che poi, il problema, come dice Umberto (un mio amico che molti conoscono), non è quello che ti fanno. Il problema è che potrebbe piacerti.
Pensate che ci vorrebbe fare una maglietta.

Riferimenti: Se volete studiare il klingon anche voi

Categorie:Senza categoria Tag: ,

Vignetta della settimana – 7

18 Ottobre 2005 1 commento


Luca e Renzo dal museodellasatira.it
Riferimenti: Museo

Categorie:Senza categoria Tag: , ,

Internet & Imbecilli

14 Ottobre 2005 7 commenti


Internet è un mondo meraviglioso, pieno di tutto e del contrario di tutto. Dove convivono allegramente l’alto e il basso, i capolavori di ogni arte e le più banali opere dell’intelletto umano. Sfogo di ogni fantasia e di ogni interesse. Regno incontrastato di ogni cavolata passi per la testa di un uomo capace di gestire un semplice codice html.
Ogni tanto mi piace perdermi nella rete, surfare liberamente senza meta. Partire da un sito, da una parola, da un link ed andare avanti. A maggior ragione da quando mi si è aperto il mondo dei blog. Leggo blog a caso, pesco dalla home di tiscali blog e vago nel nulla pneumatico che spesso sono i nostri blog. E spesso seguo link indicati su queste pagine. Così ho scoperto questo sito: www.ccsg.it
Ci sono alcune cose che mi fanno particolarmente incazzare: essere disturbato appena sveglio (ho problemi di connessione con la realtà); quando mi si guasta qualcosa (odio dover riprendere qualcosa che ho già), la birra calda e la pizza fredda e la stupidità.
Questi sono semplicemete stupidi.
Il sito del Centro Culturale San Giorgio è gestito da alcuni personaggi in preda ad un delirio mistico. Altro che “teoria del complotto” secondo questi folli esiste, in particolar modo nei campi artistici/media/pubblicità, un movimento che cerca di controllare noi povere “pecorelle smarrite” (il fatto potrebbe essere anche vero ma certamente non nei modi e per i motivi indicati da loro!!).
Si passa da un delirio ad un altro con titoli quali: “Quello che nessuno osa dire al riguardo dei messaggi subliminali” (dove arrivano addirittura a negare l’effetto serra); “I MESSAGGI SUBLIMINALI NELLA MUSICA LEGGERA” (con la solita storia dei messaggi registrati al contrario nelle canzoni, ma essendo tutti in inglese noi poveri “gnoranti” non li afferreremo mai!! e non potremo mai essere preda del maligno); “TECNICHE DI GENOCIDIO” (secondo il quale la tecnica per attuare il genocidio della nostra civiltà è cercare di distruggere la famiglia e di far diventare tutti gay!!); “I messaggi subliminali visivi” (con un’ampia galleria di immagini da fumetti, cinema, pubblicità, dove, secondo la loro fantasia malata, appare ovunque la scritta SEX o sono rappresentati falli di diverso tipo e dimensione).
Ora probabilmente insultando il sito gli faccio un grande favore (tipo Albanese “Non ti sputo che ti lavo”) anche voi potrete andare sul sito e “godervi” le enormi fesserie che questo branco di deficenti riescono a mettere insieme, così da arricchire il loro “counter”, ma se avete dieci minuti da perdere e soprattutto la voglia di inorridire andateci, particolarmente suggerita la sezione messaggi subliminali visivi).
Cmq questo è l’impeto che ho avuto vedendo il sito, e ho voluto comunicarvelo. D’ora in poi segnalerò i siti belli e brutti che troverò in giro nella grande rete e spero in segnalazioni anche da voi. Per condividere percorsi e notti internettiane.
Alla prossima surfata, verso lidi migliori…

Riferimenti: Gli imbecilli

Categorie:Senza categoria Tag: ,

Ho investito un cane. Credo. Forse. Chi può dirlo?

12 Ottobre 2005 2 commenti


Da cosa si stabilisce l’importanza di un paese?
Non paese nel senso di nazione (se fosse quello, la risposta sarebbe facile: dalla forza della sua nazionale di calcio e dal rapporto ingalera/apiedelibero dei suoi politici), ma paese nel senso di paese, paesello, agglomerato urbano che va dai 2 ai 10mila abitanti.
I fattori sono tanti ma uno prevale su tutti: la qualità del matto del villaggio.
Nei paesi è un istituzione forte ed importante quanto quella del sindaco, del capo dei vigili, dell’impiegato del catasto che ti fa saltare la fila se ti serve un documento o della tizia che quando esce dalla doccia passa davanti alla finestra senza accappatoio. Ed è fondamentale averlo buono: se si limita solo ad un abbigliamento stravagante non supera neanche i 16esimi di finale e non aggiunge punteggio al paese, se voglio vedere tizi vestiti in maniera assurda basta che accendo su MTV e, tappandomi il naso, armandomi di secchio, mettendo gli occhiali da sole più scuri che ho, metto su un video dei Gemelli Diversi.
Se il matto canta in continuazione vale almeno gli ottavi.
Se è il prete, come a Trinità, non conta.
Da me, ne abbiamo due.
Siamo un paese invidiato da tutti. Ci partono da Tokio per venire qui.
Uno dirige il traffico dove macchine non ce ne sono, l’altro va in giro in gonna (lui la chiama Kilt, ma è una gonna), chiede a tutti sigarette, la accende e la butta, poi ride e fa marameo a chi gliela ha data.
Il sindaco di Casal Palocco la notte si sveglia urlando se ci pensa, il loro matto, al massimo, grida “forza Inter” durante la messa.
Dilettanti.
Bene, veniamo a me. Me ne stavo calmo e tranquillo ad aspettare che gli automobilisti davanti alla mia micra finissero di discutere in tripla fila delle tette della Arcuri (“Io le trovo un pò giù, come fossero depresse, tu che dici?”), mentre le macchine dietro di me suonavano clacson con melodie intonate al telefonino, quando decido che posso, per una volta in vita mia, commettere un infrazione stradale.
Parentesi. Sono un automobilista disciplinatissimo, non corro, non sorpasso a destra, non ho mai preso multe se non una, UNA, a Verona e per semplice divieto di sosta.
Cazzo ne sapevo che non si poteva parcheggiare davanti all’arena? Un cordiale vigile me lo fece notare “I soliti romani, ma che si parcheggia in Arena?” , “Lo so, signor vigile, volevo parcheggiare sotto casa sua ma sua moglie aveva gente”. Chiusa parentesi.
Decido di uscire dalla fila “Mah, non saprei, certo st’estate erano più toniche” e mi butto a destra.
Geograficamente parlando.
Quasi contemporaneamente sento urla belluine e un tizio che, fregandosene del possibile contagio da tetano, prende a colpi la mia macchina.
“FERMO! ME L’HAI AMMAZZATO! L’HAI PRESO!”
Il tempo si ferma.
Bullet time.

Diventa tutto bianco, appare un nero pelato che mi fa: “Questo è… STRUTTURA”

Scendo dalla macchina e già intorno a me si era formata una folla di persone che chiedeva la mia pelle, in alternativa, un organo interno anche di importanza relativa come, che so, il duodeno. Uno di loro brandiva un cappio.
Riconosco l’urlatore, è Osvaldo, il matto vigile.
Si avventa su di me e, dopo due pugni con forza inesistente, butta la testa sulla mia spalla, abbracciandomi. Improvvisamente ho la sensazione di essere seduto al ristorante “La discarica” mentre mi rovesciano addosso una damigiana di Mururoa D.O.C. del 2001.
E’ il momento di prendere in mano la situazione. Prendo Osvaldo, gentilmente lo scaravento a dieci metri da me e tiro fuori il mio sguardo più cazzuto. Due ragazze vicine sospirano, una signora sviene, l’assessore comunale alla cultura mi si avvinghia alla gamba pregandomi di farlo mio.
Clint, non sei nessuno.
Mi abbasso per guardare sotto la macchina.
Niente.
Giro intorno alla micra. Non trattandosi della cadillac di Snoop Dog, faccio presto.
Niente.
“Ma non c’è un cazzo”. Tutti abbiamo la nostra croce, la capacità di sintesi è la mia. Quella ed un magnetismo animale fuori misura.
Tutti i presenti controllano e ricontrollano non trovando assolutamente niente. “E’ vero, non c’è un cazzo” fa un signore vicino a me.
Osmosi, non c’è dubbio.
Mi giro verso Osvaldo che ancora è in lacrime, si alza, si avvicina alla macchina e, inginocchiandosi vicino ad una delle gomme fa: “è morto, vero?”
“il copertone?” gli rispondo.
“IL MIO CANE!” urla lui.
La ventina di persone riunita intorno a noi si guarda vicendevolmente, nessuno escluso, dunque, venti persone che guardano almeno una volta tutti gli altri fa, due per due quattro, fratto venti, diviso quaranta occhi….
Un sacco di teste si voltano e chiudiamola qui.
“Quale cazzo di cane?”. Ve l’avevo detto, è la mia condanna.
“ZITTO!”
Iddio mi fulmini se interrompo questo momento drammatico con qualche commento fuori luogo tipo “trullallero trullallà ma che cazzo stamo a fà”.
“HAI SENTITO? HA ABBAIATO! FORSE IL MIO CANE E’ ANCORA VIVO!”
“Osvà, immagino che commenti tipo “quale cane” siano da considerarsi futili e frivoli, vero?”
Nel frattempo un vigile, uno vero, si avvicina: “mi rendo conto che interrompere un momento con un livello di pathos come questo con idiozie tipo la circolazione del traffico è quantomeno disdicevole, ma avrebbe la cortesia di togliere la macchina da mezzo? Guardi che se mi sforzo riesco a trovare un motivo per farle la multa, “incidente invisibile” non me lo passerebbero ma sull’occultamento di cadavere non ci piove”.
Per una simile occasione non potevo chiedere altro, parete grande, pennello grande, situazione assurda, vigile idiota. E’ un assioma. Qualsiasi cosa voglia dire assioma. E’ una di quelle parole che non significa un cazzo ma che se metti in un discorso puoi fare il fico, tanto nessuno sa cosa significhi, tipo “dittongo”. A meno che uno non dica “ieri hanno fatto una puntata di Superquark sui Dittonghi, sono carinissimi con quel becco a papera”.
Comunque, Osvaldo raccoglie da terra il suo cane invisibile e corre, direzione tramonto.
In paese ci conosciamo tutti e le notizie girano alquanto velocemente (prima che Rosanna scartasse il test di gravidanza, c’era già gente che entrava in negozio per farmi gli auguri) e mi si trovo vicino il mio assicuratore che, con la sua migliore faccia da poker ed in mano il CID mi fa “hai idea di quanto ti aumenterà il premio adesso?”.

Categorie:Senza categoria Tag: , , , ,

Vignetta della settimana – 6

9 Ottobre 2005 Nessun commento


Barbara bis, lei mi ha inviato questa vignetta dal sito bastardidentro.it
Riferimenti: bastardidentro.it

Categorie:Senza categoria Tag: , ,